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Inchiesta |
Scoppiare di salute (2ª parte) |
| Dentro la sanità pubblica
e privata |
| Per identificare quali siano i reali problemi della sanità
lombarda dopo la riforma, abbiamo intervistato tre primari ospedalieri:
due di essi lavorano in importanti strutture private e il terzo in
un grande nosocomio pubblico. Abbiamo deciso di proteggere tutti come
fonte anonima, per evitare possibili conseguenze negative e permettere
loro di risponderci in assoluta libertà. Le domande hanno riguardato
i temi affrontati nel corso della prima parte dell’inchiesta
(1), in primo luogo le conseguenze dell’aziendalizzazione del
Sistema sanitario nazionale, pubblico e privato, e in particolare
quali rischi comporti il sistema dei rimborsi a prestazione basato
sui DRG; secondariamente, come si spiega l’esplosione di truffe
al Sistema sanitario regionale, e come siano possibili episodi di
macelleria medica come quelli sbandierati a gran voce su giornali
e televisioni. «Oggi in televisione e alla radio ho sentito le dichiarazioni
dei pazienti all’apertura del processo e mi sono chiesto: ma
dicono la verità o sono stati imbeccati ad arte? E che rapporto
avevano con il medico che li ha operati?» Questa affermazione
non proviene da un medico della Santa Rita, ma dal ‘nostro’
primario che lavora nel settore pubblico. «Un paziente affermava
di avere subito una resezione del polmone, che definiva inutile visto
che gli esami effettuati non avevano evidenziato malignità.
Ma certi distretti dell’organismo non sono facilmente indagabili,
come appunto il polmone o, per parlare dei casi di cui mi occupo,
l’intestino. Gli esami che si possono effettuare a livello preliminare
spesso non danno risultati conclusivi e perciò l’intervento
chirurgico può essere fortemente consigliabile. La cosa fondamentale,
in questi casi, è informare il paziente in modo esaustivo circa
la sua situazione e chiarire quali siano le varie alternative terapeutiche,
sapendo che in medicina ci sono molte zone grigie, e i comportamenti
da attuare non sono standardizzabili, nonostante esistano, e per fortuna,
linee guida e protocolli, non applicabili però a tutti i casi
indifferentemente» . Il personale della Santa Rita ha un blog (4), che raccoglie sfoghi
e testimonianze di medici onesti, personale infermieristico, pazienti,
semplici cittadini, insieme ad articoli apparsi su stampa e web e
alla corrispondenza della clinica con l’Ordine dei medici in
relazione allo scandalo. È una lettura istruttiva, perché
oltre all’indignazione (sacrosanta) per l’accaduto fa
sorgere numerose domande a cui si dovrebbe rispondere, e le domande
non sono quelle che ci si aspetterebbe. Per esempio, viene riportata
una notizia Ansa del 10 ottobre 2008 secondo la quale la direzione
generale della Asl di Milano sapeva fin dal 26 settembre 2007 (dieci
mesi prima dello scoppio dello scandalo), attraverso la relazione
di una commissione costituita ad hoc da medici interni e specialisti
di parte esterni alla Santa Rita, delle presunte irregolarità
commesse dal dottor Pier Paolo Brega Massone, ex primario di chirurgia
toracica. Dice l’articolo: “Medici, infermieri, fisioterapisti
e altri dipendenti si chiedono perché la Asl non abbia sospeso
con l’Ordine dei medici l’attività di Brega Massone,
quando il rischio per la salute pubblica era già stato ampiamente
documentato e verificato dalla commissione. Per dimostrare la fondatezza
delle loro affermazioni, i sanitari hanno fornito all’Ansa un
documento protocollato (pubblico ma non diffuso dai media) della Asl
città di Milano, che è poi il testo della relazione
in cui vengono rilevate le irregolarità”. A seguito delle
conclusioni della relazione, l’amministrazione della Santa Rita
ha licenziato in tronco il primario, che dunque non lavorava più
nella struttura dal settembre 2007. Il personale dell’ospedale,
e noi con loro, si chiede: perché la ASL lo ha lasciato continuare
la sua attività presso un’altra struttura (la clinica
San Carlo, anch’essa indagata dal gennaio 2007 per truffa al
Sistema sanitario regionale con cartelle gonfiate per un milione di
euro)? Perché nel mese di luglio 2008, a un anno di distanza,
ha revocato la convenzione e chiuso tutto l’ospedale, non solo
il reparto incriminato, in cui comunque non operava più il
presunto responsabile delle irregolarità? Perché il
trattamento riservato alla Santa Rita è così diverso
da quello che la Asl ha reputato necessario applicare in casi analoghi?
Milano, 15 giugno 2008. Le Fiamme gialle effettuano un blitz all’ospedale Policlinico San Donato nell’ambito delle indagini sulle truffe in materia di rimborsi di prestazioni sanitarie da parte di cliniche private. Risultato: 24 avvisi di garanzia e due milioni di euro sequestrati. Indagato eccellente è il proprietario della struttura, Giuseppe Rotelli, definito dai media “il re delle cliniche private” lombarde per aver rilevato da Antonino Ligresti gli ospedali Galeazzi (già nel 1997 alla ribalta per lo scoppio di una camera iperbarica con undici morti), Madonnina e Città di Milano. L’acquisto ha portato a 18 le strutture sanitarie di sua proprietà, e le possiede quasi per intero, a parte una piccolissima quota di minoranza di UBS Fiduciaria, una società della famosa, e in questi tempi bui gravemente malversata, banca elvetica. A Rotelli le cliniche fruttano almeno 700 milioni di euro l’anno in termini di ricavi, la società che le possiede non è gravata da debiti e ha in attivo un rilevante patrimonio immobiliare che ne moltiplica il valore. Ma Giuseppe Rotelli, oltre a essere un importante imprenditore della sanità, è anche un membro dei salotti buoni, e non solo milanesi: ha infatti un debole per l’editoria e possiede il 12% del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera (per comprendere la rilevanza della sua partecipazione in RCS basti pensare che il gruppo Fiat ne possiede solo il 10%); detiene inoltre una partecipazione minoritaria in Eurovision, holding che controlla i canali televisivi Telelombardia, Antenna 3 e Canale 6. Due volte presidente del Comitato regionale della regione Lombardia per la programmazione sanitaria, è tra gli estensori del Piano ospedaliero regionale approvato nel 1974 e ha partecipato alla redazione di molte leggi in materia di sanità. A partire dal 1984 ha coordinato il gruppo di lavoro delle quattro università lombarde che ha portato alla redazione del primo progetto di Piano sanitario della regione Lombardia. Dal 1980 al 1993 ha ricoperto la carica di presidente dell’Istituto per la Scienza dell’amministrazione pubblica (ISAP), e nel 1993 è stato chiamato dalla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Milano a ricoprire la cattedra di Organizzazione e legislazione sanitaria. Per rendere un’idea della rilevanza del soggetto, sconosciuto al grande pubblico, diremo solo che ha una pagina tutta sua (e molto edificante) su Wikipedia: niente a che vedere dunque con il famigerato notaio Pipitone, piccolo ma cattivissimo proprietario della ‘clinica degli orrori’. Insieme a Giuseppe Rotelli sono indagati 4 dirigenti e 19 medici del Policlinico San Donato, tutti accusati a vario titolo di falso ideologico e truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, e lo stesso ospedale è iscritto nel fascicolo di indagine per la responsabilità amministrativa degli enti. Secondo quanto emerge dall'inchiesta condotta dal pm Sandro Raimondi, i professionisti avrebbero attestato sulle cartelle cliniche fatti e situazioni non rispondenti al vero allo scopo di procurarsi un indebito rimborso da parte della regione per gli anni 2004, 2005 e 2006. In numerosissimi controlli effettuati il DRG è stato classificato in maniera inesatta, permettendo alla struttura di incassare 2,4 milioni di euro invece dei regolari 346mila. Capitava per esempio che i medici scrivessero nella diagnosi di aver riscontrato “altri tumori maligni della cute del tronco, eccetto lo scroto” quando l’esame istologico dichiarava “dermatite cronica cute torace”, tutto perché gli interventi chirurgici per neoplasie maligne sono rimborsati al di fuori del tetto annuale di budget assegnato alle strutture. Inoltre, sono stati prodotti molti DRG relativi ad “asportazioni radicali di organi e tessuti”, interventi molto ben pagati nei quali vengono riscontrate parecchie (remunerative) complicazioni. In conclusione, per l’accusa “le degenze paiono più correlabili a un più favorevole rimborso economico che verso esigenze specifiche di cura del singolo assistito”. Ora, medici onesti, infermieri e tutto il personale della Santa Rita si chiede (e noi, di nuovo, con loro): come mai i 19 medici del Policlinico San Donato sono solo indagati e non agli arresti e sospesi dal loro ruolo fino a tempo da stabilire? Perché i reparti interessati non sono stati chiusi? Perché non c’è un attacco mediatico alla struttura? Perché, a parità di accuse, non sono stati sospesi gli accreditamenti della regione? Scrive Fabio Glavina, cardiologo alla Santa Rita: “Alcuni mesi fa furono aperte inchieste su un famoso cardiochirurgo che, si ipotizza, abbia impiantato valvole cardiache su persone sane e su un famoso urologo a cui hanno perfino sparato di recente (innocenti fino a prova contraria). Eppure quei due ospedali non sono stati chiusi, nemmeno i reparti incriminati, e i medici ancora oggi lavorano e operano: due giustizie dunque. Perché? Il dottor Brega non lavora più qui dal settembre 2007. Le cifre contestate alla clinica sono le più basse di tutte quelle nell’occhio del ciclone (basta leggere l’inchiesta di Panorama). Perché chiudono solo noi? Per gli altri il rischio della reiterazione del reato non sussiste? La realtà è che si stanno muovendo forze che vanno oltre la semplice giustizia, delle quali io personalmente ho paura”. Ma quali forze? Dopo tutto questo tam tam non solo mediatico (chiusura,
revoca della convenzione con la regione, riapertura, ri-attribuzione
della convenzione), le quotazioni economiche della Santa Rita sono
scese drasticamente e il proprietario, che ha patteggiato una pena
di 4 anni e 4 mesi di reclusione, è anziano: forse, dopo questa
batosta, non se la sentirà più di governare una clinica,
e chissà che non ci sia qualcuno pronto a rilevare la sua proprietà
a prezzi di saldo. L’ipotesi non è campata in aria, tutt’altro.
Il comparto sanitario assorbe più del 90% delle risorse a disposizione
della regione, e fa gola a molti; non solo, se si analizza la geografia
delle cliniche accreditate, si scopre che poche società posseggono
molti degli ospedali in oggetto, indizio che il settore si presta
a economie di scala: più strutture si posseggono, meglio possono
essere ottimizzati gli investimenti. A questo punto, l’acquisto
di un istituto di cura come la Santa Rita che - reparti incriminati
a parte - ha diverse unità cliniche d’eccellenza o quasi,
è appetibile per molti dei gruppi ospedalieri operanti in regione.
Tra parentesi, a suggerire che a pensar male si fa peccato ma spesso
ci si azzecca, non si riesce a capire quale sia stata la causa scatenante
le indagini: non un normale controllo a campione, non la relazione
interna della Santa Rita, ma - così si è detto - le
denuncie di alcuni pazienti oppure una soffiata anonima. Denuncie
o soffiata molto utili per un eventuale compratore, e ben amplificate
da stampa e televisioni, anzi, amplificate come mai era successo in
precedenza, a suon di particolari raccapriccianti che hanno portato
la vicenda al processo in un lampo (altra stranezza, almeno in Italia).
D’altro canto, criminalizzare sui media Pipitone è senz’altro
più facile che criminalizzare chi, come Rotelli, possiede una
bella quota del più importante quotidiano nazionale (Corsera
viene distribuito gratuitamente in tutti gli ospedali del Gruppo ospedaliero
San Donato), frequenta i salotti buoni, è titolare di cattedre
universitarie e ha amicizie politiche e finanziarie prestigiose. Il
‘re delle cliniche’ - sia detto per inciso - si è
affrettato a dichiarare che, nel caso venissero accertate le irregolarità
(e si dice sicuro del contrario), le responsabilità possono
essere unicamente di quei medici che hanno diagnosticato il falso
e compilato DRG adulterati, non certo sue. Suoi, sono solo i profitti.
Dunque, lui che c’entra? Ma in ottica strettamente aziendale, se i rimborsi pubblici avvengono
sulla base delle prestazioni effettuate, è assolutamente logico
e consistente remunerare anche i medici con lo stesso metodo, certo
per una cifra ridotta della quota relativa alla copertura dei costi
fissi e del (giusto?) profitto dell’imprenditore sanitario.
Cerchiamo di chiarire meglio: il proprietario di un ospedale privato,
a differenza di chi gestisce strutture pubbliche - che possono beneficiare
del ripianamento di eventuali buchi di bilancio da parte della regione
- è nella stessa situazione del proprietario di una fabbrica
di automobili. Non ha nessuna certezza circa il valore dei rimborsi
che riuscirà a ottenere (il numero di macchine che riuscirà
a vendere per ogni modello), mentre sostiene tutta una serie di costi
strutturali (sale operatorie, macchinari, personale infermieristico
eccetera). Visto che il medico è nella posizione analoga a
quella del rivenditore d’auto di una concessionaria, anzi, in
una posizione molto più forte - perché è lui
che decide il modello (la terapia) che meglio si confà al cliente
(il paziente) - remunerarlo sulla base delle auto vendute è
sicuramente un modo per orientarlo al profitto (suo e dell’imprenditore),
e nello stesso tempo azzera il rischio di pagarlo più di quel
che rende. Se qualche furbetto poi vende (per errore o dolosamente)
la macchina sbagliata, non sarà mica colpa del produttore!
Semplice e letale. Santa Rita, San Carlo, San Donato: è quasi certo che i medici pagheranno, e alcuni di loro sono stati messi alla gogna prima ancora di essere giudicati colpevoli da una sentenza della magistratura (in fondo, la firma sotto la cartella clinica è indubitabilmente loro). Quanto agli altri, gli imprenditori e i politici, di quali colpe si sono macchiati, in effetti? Volere il denaro, il potere, il successo? Volerne un po’ di più? D’accordo, il sistema qualche volta partorisce mostri, ma la Sanità lombarda resta la migliore d’Italia e, in alcuni distretti d’eccellenza, si colloca fra le migliori del mondo. Su questo, sono tutti d’accordo. E che nessuno si azzardi a criticare. Giovanna Baer
(1) vedi Scoppiare
di salute di Giovanna Baer PaginaUno n°. 10/2008 |
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È uscito il numero 18
giugno / settembre 2010
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