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dicembre 2011- gennaio 2012
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Vocabolario
storico |
| Santo subito (2ª
parte) di Nicola Loda |
(Paginauno n. 11, febbraio - marzo 2009) QUI la prima parte dell'articolo |
| Santi
e beati: politica e convenienze dietro i processi di canonizzazione |
|
Nel numero precedente avevamo cominciato a trattare uno dei casi più eclatanti di ‘santità istantanea’: la beatificazione di Agnese Bojaxhiu di Skopje, “l’artista un tempo conosciuta come Madre Teresa di Calcutta”, per citare l’irriverente definizione di Christopher Hitchens. E proprio attraverso le testimonianze da lui raccolte nel libro La posizione della missionaria prosegue il nostro viaggio nella comprensione di ciò che la Chiesa cattolica considera ‘santo’. Prendiamo la testimonianza del dottor Robin Fox – direttore di The Lancet, una delle più importanti riviste mediche del mondo – in visita a Madre Teresa nel suo centro di Calcutta, anno 1994: “Ci sono dei medici che si fanno vivi di quando in quando, ma di solito le suore e i volontari (alcuni dei quali possiedono qualche rudimento di medicina) prendono le decisioni come meglio possono. Ho visto un giovane che era stato accolto in brutte condizioni con febbre alta: gli erano stati prescritti tetraciclina e paracetamolo. Successivamente, un medico venuto in visita gli aveva diagnosticato una sospetta malaria sostituendo quei farmaci con la clorochina. Qualcuno non avrebbe potuto dare un’occhiata a un campione di sangue? Gli esami, mi è stato detto, sono raramente permessi. E perché allora non usare semplici algoritmi che potrebbero aiutare le suore e i volontari a distinguere tra curabili e incurabili? Ancora una volta, no. Gli approcci sistematici come questi sono estranei all’etica della Casa. Alla pianificazione Madre Teresa preferisce la provvidenza; le sue regole sono intese a prevenire qualsiasi inclinazione verso il materialismo: le suore devono rimanere sullo stesso piano dei poveri. [...] Infine, che competenza hanno le suore nel trattamento del dolore? Data la brevità della mia visita, non sono riuscito a giudicare l’efficacia del loro approccio spirituale, ma la notizia che la farmacopea non comprendeva nessun analgesico forte mi ha turbato. Insieme alla negligenza delle diagnosi, la mancanza di analgesici efficaci contraddistingue nettamente i metodi di Madre Teresa dalle dinamiche degli ospizi”. Questa la descrizione della Casa dei Moribondi, uno dei centri principali dell’Ordine. Nonostante i flussi ininterrotti di denaro sotto forma di donazioni, Madre Teresa preferiva mantenere i suoi poveri nell’austerità e nella sofferenza fino alla fine; invece di costruire case di cura decorose preferiva allestire un centro improvvisato e inefficiente, che avrebbe rischiato denunce e proteste se fosse stato diretto da qualsiasi altra organizzazione. Lo scopo era quello di istituire un culto basato sulla morte, la sofferenza e la sottomissione. In un’intervista, dopo aver descritto l’incontro con una persona malata di cancro all’ultimo stadio – straziata da fortissimi dolori – Madre Teresa rivelò di aver confortato quel paziente con queste parole: «Stai soffrendo come Cristo sulla Croce. Perciò sicuramente Gesù ti sta baciando». Poi riferì la risposta del sofferente: «Allora, per favore, digli di smettere di baciarmi». Quando toccò a lei, però, essere baciata da Gesù, preferì evitare di condividere l’esperienza vissuta sulla croce dal suo Dio, curando gli acciacchi della vecchiaia in cliniche di lusso. Non le mancavano gli sponsor: fra i tanti
volenterosi che aiutarono le sue missioni spicca un nome interessante,
quello di Charles Keating. Keating fu condannato a una pena di dieci
anni per la parte avuta nello scandalo della Lincoln Savings &
Loan, una delle più grandi truffe ai danni dei risparmiatori
della storia americana. Fondamentalista cattolico conservatore, al
culmine del suo successo fece donazioni a Madre Teresa per 1,25 milioni
di dollari, prestandole anche il suo jet privato. In cambio la suora
gli permise di sfruttare il proprio prestigio e gli donò un
crocifisso personalizzato da cui Keating non si separava mai. Nel
1992, dopo un crack finanziario da 160 miliardi di dollari (124 dei
quali pagati dai contribuenti americani), Keating fu processato e
condannato al massimo della pena. Durante lo svolgimento delprocesso,
Madre Teresa scrisse al giudice Lance Ito, a capo della corte giudicante,
chiedendo clemenza per il suo benefattore: “Io non so nulla
dell’attività e degli affari di Mr. Keating, né
delle questioni di cui lei si sta occupando. So solo che egli è
sempre stato gentile e generoso con i poveri di Dio, e sempre pronto
ad aiutare ogni volta che ce n’era bisogno. Proprio per questo
motivo non voglio dimenticarlo ora che lui e la sua famiglia stanno
soffrendo. Gesù ha detto: «Tutto quello che fate al più
piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me». Mr. Keating
ha fatto molto per aiutare i poveri, ed è questo il motivo
per cui le scrivo intercedendo per lui”. Madre Teresa soleva stringere legami con i peggiori criminali della sua epoca, scelti all’interno della scena politica mondiale: Menghistu, Duvalier, Reagan. Visitò il Nicaragua durante la guerra che la Cia, attraverso i Contras, combatteva contro il governo sandinista, criticando il movimento rivoluzionario e tacendo sulle squadre della morte: «Tutto era pacifico nelle parti del Paese che visitammo. Io non mi lascio coinvolgere in quel genere di politica». La stessa linea seguita dal suo superiore, papa Giovanni Paolo II, contestato duramente dalla folla nella sua visita a Managua, dove umiliò pubblicamente il prete-ministro Ernesto Cardenal e promosse a cardinale l’arcivescovo di destra Miguel Obando y Bravo, stipendiato dagli assassini della Cia. Perché Madre Teresa fu anche uno dei più
efficaci strumenti della politica reazionaria di papa Giovanni Paolo
II. La sua devozione ai dogmi tradizionali, il suo ascetismo ostentato
e le sue opere di carità la rendevano un esempio utile da contrapporre
ai movimenti che, dall’interno, chiedevano un rinnovamento della
Chiesa. Alla teologia della Liberazione il papa polacco opponeva una
Madre Teresa conciliante che invitava i sopravvissuti del disastro
di Bhopal a perdonare. Morta nel 1997, beatificata nel 2003 e ora
in attesa di canonizzazione, essa fu il fiore all’occhiello
della fabbrica di santi (ben 483!) messa in piedi da Wojtyla –
con evidenti scopi politici – accanto a personaggi quali il
reazionario monsignore Josemaría Escrivá de Balaguer,
fondatore dell’Opus Dei, e il cardinale croato Alojzije Viktor
Stepinac, che soleva apparire pubblicamente accanto ad alti esponenti
nazisti e ùstascia e che sostenne apertamente il regime fascista
croato. Purtroppo Wojtyla non trovò il tempo per occuparsi
dell’arcivescovo Óscar Romero, assassinato da una squadra
della morte a San Salvador. Giovanni Paolo II si è limitato
a definire l’accaduto un fatto “tragico”. Curiosamente,
appena qualche settimana prima dell’omicidio, alti funzionari
del partito Arena – il braccio politico delle squadre della
morte – inviarono una delegazione in Vaticano per protestare
in merito alle affermazioni pubbliche di Romero: osava parlare in
nome dei poveri e denunciare le violenze della dittatura! Il popolo
salvadoregno chiede a gran voce la santificazione di Romero, tuttavia
Giovanni Paolo II ha tentato di bandire qualunque discussione in merito
per cinquant’anni. Ora la pressione popolare da El Salvador
sembra aver costretto il Vaticano a ridurre il veto a venticinque
anni.
QUI la prima parte dell'articolo
Altri articoli sull'argomento: La
vocazione finanziaria del Vaticano di Erica Gramaglia,
Paginauno n. 11/2009 E tu chiamale
Onlus di Giorgio Morale, Paginauno n. 15/2009 La
ricca economia della carcerazione di Giovanna Cracco,
Paginauno n. 14/2009
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