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dicembre 2011- gennaio 2012
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Sotto i ri(f)lettori |
| Esorcismi letterari di Luciana Viarengo |
| Recensione
di Roma senza papa, Guido Morselli |
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Tuttavia, agli scettici che non confidano nella
veridicità delle profezie, ma soprattutto a coloro i quali
sentono infiacchirsi, giorno dopo giorno, la speranza di poter vivere
in uno Stato laico, di veder rispettata la libertà di pensiero,
di poter godere di leggi libertarie che diano a tutti una possibilità
di scelta avendo ben chiara la differenza fra diritti, doveri e possibilità,
è dedicata la lettura di Roma senza papa di Guido Morselli:
profezia di tutt’altro tenore, prezioso antidoto sotto forma
di divertissement all’incombere di tempi bui. Roma senza papa è un romanzo ambientato nel
futuro, un futuro per noi già passato giacché, come
il sottotitolo recita, si tratta di Cronache romane di fine secolo
ventesimo. La stesura del libro avvenne a metà degli
anni ’60, epoca in cui si concluse il Concilio Vaticano II avviato
da Giovanni XXIII nel 1959 e proseguito dal suo successore Paolo VI:
un momento di importanza estrema nella vita del mondo cattolico, in
occasione del quale la Chiesa dimostrò una inusitata apertura
verso il proprio gregge, assurto al ruolo di comprimario, e una disponibilità
nuova – e mai ripetuta – a sintonizzarsi sui cambiamenti
sociali, in un clima di rinnovamento che già vedeva, profilate
all’orizzonte, le nubi del temporale sessantottino. Il celibato degli ecclesiastici è stato ormai
abolito e il loro nuovo status di mariti è ben visto dai fedeli
di tutta Europa, ma non del tutto in Italia, dove il canzonatorio
“fijo de prete” costituisce ancora un insulto fra i ragazzini.
Lo stesso papa è concupito da una teosofa indiana, autrice
di uno studio monumentale sul neoplatonismo e su come abbia influenzato
la mistica orientale. Ma a contenderle l’attenzione di Giovanni
XXIV c’è anche la presidentessa degli Stati Uniti, Jacqueline
Kennedy (in fondo, per la candidatura di una ex first lady, Morselli
ha solo sbagliato marito, per ovvie ragioni) che rivela i propri sentimenti
dalle pagine del Time. D’altro canto, ci porta a riflettere la Chiesa
del duemila morselliano, “le vie del Progresso coincidono con
quelle della Provvidenza, inutile e dannoso tirarsi da parte, per
poi accodarsi ultimi. […] Incanalare i fenomeni sociali, non
ignorarli o combatterli, questa è sapienza cristiana, non l’intransigenza
velleitaria. […] L’Oriente, dove l’oppio e la canapa
indiana fanno parte dell’alimentazione comune da duemila anni,
possiede pure quel profondo senso del divino che in Occidente abbiamo
perso da un pezzo […] Sarà un caso ma in Inghilterra,
con un 60 per cento della popolazione che ha sostituito il GR6 nelle
sigarette alla nicotina, c’è un diffuso revival della
fede. Il cattolicesimo ne è il primo beneficiario”. Sul piano internazionale l’Urss brucia le
tappe perché “il cattolicesimo ufficiale non ha atteso
di avere un seggio permanente all’Onu per essere una grande
potenza, e i sovietici recuperano il tempo che gli ci è voluto
per accorgersene” firmando un concordato con la Santa Sede per
strapparla all’”abbraccio mortale” degli USA, mentre
in Italia “l’iniziativa dei comunisti è in declino.
La propaganda divaga, la linea si è fatta attendistica e riformistica.
In sede parlamentare si appoggia abilmente il governo, sia contro
la scuola laica sia contro il divorzio”. L’Unità,
infatti, si dedica quasi per intero a programmare il tempo libero
dei lettori e a commentare il campionato di calcio. Proprio quest’ultimo
è il motore dell’unico afflato di rivolta sociale sfiorata
negli anni ‘70: contro il governo deciso a “deprofessionalizzare”
i calciatori e a ridurre i loro compensi del 60 per cento. Ma in Italia non è certo lo spirito creativo
imprenditoriale a venire meno in tempi di congiuntura: il benessere
economico nazionale si mantiene a livelli europei grazie al “mignottismo”.
Una pratica talmente scoperta e aggressiva da costringere le autorità
a mobilitare i tutori dell’ordine a difesa dei turisti. Ma l’interrogativo
“ chi custodisce i custodi?” è storia risaputa.
“Da quando l’Italia ha chiuso altiforni e officine per
dedicarsi a quest’unica industria congeniale, il turismo si
è ingigantito[…] Si opina che le mignottelle romane siano
sovvenzionate (come i banditi sardi) dagli albergatori”. La visione paradossale che Roma senza papa offre
al lettore reca in sé, se non la condanna, la messa in luce
delle debolezze che potrebbero minare, come ogni potere temporale,
anche l’immenso potere ecclesiastico. Debolezze alle quali l’orientamento
degli ultimi anni, con la virata conservatrice imposta, intende porre
rimedio. Anche se, come sostiene un sorridente Giovanni XXIV, “Dio
non è prete”.
(1) Eterni fedeli, di Luciana Viarengo, PaginaUno n. 7/2008
Roma senza papa, Guido Morselli, Adelphi Edizioni, 1992 |