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Press |
| Parità
e disparità |
| di
Felice Accame
Secondo Arnaldo Benini, autore di un saggio dal titolo Che cosa sono io (Garzanti, Milano 2009), in America, avrebbero trovato un modo sicuro per individuare quelli di sinistra distinguendoli da quelli di destra. I primi – risonanza magnetica alla mano – reagirebbero a “situazioni nuove o conflittuali con un’attività elettrica molto intensa e variabile nella parte anteriore della corteccia cingolata” – che è una parte della corteccia della fronte. Nei secondi, invece, la risposta elettrica tenderebbe a “rimanere normale, come se essi fossero meno predisposti ad affrontare condizioni di conflitto”. Io preferisco ancora mezzi più artigianali:
l’osservazione dei comportamenti altrui, le argomentazioni che
costoro sostengono, i valori che adottano, la funzione sociale che svolgono. Nelle pagine della rivista PaginaUno, nel numero 12
di aprile e maggio di quest’anno, Erika Gramaglia pubblica Dis-parità
scolastica, un articolo molto critico nei confronti delle innovazioni
volute dalla signora Gelmini, ministro della Pubblica istruzione, articolo
che, il 19 novembre scorso, in concomitanza con la ricomparsa di un
movimento studentesco di opposizione in alcune piazze italiane, PaginaUno
ripropone sul proprio sito internet. L’anno scorso ero rimasto sconcertato dal caso
Galimberti – un piccolo vaso di Pandora da intellettuali. Professore
qui e professore là, filosofo e psicoanalista, docente di antropologia
culturale, di filosofia della storia e fin di filosofia morale –
una materia cui deve aver dato giusto non più di una scorsa –
osannato autore di libri di successo, Umberto Galimberti fu pubblicamente
svergognato per aver copiato pagine di Giulia Sissa, una ricercatrice
di storia antica. Provò anche a difendersi con risultati sempre
più indecorosi: prima disse che si trattava di una recensione
“rielaborata” e inserita nel testo del suo libro, poi ebbe
anche la sfacciataggine di sostenere che “in ogni rielaborazione”
– categoria che nel suo caso va intesa come mera “copiatura”
– ci sarebbe “uno scatto di novità”. Ma in
quel caso la novità – l’unica novità –
evidente, era l’autore. Tanto fece il Galimberti che, invece di
rincuorare i suoi fan zittendo le malelingue, di sue scopiazzature ne
saltarono fuori altre – compresa una per la quale il tribunale
di Roma, nel maggio del 2006, l’aveva condannato per plagio. Paradossalmente, il caso Caliceti induce a riflettere sul senso delle argomentazioni copiate. A nessuno di costoro – lo dico generalizzando, visto che Caliceti entra di diritto in una buona compagnia – può venire in mente che quella cultura del ministro Gelmini cui tanto dicono di volersi opporre – la cultura della passività, del compitino ricopiato, la cultura della rinuncia a un autonomo atteggiamento critico – è esattamente quella praticata da loro stessi? Ancora secondo Benini, sempre risonanza magnetica alla mano, il cervello degli ottimisti – quelli che considerano il bicchiere mezzo pieno – rivela un’attività molto più intensa sia nella parte anteriore della corteccia cingolata (quella dei progressisti, dunque) sia nell’amigdala rispetto all’attività elettrica rilevata nelle stesse zone nel cervello dei pessimisti – quelli, per intenderci, per i quali il bicchiere è sempre mezzo vuoto e che, bontà degli americanismi, vengono categorizzati come conservatori e che, forse, sarebbe più opportuno classificare come masochisti – se il bicchiere è sempre mezzo vuoto, che conservano? Anche qui, io preferisco ancora mezzi più artigianali. Ottimista è il ladro – che, ovviamente, spera di non essere scoperto.
Nota: in Wikipedia, alla voce “Umberto
Galimberti”, c’è tutto quello che occorre sapere
sulla vicenda in oggetto. Compresi i link agli articoli che, a suo tempo,
sono apparsi in vari quotidiani. Sulla matrice americana delle categorie
di destra e sinistra ho steso un velo pietoso.
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| Letture
da pugno nello stomaco |
| Terre di mezzo street magazine, ottobre 2009
Il talento di andare controcorrente. La capacità
di osservare tra le pieghe della realtà e raccontare, attraverso
la finzione narrativa, la società così come nessun politico
e nessun giornale riuscirà mai a fare. La sfida è impegnativa,
da pugno nello stomaco: mettere nero su bianco la violenza, in tutti
i suoi aspetti. Quella visibile di omicidi e rapine, quella invisibile
cui pochi prestano attenzione (un operaio morto sul luogo di lavoro
o il carcere) e quella inerte, generata dai meccanismi delle leggi,
dell’economia e della politica. http://magazine.specialeterre.it/notizie/rubrica/26/articolo/1143/Letture-da-pugno-nello-stomaco
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| Quando
il lavoro si fa nero i duri scrivono |
| la Repubblica xL, numero 39, novembre 2008
“Nero, flessibile, dislocato e omicida: identikit del lavoro italiano” è il tema della seconda edizione del concorso letterario Controracconto e non dite che neanche una delle declinazioni possibili in tempi di precariato e morti bianche stuzzica la vostra voglia di cimentarvi con la pagina bianca. Allora al lavoro sul computer, avete tempo fino al 20 novembre per partecipare con una vostra composizione di massimo 15 cartelle all’iniziativa della rivista letteraria PaginaUno, che in palio mette un abbonamento alla pubblicazione e, ovviamente, la diffusione del testo sulle sue pagine. Per tutte le altre informazioni su modalità e invio c’è la mail info@rivistapaginauno.it e il sito della rivista, www.rivistapaginauno.it. Buon lavoro. |
| Intervista
a Walter G. Pozzi, direttore di PaginaUno |
| di
Francesco Giubilei
PaginaUno, perché questo nome? Quando
è nata la rivista, qual è la sua storia? Converrai che gli obiettivi che vi siete posti
fin dal primo numero con la presentazione della rivista sono molto ambiziosi
anche se in larga parte condivisibili, puoi riassumere ai lettori che
non hanno letto la presentazione qual è la vostra linea editoriale
e quali i vostri punti fermi? Il sottotitolo della rivista è 'percorsi
intellettuali'. Chi sono per voi in questa società gli intellettuali?
E come si dovrebbero comportare davanti all’impoverimento culturale
progressivo della nostra civiltà? Sempre nella presentazione della rivista scrivi:
“‘PaginaUno’ nasce anche con l’intenzione di
affrontare tale questione e di ricoprire uno spazio critico e culturale
rimasto vuoto ormai da tempo. E non perché in Italia manchino
le riviste letterarie. Al contrario, ce ne sono e ne nascono. Bensì
perché nella loro impostazione si nota il medesimo vizio delle
pagine culturali dei quotidiani: l’adesione totale e mansueta,
alle logiche di un mercato proiettato verso la riduzione della letteratura
a mero strumento di intrattenimento. Un meccanismo che si riflette nel
disimpegno generalizzato di cui si nutre il comune sentire nazionale.”
Non sono d’accordo con il tuo giudizio. In Italia esistono centinaia
di riviste letterarie ma non ci sono, almeno in questo periodo, uno
o due riviste leader, riviste di riferimento e aderenti alle logiche
di mercato. In realtà esistono una marea di testate underground
che sono tutto fuorché mansuete al mercato editoriale. Riuscire
a trovare il format giusto vorrebbe dire pubblicare una rivista con
spirito underground ma con una distribuzione capillare e una tiratura
notevole, sei d’accordo? E come riuscire nell’intento di
costituire una rivista di questo genere? A proposito di distribuzione, PaginaUno non
si affida a un distributore vero e proprio ma cura la distribuzione
autonomamente, come mai questa scelta? Non credi possa essere limitante
per la diffusione della rivista? Per una rivista di nicchia, come sono quelle
letterarie, internet rappresenta sicuramente una grande opportunità
per farsi conoscere. Qual è il vostro atteggiamento verso questo
mezzo? Ogni numero della rivista viene presentato
in libreria, quale valore date alle presentazioni? Credete possano essere
un buon modo per farsi conoscere ai lettori? Ci racconti di una presentazione
particolarmente riuscita e di una naufragata. Organizzate anche corsi di scrittura creativa,
molti letterati credono che i corsi di scrittura siano solo un modo
per fare cassa e che non servano a nulla, credete sia davvero possibile
insegnare ai partecipanti a scrivere attraverso corsi ideati a tavolino?
Qual è il vostro bilancio dopo due anni
di vita e 9 numeri pubblicati? Soddisfazioni, delusioni, rimpianti…
Link di riferimento: http://www.good-morning.it/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=33&Itemid=68
|
| Con
PaginaUno ritorna il fascino delle riviste letterarie |
| di
Cristina Bertolini PaginaUno è il titolo della rivista letteraria
bimestrale fondata da Walter G. Pozzi, direttore della Scuola di scrittura
creativa di Milano e conosciuto a Monza per i suoi corsi sull’argomento,
già tenuti alla biblioteca civica. “L’intento del
progetto PaginaUno - Percorsi intellettuali,” dice il direttore
Pozzi, “è principalmente quello di riscoprire uno spazio
critico e culturale rimasto vuoto ormai da tempo, in una realtà
in cui la produzione letteraria è totalmente concentrata nelle
mani di grandi gruppi editoriali che individuano nel libro il prodotto
di consumo a scapito della complessità del pensiero”. Secondo
il direttore l’adesione alla cultura di massa solo come intrattenimento
riflette il disimpegno generale e una crisi della cultura senza precedenti.
Perciò la rivista letteraria stimola la cursiosità di
tornare a essere attori della vita del proprio paese. “Abbiamo stabilito una piattaforma di discussione in alternativa e in polemica rispetto alla cultura cosiddetta ufficiale,” dice Pozzi, “non per puro spirito polemico, ma per amore della letteratura e dei significati di cui essa è portatrice sin dalle sue origini”. Con Pozzi lavorano una decina di collaboratori fra cui scrittori di fama ed emergenti e persone appassionate di letteratura. La cultura si è sempre occupata della società e dei problemi degli individui. Per questo PaginaUno si propone di tornare a puntare gli occhi sul mondo e di partecipare alla vita del proprio paese. Vengono recuperati nomi di politici e personaggi un tempo sulla bocca di tutti e ora dimenticati come Antonio Gramsci, di cui ricorre il 70esimo dalla morte. Il numero di dicembre parlerà di rom, liberismo di sinistra, inchiesta Forleo e tentativi di insabbiarla. |
| Walter
G. Pozzi: un catalizzatore di idee letterarie |
| di
Anna Maria Verde “Trent’anni della mia vita li ho buttati, per altri cinque ho dormito, e cinque, finalmente li ho vissuti” questo è quanto Walter G. Pozzi, l’autore di “Il corpo e l’abbandono”, de “L’infedeltà” e di “Altri destini”, ripete a chi gli chiede qualcosa sul suo passato. Potremmo definirlo “semplicemente” uno scrittore ma di Walter Pozzi va detto che è un catalizzatore di idee letterarie. Annovera nel suo curriculum interessanti esperienze: una vera e propria scuola di scrittura creativa, 3 romanzi e una rivista culturale appena partorita. Classe 1962 smuove e crea nuovi spazi alla questione letteraria in Italia mettendosi ambiziosamente a caccia di autori esordienti pronti a puntare la loro telecamera verso l'esterno, sul mondo, sulla società e sulla politica. In occasione del debutto editoriale di “Pagina Uno – Percorsi Intellettuali” lo abbiamo incontrato chiedendogli di raccontare a Locanda Almayer di se, dei suoi progetti e delle proposte creative di Pagina Uno. Allora, nasce il primo febbraio 2007 PaginaUno
- Percorsi intellettuali, un bimestrale culturale che raccoglie racconti
e inchieste sul mondo letterario. Che ha il proposito di... Quali sono i criteri con cui scegliete i racconti
da pubblicare? Come mai la decisione di escludere queste categorie
di racconti? Dove verrà distribuita la rivista? Tu organizzi e coordini anche corsi di scrittura
creativa. Ci aggiorni sulle novità e sui laboratori da voi proposti?
Un giovane o anche un non giovane, che decide
di scegliere un laboratorio organizzato da Pagina Uno, cosa trova che
non troverebbe mai in altri corsi? Nel tuo editoriale leggo: PaginaUno nasce anche
con l’intenzione di affrontare tale questione e di ricoprire uno
spazio critico e culturale rimasto vuoto ormai da tempo. E non perché
in Italia manchino le riviste letterarie. Al contrario, ce ne sono e
ne nascono. Bensì perché nella loro impostazione si nota
il medesimo vizio delle pagine culturali dei quotidiani: l’adesione
totale e mansueta, alle logiche di un mercato proiettato verso la riduzione
della letteratura a mero strumento di intrattenimento. Un meccanismo
che si riflette nel disimpegno generalizzato di cui si nutre il comune
sentire nazionale. Quando una critica letteraria può definirsi
"buona" in termini qualitativi, quando non è più
semplicemente il filo conduttore di un intrattenimento alternativo? Il print on demand oggi dà a chiunque
la possibilità di pubblicare qualsiasi cosa sia stato dattilografato,
senza alcun filtro editoriale, potremmo definirla la panacea di tutti
coloro che hanno ricevuto almeno un rifiuto editoriale. Tu cosa ne pensi?
Una lotta al mondo editoriale troppo chiuso nei canoni commerciali o
un vero e proprio sfruttamento di coloro che aspirano a tutti i costi
a una pubblicazione? Che cosa fa di un libro un buon libro?
Link di riferimento: http://www.locanda-almayer.it/content/view/600/99
|
È uscito il numero 16
febbraio / marzo 2010
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