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Presentazione della rivista (pag. 3 di 4)

A questo si aggiunge la logica di vendita del mercato chiuso. La catena editoriale viaggia su cinque anelli: chi scrive il libro, chi lo pubblica, chi lo promuove, chi lo distribuisce e chi lo ordina per poi venderlo. Si parla di mercato chiuso quando, come accade in Italia, gli editori gestiscono una catena di librerie sull’intero territorio nazionale e controllano le società di promozione e di distribuzione. Il che comporta la possibilità di stabilire, in totale autonomia, quale libro venderà e, in senso più lato, decidere che cosa è cultura e che cosa non lo sia, che cosa deve piacere e che cosa no. Ferme restando le logiche di scelta del prodotto da pubblicare e da lanciare sul mercato, un simile modello di monopolio restringe la possibilità di scelta del consumatore, quando addirittura non lo costringe a confrontarsi con un’unica tipologia di prodotto, livellato al gusto della massa.

In più va aggiunto che il mercato e la politica da un punto di vista 'ideologico' viaggiano a braccetto. L’inesistenza delle idee soddisfa anche le esigenze di politici particolarmente interessati all’audience e a fare viaggiare rasoterra il livello culturale del dibattito.

Effetto reso ancora più efficace da una tipica pratica del mercato, oggi la più diffusa e sperimentata sugli scaffali delle librerie: il sistema della rotazione del prodotto. A renderla possibile è la suddivisione dei romanzi in generi letterari. Gialli, d’avventura, sentimentali. Libri divisi per categorie allo scopo di attirare i facili lettori da un libro al giorno; quei consumatori di pagine capaci di divorare romanzetti, come i tabagisti le sigarette. Il gioco è semplice: se all’interno dello stesso genere, un romanzo vale l’altro, indipendentemente dal nome del suo autore, occorre creare rapidi meccanismi di ricambio immettendone sul mercato continuamente di nuovi. Questi automaticamente assumono un maggiore poter d’acquisto, perché i giornali ne parlano e le industrie editoriali li spingono con un adeguato supporto pubblicitario e finanziario. E così si instaura l’abitudine a considerare il libro come un prodotto di consumo. Un Eldorado che tuttavia non manca di rilevanti danni collaterali: sviluppo produttivo a crescita esponenziale; riduzione del tempo di vita media di un romanzo in libreria, a scapito dei romanzi che, per la difficoltà dei contenuti e per la particolarità delle tematiche trattate, abbisognano di tempi lunghi per creare un proprio pubblico; e strangolamento della piccola editoria indipendente, cui vengono sottratti sugli scaffali i già ristretti spazi vitali. D’altronde, come diceva quello là? È il mercato bellezza!

Sappiamo bene che la Novità è sempre di moda.

*** *** ***

Come sosteneva Pirandello, l’Italia è un paese senza verità. Con ciò voleva significare che, nel momento in cui gli individui non possono accedere alle prove, hanno buon gioco le istituzioni, nella forma dei tribunali, della politica e dei suoi supporti mediatici. A loro il diritto/dovere di scrivere la Storia.

Per noi, compito della letteratura è rivelare ciò che è nascosto; e dal momento che sopra abbiamo utilizzato la parola verità, aggiungiamo che sempre ciò che è nascosto è tale perché segreto. E si sa che, con il trascorrere del tempo, il segreto precipita nella fossa comune della rimozione collettiva, nel pieno interesse delle pratiche politiche e sociali che contraddicono il tanto enfatizzato credo democratico.

Oggi non si scrivono più romanzi che diano fastidio, che suscitino un dibattito o che mirino a creare coscienza. E il fatto che non se ne senta la mancanza, nemmeno tra i critici e gli scrittori stessi, è da assumere tra i problemi della società moderna. D’altro canto, ripetiamo, nessuno dei protagonisti culturali sembra riuscire a interpretare, quando ancora riesce a riconoscerla come tale, questa crisi. Quali origini ha? Culturali? Letterarie? Economico sociali? Si tratta di una crisi di restaurazione? Una crisi dei partiti della sinistra? Incapacità del sistema scolastico di individuare e consacrare i romanzi destinati a restare? Tutte questi aspetti e qualcosa di più? Noi crediamo che il problema centrale sia lo scrittore e la sua totale perdita di autonomia rispetto alle regole del mercato.

 

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È uscito il numero 18
giugno / settembre 2010

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