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dicembre 2011- gennaio 2012
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Polemos |
| Il popolo delle scimmie |
| Sta passando sotto
silenzio l’anno gramsciano. Segno dei tempi; di giorni in cui
qualunque pensiero che sappia di comunismo diventa tabù. Detto questo, parlare della crisi della sinistra
è comunque attività oziosa, nel momento in cui questa,
scientemente, decide di sbarazzarsi dei propri riferimenti intellettuali.
Non si tratta dello spirito dei tempi o di chissà quale negativa
congiunzione astrale. Ciò che sta accadendo in Italia –
l’ondata di ritorno dell’ignoranza, nel tessuto sociale
italiano, che impedisce agli individui di comprendere le logiche nascoste
dietro le scelte politiche che li relegano a un destino sempre più
precario – è in realtà un atto fortemente voluto
dalle forze che dovrebbero costituire un’antitesi parlamentare;
è lampante rivelatore dell’esistenza di impellenti interessi
superiori, per realizzare i quali è indispensabile annientare
il dissenso politico e che la sinistra (unica forza politica storicamente
in grado di creare coscienza critica in ampi strati della popolazione)
non sia più tale.
da 'L'Ordine Nuovo', 2 gennaio 1921 Il fascismo è stata l'ultima rappresentazione
offerta dalla piccola borghesia urbana nel teatro della vita politica
nazionale. La miserevole fine dell'avventura fiumana è l'ultima
scena della rappresentazione. Essa può assumersi come l'episodio
più importante del processo di intima dissoluzione di questa
classe della popolazione italiana. Corrotto fino alle midolla, asservito completamente
al potere governativo, il Parlamento perde ogni prestigio presso le
masse popolari. Le masse popolari si persuadono che l'unico strumento
di controllo e di opposizione agli arbitrii del potere amministrativo
è l'azione diretta, è la pressione dall'esterno. La
settimana rossa del giugno 1914 contro gli eccidi, è il primo
grandioso intervento delle masse popolari nella scena politica, per
opporsi direttamente agli arbitrii del potere, per esercitare realmente
la sovranità popolare, che non trova più una qualsiasi
espressione nella Camera rappresentativa: si può dire che nel
giugno 1914 il parlamentarismo è, in Italia, entrato nella
via della sua organica dissoluzione e col parlamentarismo la funzione
politica della piccola borghesia. Questa nuova tattica si attua nei modi e nelle forme
consentiti a una classe di chiacchieroni, di scettici, di corrotti:
lo svolgimento dei fatti che ha preso il nome di radiose giornate
di maggio, con tutti i loro riflessi giornalistici, oratori, teatrali,
piazzaioli durante la guerra, è come la proiezione nella realtà
di una novella della jungla del Kipling: la novella del Bandar-Log,
del popolo delle scimmie, il quale crede di essere superiore a tutti
gli altri popoli della jungla, di possedere tutta l'intelligenza,
tutta l'intuizione storica, tutto lo spirito rivoluzionario, tutta
la sapienza di governo ecc… ecc… L'avventura fiumana è il motivo sentimentale e il meccanismo pratico di questa organizzazione sistematica, ma appare subito evidente che la base solida dell'organizzazione è la diretta difesa della proprietà industriale e agricola dagli assalti della classe rivoluzionaria degli operai e dei contadini poveri. Questa attività della piccola borghesia, divenuta ufficialmente il fascismo, non è senza conseguenza per la compagine dello Stato. Dopo aver corrotto e rovinato l'istituto parlamentare, la piccola borghesia corrompe e rovina gli altri istituti, i fondamentali sostegni dello Stato: l'esercito, la polizia, la magistratura. Corruzione e rovina condotte in pura perdita, senza alcun fine preciso (l'unico fine preciso avrebbe dovuto essere la creazione di un nuovo Stato: ma il popolo delle scimmie è caratterizzato appunto dall'incapacità organica a darsi una legge, a fondare uno Stato): il proprietario, per difendersi, finanzia e sorregge una organizzazione privata, la quale per mascherare la sua reale natura, deve assumere atteggiamenti politici rivoluzionari e disgregare la più potente difesa della proprietà, lo Stato. La classe proprietaria ripete, nei riguardi del potere esecutivo, lo stesso errore che aveva commesso nei riguardi del Parlamento: crede di potersi meglio difendere dagli assalti della classe rivoluzionaria, abbandonando gli istituti del suo Stato ai capricci isterici del popolo delle scimmie, della piccola borghesia. La piccola borghesia, anche in questa ultima incarnazione politica del fascismo, si è definitivamente mostrata nella sua vera natura di serva del capitalismo e della proprietà terriera, di agente della controrivoluzione. Ma ha anche dimostrato di essere fondamentalmente incapace a svolgere un qualsiasi compito storico: il popolo delle scimmie riempie la cronaca, non crea storia, lascia traccia nel giornale, non offre materiali per scrivere libri. La piccola borghesia, dopo aver rovinato il Parlamento, sta rovinando lo Stato borghese: essa sostituisce, in sempre più larga scala, la violenza privata all'autorità della legge, esercita (e non può fare altrimenti) questa violenza caoticamente, brutalmente, e fa sollevare contro lo Stato, contro il capitalismo, sempre più larghi strati della popolazione.
Antonio Gramsci
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