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Buone nuove |
| Un pessimo carattere di Luciana Viarengo |
| Recensione
de L'italiano, Sebastiano Vassalli |
|
Al termine di un suo precedente e famoso romanzo,
La Chimera, edito sempre da Einaudi nel 1992, Vassalli cita un verso
del poeta spagnolo Luis de Gòngora y Argote : “Di un
uomo che cosa resta? / Terra, polvere, fumo, ombra, nulla”.
Per Vassalli, tuttavia, di un uomo resta anche un'altra cosa, la più
importante: la sua storia. Mai questo processo è stato tanto palese
come nel caso de L'Italiano, un libro che sarebbe inesatto definire
una raccolta di racconti. Più adatta sarebbe la definizione
di mosaico, sebbene anche questa non centri perfettamente l'obiettivo.
Forse quella con un novello dottor Frankenstein che assembli i pezzi
necessari per offrirci il suo homo italicus direi che è la
similitudine più efficace –soprattutto a giudicare dalla
scarsa avvenenza del prodotto finale. Per cercare di comprendere quale sia davvero l'Italiano,
definizione nella quale anche quest'ultimo rifiuta di riconoscersi,
Vassalli ci racconta di undici personaggi realmente esistiti, in un
contesto storico avallato da documentazioni rigorose che spaziano
nei secoli. Nel caso dei primi dieci, sceglie tuttavia un momento
particolare, privato, che li mostri al lettore per ciò che
sono prima di tutto: esseri umani. E intorno a loro l'immenso tessuto
delle vicende personali e nazionali che li hanno resi personaggi pubblici.
Da questo connubio, in filigrana, ecco delinearsi il famoso carattere
nazionale. In ogni caso, al di là del ritratto, si finisce
per apprezzare l'intero quadro, perché è comunque lo
sfondo a venire fuori con forza. Tuttavia, tra i primi dieci racconti
trovo particolarmente prezioso il decimo, I due rivoluzionari. La
scrittura limpida di Vassalli dona ai due protagonisti una vivezza
straordinaria, così come vivo e presente è il tumulto
del pubblico mentre, nella Sala degli Stemmi della Normale di Pisa,
assiste all'intervento di Togliatti che, simile a un preistorico pachiderma,
fronteggia l'assalto di un giovane e risoluto studente. “Come Pinocchio è uscito dalle mani
di un falegname chiamato Geppetto, l'Arcitaliano ha mosso i suoi primi
passi, e ha emesso i suoi primi vagiti, uscendo dalle mani di un politico
che si chiamava Bettino Craxi”, il quale – così
come Garibaldi ha unito nord e sud – ha tentato di unire due
Italie, quella ufficiale e quella sommersa che vive di regole economiche
e politiche proprie. Per la realizzazione di tale progetto, era però
necessaria la nascita dell'Arcitaliano, e l'intervento di un'entità
superiore il cui nome inizia per M. Liberi di credere, suggerisce
Vassalli, che si tratti della Madonna. Poi l'Arcitaliano ha preso
coscienza di sé, ha mollato il suo creatore e l'entità
M, e ha indossato una corona che ritiene gli spetti per volere di
un Dio in tutto simile a lui. Al termine di quest'ultimo racconto, si chiude quella
sorta di cornice aperta alla prima pagina e l'Italiano è là
dove l'avevamo lasciato, in procinto di conoscere la sua destinazione
finale al cospetto di Dio, un Dio così obiettivo che, scorrendo
la nostra storia in una sorta di computer divino, ascrive molte delle
nostre manchevolezze all'effetto baliatico della religione nella quale
siamo cresciuti.
L'Italiano, Sebastiano Vassalli, Einaudi, 2007 |