È uscito il numero
32
aprile - maggio 2013
| Contenuti per tema |
| scontro politica e magistratura |
| osservatorio sulla mafia |
| economia criminale |
| privatizzazioni |
| la sinistra in Italia |
| la nuova destra europea |
| lavoro e conflitto sociale |
| politica dell'immigrazione |
| rapporto Stato e Chiesa |
| rapporto cultura, informazione e potere |
| scuola e riforma scolastica |
| politica medioriente |
| Il progetto Paginauno |
| la
scuola |
| Comunicazione |
| newsletter |
| la stampa |
| link |
| contatti |
| area riservata |
musica e arte
Ai margini del castello
E se il mostro
fosse innocente?
Controcronaca
del processo
al chirurgo Brega Massone
e alla clinica Santa Rita
Massimo Battisaldo
Paolo Margini
Decennio rosso
narrativa
Massimo Vaggi
Sarajevo
novantadue
narrativa
Elvia Grazi
Antonio Prade
Senza ragione
narrativa
Giovanna Baer
Giovanna Cracco
E se il mostro
fosse innocente?
libro inchiesta
John Wainwright
Stato di fermo
narrativa
Giuseppe Ciarallo
DanteSka
satira politica
Walter G. Pozzi
Altri destini
narrativa
Davide Pinardi
Narrare
critica letteraria
Il contenuto di questo sito
è coperto da
Licenza
Creative Commons
|
Restituzione prospettica |
| L'onorata società di Walter G. Pozzi |
| Politica
ed economia, federalismo e Cosa nostra |
|
“Oggi i siciliani
non hanno più bisogno di armi perché per difendere la
nostra terra c’è l’autonomia, ben più efficace
della polvere da sparo”. Le ragioni che hanno condotto la Lega Nord, il Popolo
delle Libertà e il Movimento per l’Autonomia del Sud
(Mpa) ad associarsi, sono state l’argomento meno trattato della
scorsa campagna elettorale. Resta il silenzio dei giornali. Curioso, perché
scartabellando tra libri e saggi, non è difficile rintracciare
impronte nel passato prossimo dell’Italia che permettano di
intuire che cosa si stia muovendo lungo la linea dell’orizzonte,
sull’asse dell’alleanza Bossi-Lombardo- Berlusconi. Sarebbe
a dire che leggere buoni libri serve sempre. Detto per inciso, non è un libro che induca
a serenità. Dalla lettura delle deposizioni si evince che in
tutti questi anni agli italiani è stato taciuto che: nell’estate
del 1992, la mafia ha messo in atto un colpo di stato, un vero e proprio
progetto eversivo bloccato, dopo la strage di Capaci, da trattative
segrete tra apparati delle istituzioni e i vertici di Cosa nostra;
che tali trattative hanno contribuito ad accelerare l’esecuzione
della condanna a morte, già precedentemente decisa dalla cupola,
di Borsellino (giunto a conoscenza dei contatti tra agenti del Ros
e i capi mafia); che a quest’ultima strage non furono estranei
i servizi segreti; che il prezzo di questa trattativa per Provenzano
sia stata la ‘vendita’ di Totò Riina, e per la
polizia la ‘dimenticanza’ di perquisire la casa del boss
subito dopo l’arresto; che nel frattempo, in funzione autonomista
e separatista, elementi della massoneria come Licio Gelli (to’,
chi si rivede) e dell’estremismo di destra come Stefano Delle
Chiaie (to’...) hanno fondato in tutto il Sud decine di leghe
e leghine, per un progetto la cui carica si è in seguito esaurita
alla fine del ’93, in coincidenza con la nascita di un nuovo
soggetto politico, su cui la mafia ha puntato per risolvere i problemi
più immediati; che queste nuove leghe hanno stabilito dei rapporti
con la Lega Nord; che all’interno della Lega Nord, soprattutto
alle sue origini, vi sono state forti influenze esercitate da personaggi
legati alla massoneria. Dichiarazione dopo dichiarazione, nel saggio di Torrealta
prende forma l’intero progetto mafioso, ben preciso e strutturato,
di cui la componente armata è stata solamente la tappa iniziale.
Per prima cosa chiamare lo Stato a trattare e così prendere
tempo. In seguito mettere in pratica la strategia di Provenzano divenuta
celebre con il nome di Sommersione. Cioè cambiare pelle in
maniera lenta e invisibile adeguandosi ai tempi. Quella che si muove a garanzia di questo traghettamento
da un passato di stragi a un futuro di autonomia federalista, è
la Sicilia (ma è più giusto dire l’Italia tutta)
del Gattopardo, del trasformismo ai massimi livelli. Scrive Forgione,
assumendo il punto di vista della mafia: “Bisogna raccogliere
quell’eredità politica, di relazioni e di consenso; ridare
orgoglio e rappresentanza a quella trama di potere e, nello stesso
tempo, presentarsi come novità, se non come la vera rottura
con quel passato, agli occhi di un’opinione pubblica ancora
colpita dalle vicende di Tangentopoli e dalle stragi mafiose di Capaci
e via D’Amelio. Serve una grande operazione politica ma anche
di marketing e di immagine di cui solo gli uomini di Publitalia possono
esser capaci. Del resto, il loro capo indiscusso e braccio destro
di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, è siciliano,
e sarà lui il regista della nascita del movimento azzurro nella
sua terra”. Era proprio su questo contatto che Borsellino stava
indagando prima di morire, e alla domanda che il pm Di Matteo rivolge
a Cancemi, se ci fosse un collegamento tra le stragi da una parte
e gli obiettivi politici che Riina voleva raggiungere con i nuovi
amici dall’altra, il collaboratore di giustizia risponde: “...
Io le posso dire con assoluta certezza che Riina, quando parlava di
queste cose, metteva nel mezzo questi nomi, diciamo di persone. Quando
lui faceva il ragionamento che si dovevano cambiare queste leggi (la
41bis, per esempio, entrata in vigore dopo l’omicidio di Borsellino
e la sua scorta, n.d.a), lui diceva che queste persone noi
li dobbiamo garantire ora e nel futuro di più [...]. Noi queste
persone li dobbiamo garantire, queste persone ci dobbiamo stare vicino,
che questi sono quelli che a noi ci devono portare bene”. Sarebbe stata, secondo i pentiti, la nascita del
Polo delle Libertà a sollevare Cosa nostra dall’impasse.
E Forgione, in maniera didattica, dimostra in che modo Forza Italia
e l’Udc avrebbero contribuito alla ricostruzione dei rapporti
della mafia con il territorio. “I partiti del Polo scelgono
la strada del radicamento capillare nel territorio. Sanno che nell’isola
il terreno è fertile, che le istanze dello scambio politico
mafioso vivono nel ventre molle della società e sono decisivi
per determinare gli equilibri politici e il consenso elettorale. Comune
per comune, i costruttori di Forza Italia e del Polo recuperano tutto
il vecchio personale politico apparentemente evaporato allo scoppio
delle prime inchieste della magistratura. Riallacciano rapporti con
gli esponenti di quelle classi dirigenti locali e con quella rete
di uomini rappresentativi di un sistema di potere diffuso sul territorio
che da sempre, in Sicilia, rappresentano interessi di frontiera con
quelli di Cosa nostra. [...] Nei club azzurri, dopo poche settimane
si ritrova la società che conta: imprenditori, professionisti,
commercianti, ex assessori e consiglieri comunali della Prima Repubblica,
operai e gente del popolo. Sono la rappresentanza in piccolo di un
vero e proprio blocco sociale già egemone nella società
siciliana e soprattutto nel suo ventre molle. Nei quartieri periferici,
ad animare i club azzurri sono spesso i capipopolo; capi di quell’esercito
di precari, sottoproletari, ex carcerati ma anche di lavoratori impegnati
in progetti utili...” Quello tra mafia e massoneria è il punto d’incontro
su cui poggia buona parte della storia italiana del secondo Novecento.
Numerosi sono i capi mafia appartenenti anche a quest’ultima,
ed è proprio all’interno dei corpi massonici che nascono
i contatti con gli imprenditori e con le istituzioni che amministrano
il potere. La deregulation che ne seguirebbe, sull’onda
dell’inerzia normativa in tema di mercato del lavoro in atto
da anni nell’economia globalizzata, renderebbe il Sistema medesimo,
crocevia di un immane traffico commerciale. Polo attrattivo, cioè,
di insediamenti produttivi per le industrie continentali, Nord Italia
compreso, oltre che centro di richiamo dall’estero di capitali
di investimento e di speculazioni. Il che accrediterebbe il Sud dell’Italia
come nuovo paradiso fiscale e porterebbe a compimento una dinamica
propria al capitalismo, che vuole che, a una iniziale forma di anarchia
commerciale, segua inevitabilmente, in là nel tempo, una successiva
integrazione all’interno dei vecchi equilibri del mercato. Nell’adempimento
di una delle più stringenti esigenze del capitalismo, perennemente
bisognoso di nuove piattaforme off-shore che riconducano alla legalità
la parte consistente del capitale guadagnato illegalmente.
Altri articoli sull'argomento: Il
romanzo mai scritto sugli anni Novanta (parte
1/5) Il
romanzo mai scritto sugli anni Novanta (parte
2/5) Il
romanzo mai scritto sugli anni Novanta (parte
3/5), Walter G. Pozzi Il
romanzo mai scritto sugli anni Novanta (parte
4/5), Walter G. Pozzi Il
romanzo mai scritto sugli anni Novanta (parte
5/5), Walter G. Pozzi
Leggi altri articoli sui temi: |