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(Dis)Orientamenti

 

Fra Washington e Mosca passando per Tel Aviv
La politica estera della Lega Nord

di Matteo Luca Andriola

Putiniana, no filoamericana, obamiana ma anche trumpiana: piedi per tutte le scarpe

L’analisi della politica estera dei partiti politici e dei rapporti che questi intrattengono con movimenti ‘fratelli’ o con certi Stati è da sempre una sorta di cartina al tornasole che permette di capire con chi si ha a che fare. Il Carroccio però, pescando da un elettorato ‘bianco’ ed essendo radicato in quella parte della penisola italiana dov’era forte la Dc e il Pentapartito, formazioni moderate, sin dagli albori ha avuto altalenanti cambiamenti sia in politica interna che in quella estera, con fasi di radicalizzazione e di moderazione.

Oggi si lega a realtà come il Front national, il Vlaams Belang, il Fpö ecc., i quali, in nome di una profonda critica ai vertici dell’eurocrazia di Bruxelles, allineata da sempre agli Stati Uniti, guarderebbero alla Russia di Vladimir Putin. Questo non significa che dentro tali partiti tutti siano allineati su questa posizione, che non coinvolge solo i rapporti con il Cremlino ma anche i giudizi sul Medioriente, come su Israele. Il tutto, però, va analizzato alla luce dei rapporti di forza interni al Carroccio e allo scontro fra una vecchia Lega a trazione localista, interessata a mantenere il partito su posizioni moderate e sempre vicina al centrodestra, e una nuova Lega Nord di stampo sovranista e filolepenista.


Gianluca Savoini: un putiniano antimondialista alla corte di Salvini
Tutti i quotidiani hanno sottolineato con una certa apprensione l’interesse di Matteo Salvini per la Russia di Vladimir Putin il quale, in questa nuova fase di scontro geopolitico con gli Stati Uniti, è arrivato a finanziare e a supportare numerosi partiti euroscettici, diversi dei quali di destra. Il Sunday Telegraph, nel gennaio del 2016 ha pubblicato un’inchiesta che rivelerebbe – ma le accuse sarebbero da provare – che il Cremlino starebbe sistematicamente “infiltrando i partiti politici” in Europa. Il quotidiano britannico svela che James Clapper, direttore della National Intelligence, ha disposto “una vasta verifica” sui flussi di denaro spediti da Mosca alle principali capitali europee negli ultimi dieci anni, accennando a finanziamenti occulti al partito di estrema destra ungherese Jobbik, ai nazisti di Alba Dorata in Grecia e alla Lega Nord in Italia (che però avrebbe smentito tutto), oltre, naturalmente, al Front national della Le Pen, coinvolta nel processo sui finanziamenti elettorali nel 2012 e nel 2014 e beneficiaria di “nove milioni di euro di prestito da una banca di Mosca” e quindi, ma non ufficialmente, dal governo russo.

È però un dato di fatto che la nuova dottrina del Cremlino per il superamento dell’egemonia americana e un più stretto legame euro-russo sia alla costante ricerca di agenti politici e culturali. E la Lega Nord di Salvini, dall’avversione per le unioni civili e il gender al contrasto militare dell’immigrazione, per finire al recente viaggio del segretario federale a Mosca, è il partito italiano che oggi meglio ricalca i valori forti putiniani.

Secondo il Telegraph infatti, la strategia di Putin alimenterebbe “la crescente preoccupazione di Washington sulla determinazione di Mosca di sfruttare le divisioni europee in modo da minare la Nato, bloccare i programmi di difesa missilistica e revocare le sanzioni imposte dopo l’annessione della Crimea”. La recente elezione di Trump, critico verso la russofobia di Hillary Clinton, è stata plaudita da via Bellerio per tali motivi oltre che per la sconfitta Democratica in sé.

La stretta di mano fra il presidente della Federazione Russa e il segretario federale del Carroccio è il coronamento della strategia politica della Lega Nord che ha radici molto profonde, che si intrecciano a quelle del mensile nazional-rivoluzionario Orion, come precedentemente accennato sulle pagine di Paginauno (1). Una russofilia, quella leghista, che non nasce oggi, con Putin al Cremlino, ma negli anni ’90, quando Umberto Bossi volò in Russia per incontrare Zirinovskij, uno dei pochi politici internazionali che all’epoca riconobbe ufficialmente l’indipendenza della Padania
proclamata dal senatur e che verrà invitato al Parlamento Padano. Bossi, come oggi Salvini, visiterà il 25 aprile 1998 la capitale russa come ospite d’onore.

È una fase politica particolare quella del Carroccio, quando il partito del Sole delle Alpi, in pieno momento secessionista e di isolamento politico, non solo denuncerà sia il Polo che l’Ulivo, ma si aprirà ad alleanze di piazza contro il mondialismo, l’immigrazione e l’americanizzazione con l’estrema destra di allora, da Fiamma tricolore a Forza Nuova, ben prima dell’abbraccio con CasaPound (2); e difenderà il leader serbo Milosevic attaccato dalla Nato, facendo trovare sullo stesso fronte antiamericano l’estrema sinistra e l’estrema destra (3).

Ieri come oggi, il trait d’union tra il partito di via Bellerio e la Russia è Gianluca Savoini – maroniano contro i bossiani e salviniano contro i maroniani quando questi sosterrà Flavio Tosi, ma profondamente vicino a Mario Borghezio – ex direttore dell’ufficio stampa della Regione Lombardia, ex giornalista de La Padania e ora de Il Populista, Il Giornale, Libero, uomo vicino a Maurizio Murelli, il direttore di Orion titolare delle Edizioni Barbarossa, e ora presidente dell’associazione Lombardia-Russia, che ha una comunanza valoriale con “idee che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata dal Presidente della Federazione Russa nel corso del meeting di Valdai 2013 e che si possono riassumere in tre parole: Identità, Sovranità, Tradizione”. L’associazione è molto attiva nel promuovere non solo relazioni economiche fra aziende italiane e russe per aggirare le sanzioni contro Mosca, ma soprattutto le idee dell’ideologo del neo-eurasismo russo Dugin. Sin dal febbraio del 2014, quando nascerà Lombardia-Russia, gli scritti antimondialisti di Dugin – vicino alla nouvelle droite ed ex penna di Orion – sono apparsi tra i post del sito www.lombardiarussia.org.

Lo studioso, filosofo e cultore di geopolitica all’Università di Mosca, è stato ospite il 4 luglio 2014 a una conferenza pubblica organizzata dall’associazione filoleghista e ad altri incontri, sempre nella capitale meneghina (4). Fu sempre Savoini – all’epoca giornalista de L’Italia settimanale, testata di destra vicina al Msi e poi ad An diretta da Marcello Veneziani – a occuparsi della Consulta per la politica estera leghista, che settimanalmente si riuniva in via Arbe a Milano. “Dopo l’incontro con Zirinovskij – spiega Savoini a L’Huffington Post – Bossi tuttavia si concentrò su altre questioni e per qualche anno non si parlò più della Russia in seno al partito. Io però ho mantenuto i miei contatti con Mosca e quando Matteo è stato eletto sapevo grazie alle mie fonti che stava per scoppiare la questione Ucraina e che questa avrebbe portato al tentativo di dividere Mosca dall’Europa, così ho chiesto al neo-segretario se era interessato a riallacciare i rapporti con il Paese dell’Est” (5).

Le simpatie antimondialiste di Savoini, mutuate da una lunga vicinanza con gli ambienti nazionalbolscevichi di Orion e Synergies européennes, sono evidenti da certi passaggi su La Padania. È lì infatti, quando la Lega farà una politica controcorrente appoggiando Milosevic e aprendosi alla destra radicale, che Savoini, il 26 marzo 1999, dopo la visita di Bossi a Belgrado, intervisterà il segretario federale leghista nell’articolo In marcia contro i massoni, dichiarando: “Non sapevo ci fossero dei massacri dei serbi nei confronti degli albanesi sicuramente c’erano per la pubblicistica americana”.

Le visite proseguirono fino al febbraio 2000, con delegazioni padane al congresso del partito nazionalcomunista serbo, almeno fino all’arresto del leader serbo. Sarà Savoini, sulla Padania, a recensire nel novembre 1998 il saggio del leader comunista russo Gennadij Zjuganov, Stato e Potenza, edito dalle Edizioni all’insegna del Veltro di Claudio Mutti (6), esponente di spicco dell’area nazionalbolscevica ed ex teorico nazi-maoista; nel libro si sintetizza patriottismo, comunismo stalinista ed eurasiatismo, tanto esaltato sulle pagine della rivista di Murelli, e sarà sempre lui, sull’organo leghista, a reintrodurre massicciamente non solo l’antiamericanismo e l’antimondialismo (7) ma anche un cavallo di battaglia nazionalbolscevico, la geopolitica, ovviamente declinata in chiave eurasiatica, per animare l’Eurasia dei popoli a trazione russa sulle idee di Dugin e di Jean Thiriart, l’ex SS belga fondatore negli anni ’60 di Jeune Europe, in cui militeranno i giovani Mutti e Borghezio, e i cui scritti circolerebbero negli ambienti giovanili più radicali del Carroccio (8).

L’attivismo di Savoini lo ha portato a promuovere in tutto il nord Italia una rete di associazioni filorusse come Lombardia-Russia e a stringere un accordo con La Voce della Russia, un ‘megafono’ del Cremlino, con il Ministero dell’informazione della Crimea, che è nelle mani di Dmitriy Polyanskiy, e con l’agenzia filorussa Crimea Inform, il tutto per fare controinformazione antiamericana in un’epoca in cui la stampa è schierata con Washington.

Fra i punti forti del sodalizio filorusso abbiamo l’ex parlamentare leghista Claudio D’Amico, che come ricostruito dal Fatto Quotidiano è vicino al deputato putiniano Aleksej Puskov; Gianmatteo Ferrari, analista informatico, che si occupa di sistemi di sicurezza ed esperto delle vicende russe, amico di Žirinovskij; Luca Bertoni, che segue la comunicazione aziendale, il marketing e gli interessi bancari. Altro fronte di questo sodalizio è Irina Osipova, presidente del movimento Rim Giovani Italo-Russi, candidata alle ultime amministrative romane per Fratelli d’Italia e presentatasi come “putiniana doc”, che ha accompagnato gli uomini del Carroccio e di Lombardia-Russia in diversi viaggi in Russia e in Crimea, e si è attivata a favore della popolazione russa in Ucraina e in Crimea a seguito dell’Euromaidan. Notiamo che alcuni nomi che appaiono oggi accanto a Putin apparivano anche nel corso pro-Milosevic del Carroccio. Non c’è da stupirsi se analizziamo il background di Savoini, mai rinnegato. Ed è un avvicinamento che passa attraverso anche la segreteria del Front national (9).


Cablo e Tel Aviv: una Lega filoamericana
L’analisi del viaggio di Salvini in Israele nel marzo 2016, uno dei baluardi dell’occidentalismo, sembra stravolgere quanto detto, dato che anche nel populismo europeo – analizzeremo quello francese perché è uno dei modelli del segretario leghista – molti leader, come la stessa Marine Le Pen, si barcamenano fra posizioni ora filorusse e filoarabe (magari facendo il tifo un tempo per Saddam Hussein e Mu’hammad Gheddafi e ora per Bashar Al-Assad), ora filoamericane e filosioniste. Ma il populismo europeo, cavalcando la crisi della sinistra, è in piena mutazione genetica, e assume posizioni sociali che il progressismo non fa più sue (10).

Marine Le Pen, segnalava Panorama il 6 dicembre 2011, è “volata a New York ai primi di novembre e ha incontrato per venti minuti l’Ambasciatore di Israele all’Onu, Ron Prosor. E il quotidiano Haaretz le concede una possibilità, purché la condanna dell’antisemitismo sia chiara e forte. A Palm Beach, Marine ha cenato con 200 repubblicani del Tea Party di Bill Diamond, finanziatore ebreo di Rudolph Giuliani. E per un soffio non è stata accolta da vip al Museo della Shoah a Washington. Che il secondo turno sia dietro l’angolo?”.

Perché in effetti, una delle peculiarità di tali viaggi – si pensi a Gianfranco Fini – è quella di facilitare lo sdoganamento, risultando presentabili e moderati, anche nei confronti dei referenti internazionali. Il passato insegna: il flirt coi serbi, che isolò la Lega dal resto del centrodestra, non fruttò consensi a Bossi, e una parte dei vertici attorno a Salvini temono oggi che presentarsi da soli e facendo il tifo per Assad, Putin o la Corea del Nord non frutti consensi, e quindi optano per un nuovo centrodestra, magari a trazione leghista, ma con la presenza dei vecchi compagni di strada di Forza Italia. Uno di questi è Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, che se ha un modello europeo, non è il Front national che guarda Putin, ma la moderata Csu bavarese (11).

Israele, dove l’attuale governo guidato da Netanyahu è probabilmente il più a destra degli ultimi quarant’anni anni e sopravvive con un solo voto di maggioranza, appeso al contributo di partiti ultraortodossi, è assieme agli Stati Uniti d’America la tappa basilare per sdoganare il Carroccio agli occhi dell’opinione pubblica. L’arrivo nello Stato ebraico nel marzo 2016, però, dove Salvini ha scaricato CasaPound (“È da febbraio dell’anno scorso che non abbiamo più contatti con loro”, assicura [12]), non è avvenuta con la consueta compagnia che attorniava Salvini a Mosca.

A Tel Aviv non c’erano Savoini e altri russofili ma i due vicesegretari federali Giorgetti e Fontana – uomini della vecchia Lega – il capogruppo leghista in Commissione esteri Gianluca Pini, e il giornalista varesotto Max Ferrari, ex mezzobusto di TelePadania. Quest’ultimo, espulso dal Carroccio nel 2006 dopo diciassette anni di militanza dura per contrasti con l’allora cerchio magico bossiano e per la sua fedeltà alla battaglia indipendentista, venne riammesso da Salvini, ed è indicato come l’ex ideologo di Lombardia-Russia (si occuperà poi di geopolitica su La Padania, collaborando con la redazione italiana della Voce della Russia, lanciando una versione russa del proprio blog); ruppe però poi con Savoini sposando, oltre a posizioni filoamericane e il sostegno a Israele, una forte islamofobia.

Uomini diversi e moderati, quindi, perché dietro le quinte – ma neanche tanto velatamente – c’è chi vorrebbe tornare alla vecchia Lega e non manomettere gli equilibri geopolitici che disturbano chi in Italia ha un forte peso, ossia gli Stati Uniti. Nella Lega, infatti, alcuni settori intrattengono rapporti con la diplomazia americana. Ora, con un Trump alla Casa Bianca che pare essere contro la russofobia clintoniana, le strategie possono bilanciarsi, ma ieri, con Obama, parevano divergere. A confermare tali contatti con gli Usa sono ben quattro cablo pubblicati fra aprile e agosto 2009 su WikiLeaks.

Il primo, del 28 aprile 2009, si riferisce a un pranzo fra il console americano a Milano e i leghisti Calderoli e Giorgetti, in occasione delle europee del giugno di quell’anno: “Calderoli e Giorgetti concordarono sul fatto che le elezioni europee di giugno sono di secondaria importanza per il partito. Purtuttavia, la Lega Nord sta chiaramente tenendo d’occhio la competizione. Giorgetti ha fatto notare che i sondaggi mostrano un incremento della forza della Lega, ma paradossalmente il leader della Lega, Umberto Bossi è preoccupato dell’eccessivo successo. Ulteriore guadagno elettorale a scapito del Pdl potrebbe sconvolgere l’equilibrio della coalizione e potrebbe indurre il Pdl a cercare di screditare la Lega a ogni occasione prima delle elezioni del 2010. Giorgetti ha detto che la strategia della Lega, nel breve periodo, è tenersi strettamente abbracciati a Berlusconi. «Se Berlusconi dice rosso, noi diciamo rosso. Se dice nero, nero pure per noi»” (13). Notiamo nella conversazione il tono confidenziale con cui Giorgetti e Calderoli interloquiscono col console, svelandogli strategie elettorali.

Il cablo n. 2, successivo alle europee, descrive una Lega Nord che in Parlamento inizia a presentarsi contraria al finanziamento delle missioni in Afghanistan. Tutta una bufala, certifica il documento: “La tempistica della sparata di Bossi ha più a che fare con un calcolo politico interno. Con il G8 e le elezioni europee alle spalle, la Lega Nord e il Pdl di Berlusconi sono in competizione per agganciare gli stessi elettori per le elezioni regionali di marzo 2010. A seguito dell’affermazione elettorale alle elezioni europee, Bossi sta dimostrando la sua indipendenza da Berlusconi per ottenere un maggiore peso all’interno della coalizione.

Mentre l’Afghanistan è un ‘non problema’, per il nocciolo duro della Lega, Bossi sta cercando di adescare i voti della classe lavoratrice che, nel passato, in questo ambito ha sostenuto le agitazioni dei partiti di sinistra. Assume la posizione anti-militarista per tirarsi a lucido. La maggior parte dei Presidenti di Regione verranno rinnovati la prossima primavera e Bossi è intenzionato ad assicurarsi che la Lega abbia i margini per avere i posti chiave rispetto ai partner del Pdl. Ricordare a Berlusconi, col quale lavora benissimo, il suo crescente potere relativo lo aiuta” (14). E infatti il rifinanziamento verrà approvato dal Senato esattamente il 3 luglio, con la legge 108/2009; la Lega, nei successivi rifinanziamenti, tacerà votando a favore, basti vedere come votò per la missione in Afghanistan il 2 dicembre 2009.

I cablo 3 e 4 invece, dell’agosto 2009, indicano nelle regionali dell’anno successivo uno snodo basilare per i rapporti fra Carroccio e Stati Uniti, visto che sono in ballo ben tre importanti regioni contese fra Pdl e Lega Nord: la Lombardia e il Piemonte, al centro di vasti interessi economici, e il Veneto, che ospita la base militare Dal Molin di Vicenza. Ma i dubbi cadono sui candidati: Zaia, allora ministro dell’Agricoltura, o il sindaco di Verona, Flavio Tosi? Il secondo, “la cui condanna per aver incitato all’odio razziale è stata confermata in appello a luglio”, crea “divisioni ed [è] difficile da far digerire al Pdl e ai membri moderati della Lega”, ma viene riconosciuto come “essere un amministratore efficiente. È chiaramente intenzionato a diventare governatore e sta provando a tirarsi a lucido favorendo relazioni con gli Stati Uniti (rendendosi egli stesso disponibile a incontrare diplomatici Usa e pubblicizzando il nostro viaggio a Verona sui media locali) e rafforzando la sua immagine di figura locale moderata, rispettata e influente. Nonostante sia verbalmente duro sull’immigrazione, ha anche dichiarato pubblicamente che gli immigrati che lavorano sono una parte necessaria dell’economia. L’esito della competizione in Veneto è particolarmente importante per gli interessi Usa in quanto la regione ospita la base militare di Vicenza” (15).

È normale, quindi, che si tema per la successione di Bossi, specie di fronte alle citate fasi antiamericane – condizionate da consiglieri e sodalizi provenienti dal radicalismo di destra – che potrebbero intaccare gli interessi Usa. I papabili potrebbero essere quelli della “prima linea di colonnelli sulla cinquantina, inclusi Maroni. Calderoli e Castelli, che rivendicheranno la leadership quando Bossi andrà via. Tuttavia, il disegno a lungo termine dipenderà anche da quei giovani leader che sono stati idonei per i posti influenti”.

Sono Giorgetti, Tosi e Zaia, anche se gli ultimi due vengono esclusi perché in corsa per le amministrative: “Tosi è in prima linea (insieme a Luca Zaia [...]) per le elezioni regionali in Veneto nel marzo prossimo. Questo è importante per gli Stati Uniti in quanto il Veneto è uno dei centri economici italiani e ospita la base militare di Vicenza (il quartier generale della componente militare del comando africano degli Stati Uniti e presto sede della ri-consolidata 173ª brigata aerotrasportata)”.

Vi è poi Salvini, giovane rampante della Lega a Milano, all’epoca consigliere comunale, che pubblicamente “è sempre sulle posizioni più radicali, ma non ha mai messo in pratica le sue politiche perché non ha mai ricoperto ruoli amministrativi oltre che consigliere comunale. Tuttavia è la musa ispiratrice del nucleo della Lega Lombarda ed era presente alla fondazione della Lega Nord. Con un po’ di esperienza politica, ora, è probabile che Salvini possa giocare un ruolo più importante all’interno del partito” (16). Salvini, quindi, non desta alcuna preoccupazione all’amministrazione Usa, nonostante sia visto – come infatti avverrà – come uno dei papabili.

Ed ecco che qualche mese prima di partire, Salvini spiega all’Huffington Post il suo tour in Israele, rassicurando tutti sui rapporti con CasaPound: “I problemi di Israele sono ben altri, dall’Iran alla Turchia che fa poco contro l’Isis. CasaPound è l’ultimo dei problemi. Io vado come segretario della Lega. Punto. E non incontrerò certo i filopalestinesi”. E in merito al futuro viaggio negli Usa: “Per noi la reaganomics resta un riferimento fondamentale sui temi delle tasse, della concorrenza. Il nostro riferimento è chi pensa a una economia di questo tipo. I miei incontri saranno con esponenti del partito Repubblicano”. E su Giorgetti, per Salvini una “colonna portante” in un eventuale governo con la Lega nonostante sia notoriamente filoamericano mentre lui guardi alla Russia, il segretario federale afferma: “Meglio così, ci sono sensibilità diverse. Io sono l’amico dello zar, se c’è qualcuno amico degli altri tanto di guadagnato...” (17).

 

Matteo Luca Andriola

 

 

1) Cfr. M. L. Andriola, Alle radici del fascioleghismo. Gli anni ‘80: dalle leghe alla Lega, Paginauno n. 44/2015
2) Cfr. M. L. Andriola, Alle radici del fascioleghismo. Gli anni ‘90: il Carroccio e la Nuova destra franco-italiana, Paginauno n. 45/2015
3) Stefano Vaj, ex esponente del Grece avvicinatosi all’associazione leghista Terra Insubre, scriverà che “potrebbe [...] piacevolmente sorprendere l’assoluta unanimità con cui praticamente tutte le forze al di fuori dalla più immediata area culturale occidentalista e mondialista – da Rifondazione comunista al Front national, dalla Lega Nord a Sinergie europee al Grece alla Fiamma tricolore – hanno mostrato di percepire immediatamente strumentalità e reale significato dell’attacco degli Usa alla Serbia di Slobodan Milosevic”; S. Vaj, Processo alla Serbia, in L’Uomo libero, n. 54, ottobre 2002. Sull’organo leghista furono ospitati interventi di Alain de Benoist e Guillaume Faye, anch’egli noto esponente del Grece e amico di Vaj. Cfr. A. de Benoist, Kosovo e Kurdistan, due pesi e due misure, La Padania, 2 aprile 1999; Id., Si è aperto il vaso di Pandora, ivi, 6 aprile 1999; G. Faye, I governi europei battano un colpo, ivi, 19 aprile 1999
4) Cfr. Eliseo Bertolasi, Aleksandr Dugin a Milano: La sfida eurasiatica della Russia, Lombardia-Russia associazione culturale, 7 luglio 2014
5) F. Bisozzi, Lega e Russia, una storia di rapporti lunga 15 anni. Intervista a Gianluca Savoini, l’uomo di Salvini che tiene i fili, L’Huffington Post, 17 dicembre 2014
6) Cfr. G. Savoini, Ziuganov comunista anomalo, in La Padania, 20 novembre 1998
7) Cfr. G. Savoini, Non dobbiamo essere una colonia Usa, La Padania, 26 marzo 1999: “«Come friulani avvertiamo molto da vicino i pericoli legati alla guerra lanciata dalla Nato contro la Serbia. Come Governo della Padania siamo convinti che la sottomissione totale dell’Italia ai diktat americani non potrà che causare danni a tutti i padani». Alessandra Guerra, ministro degli Esteri della Padania e consigliere regionale leghista in Friuli, evidenzia come questa guerra dimostra ancora una volta la prepotenza degli Stati Uniti d’America e l’intenzione di Washington di incunearsi direttamente nei Balcani, per impedire una possibile saldatura tra il blocco europeo e russo”. In un’intervista che Savoini farà a Claudio Risé, questi dirà che la guerra balcanica è stata “una guerra mondialista. Ufficialmente [...] motivata con l’intento di appoggiare un movimento di radicamento, quello cioè degli abitanti albanesi del Kosovo per una maggiore autonomia da Belgrado, dalla quale li divide la religione, l’etnia, la cultura, insomma tutto. Nella realtà ci si dimentica che la realtà del Kosovo presentava tensioni croniche da decenni. È stata però la falsa notizia della pulizia etnica in atto nella regione e la guerra scatenata ufficialmente per evitarla che hanno dato via libera a Milosevic per procedere alla deportazione contro i kosovari, ormai resi ufficialmente nemici in quanto alleati dell’aggressore Nato”; G. Savoini, Parla Claudio Risè, docente di Polemologia. «Chi non obbedisce agli Usa è massacrato», La Padania, 26 marzo 1999
8) In un documento presentato dall’associazione filoleghista Il Talebano – il circolo di destra aderente alla Lega che inviterà Alain de Benoist a discutere con Matteo Salvini nel dicembre 2013 (cfr. M. L. Andriola, Alain de Benoist e Matteo Salvini: una Lega Nord “al di là della destra e della sinistra”, Paginauno n. 36/2014) – come contributo al dibattito congressuale della Lega Nord, si legge che “alcuni decenni or sono Jean Thiriart elaboro` la teoria geostorica dell’Eurasia. Il geopolitico belga era convinto che la strada da seguire fosse quella di unire le terre comprese tra Lisbona e Vladivostok
in un’unica nazione, uno spazio continentale che prende ragione della sua esistenza dal momento della caduta dell’U.R.S.S. Tale nazione, nella prospettiva di Jean Thiriart, dovrà essere uno stato politico, un sistema aperto e in espansione che sia espressione di uomini liberi verso un futuro collettivo e condiviso. Noi partiamo da questa visione per proporre l’Europa delle Patrie in cui siano i popoli a decidere del loro futuro. Un grande territorio i cui tutti i popoli saranno padroni di decidere seguendo le loro tradizioni come la loro cultura millenaria. Mille patrie in un’unica nazione, quella europea. Vogliamo costruire un’Europa dei popoli federata ad una grande Russia”; https://iltalebano.files.wordpress.com/2014/07/documento-di-idee_iltalebano.pdf
9) Nel Front il fronte pro-Putin è guidato dal deputato Christian Bouchet, ex neodestrista espulso dalla sezione del Grece di Nantes per “estremismo” ed ex leader del movimento nazionalbolscevico Nouvelle résistance (poi Unité radicale), gemellato con Nuova azione, l’espressione politica di Orion, sezione francese di quel Fronte europeo di liberazione fondato da Murelli nel 1989 a cui appartenevano realtà nazionalrivoluzionarie come gli inglesi di Third way, gli spagnoli di Alternativa europea, i tedeschi del Sozialrevolutionäre Arbeiterfront, i polacchi di Przclom Narodowy e i belgi del Parti communautaire national-européenne (Pcn), erede di Jeune Europe; Cfr. J.-Y. Camus, Une avant-garde populiste: ‘peuple’ et ‘nation’ dans le discours de Nouvelle Résistance, in Mots, n.55, giugno 1998, pp. 128-138 e N. Lebourg, Stratégies et pratiques du mouvement nationaliste-révolutionnaire français: départs, desseins et destin d’Unité Radicale (1989-2002), in Le Banquet, n. 19-20, febbraio 2004, pp. 381-400. Un altro è Aymeric Chauprade, geopolitico di 47 anni, docente a Paris I e collaboratore di Éléments, organo del Grece, ora vicinissimo al Front national, ponte fra Front e il Cremlino, ospite alla Duma di Mosca nel 2013 http://www.agerecontra.it /public/pres30/?p=11770. La stessa nouvelle droite francese, un tempo europeista, da alcuni anni è eurasiatista, come dimostra il numero 131 del trimestrale grecista Éléments, dell’aprile-giugno 2009, dedicato alla Russia, con un dossier dal titolo Demain les Russies!, dove la questione del ruolo geopolitico del colosso dell’Est viene affrontata facendo il tifo per Mosca nel ruolo di liberatrice dei popoli europei dalle tenaglie unipolari calate sul globo dal 1991 in poi.
10) I vertici del Front national “trent’anni fa si definivano liberali e raeganiani”, osserva il teorico della nouvelle droite francese Alain de Benoist, intervistato da Bruno Giurato per Lettera43.it. “Al giorno d’oggi, dopo che Marine Le Pen è succeduta al padre [...] lo stesso movimento milita contro il libero scambio, reclama l’introduzione di un certo protezionismo, e denuncia con vigore la deregulation economica”; A. de Benoist, intervista rilasciata a B. Giurato, Perché la vera decrescita oggi è politica, non economica, Lettera43.it, 25 aprile 2013
11) Nel suo libro-manifesto del 2012, Il mio Nord. Il sogno dei nuovi barbari, Maroni scrive: “Il nostro obiettivo politico (della Lega, n.d.a.) è quello di diventare il primo partito in tutte le regioni del Nord, sul modello della Csu bavarese [...] Questo assunto ci colloca a grandissima distanza dai partiti e dai movimenti neonazionalisti. Insomma, è ora di finirla con i soliti stereotipi: noi non siamo i nipotini di Le Pen”, R. Maroni, Il mio Nord. Il sogno dei nuovi barbari, con C. Brambilla, Sperling & Kupfer, 2012, pp. 3, 4
12) A. Longo, Salvini sbarca in Israele «Il mio modello». Il leader leghista a Gerusalemme scarica CasaPound: «Nessun contatto con loro», La Repubblica, 30 marzo 2016
13) https://wikileaks.org/plusd/cables/09MILAN95_a.html, 28 aprile 2009, pubblicato in italiano in http://ilcappellopensatore.it/2015/08/lega-nord-diplomazia-usa-pt-1/, Url consultato nell’ottobre 2016
14) https://wikileaks.org/plusd/cables/09ROME877_a.html, 30 luglio 2009, pubblicato in italiano in http://ilcappellopensatore.it/2015/08/lega-nord-diplomazia-usa-pt-1/, Url consultato nell’ottobre 2016
15) https://wikileaks.org/plusd/cables/09MILAN173_a.html, 13 agosto 2009, pubblicato in italiano in http://ilcappellopensatore.it/2015/08/lega-nord-diplomazia-usa-pt-2/, Url consultato nell’ottobre 2016
16) https://wikileaks.org/plusd/cables/09MILAN176_a.html, 19 agosto 2009, pubblicato in italiano in http://ilcappellopensatore.it/2015/08/lega-nord-diplomazia-usa-pt-2/, Url consultato nell’ottobre 2016
17) A. Carugati, Matteo Salvini annuncia all’HuffPost un tour estero in autunno: da Nigeria e Russia a Usa e Israele. Presto un Congresso Lega, L’Huffington Post, 14 agosto 2015

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