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(Dis)Orientamenti

 

La nuova destra austrotedesca: dai nazionalrivoluzionari al
populismo alpino di Haider

di Matteo Luca Andriola

Come detto nell’articolo precedente, la novelle droite (‘nuova destra’), nata in Francia nel 1968 attorno alla think tank francese Grece (Groupement de recherches et d’études pour la civilisation européenne) diretta da Alain de Benoist e ad altri intellettuali provenienti dall’estrema destra (come Guillaume Faye, Michel Marmin, Jean-Claude Valla, Yves Christen, Pierre Vial, Dominique Venner, Guy Héraud, Jean Mabire ecc.), si espanse in tutta Europa nel corso degli anni Settanta. Nacquero decine e decine di riviste, circoli, think tank con lo scopo di rinnovare la cultura della destra radicale europea (1). Uno degli scopi della nouvelle droite francese, era – ed è tuttora – quello di elaborare una strategia a lungo raggio per poter ottenere l’egemonia culturale non solo a destra, ma a 360 gradi, ‘sfondando’ anche a sinistra, introducendo così suggestioni antimoderne, antiliberali e comunitariste anche nella sinistra antimondialista e nell’ecologismo verde. Un’altra strategia neodestra, sviluppatasi in parallelo a quella sopra indicata, consiste nel cavalcare il fenomeno del localismo regionalista attraverso contatti con partiti e movimenti populisti definiti etnoregionalisti o etnonazionalisti. Ambo le strategie nacquero a livello teorico in Francia e nel Belgio, ma trovarono la loro concreta applicazione in Germania e in Austria, trasformando i due paesi tedeschi in laboratori politici per le teorie di Alain de Benoist & Co.


La prima ondata della Neue Rechte nazionalrivoluzionaria: dalle riviste antiborghesi all’Aktion Neue Rechte (1968-1975)
La Neue Rechte tedesca si sviluppò parallelamente a quella francese (2). Dai primi anni Sessanta era molto forte fra i giovani dell’estrema destra tedesca, in aperto dissidio con i neonazisti della Npd, la componete nazionalrivoluzionaria. Uno di questi giovani, il futuro sociologo Henning Eichberg, si distinse fra tutti i militanti nazionalisti tedeschi. Il giovanissimo Eichberg, futuro maître à penser della corrente nazionalrivoluzionaria della nuova destra teutonica, era all’epoca un militante della Deutsche soziale union, partito diretto da Otto Strasser, esponente della cosiddetta ‘sinistra nazista’ assieme al defunto fratello Gregor. La ‘sinistra nazista’, per le sue idee che univano il patriottismo völkisch e una socialità così estrema da spingerla a guardare con simpatia al comunismo sovietico (alla pari dei nazionalbolscevichi del Widerstand-Bewegung di Ernst Niekisch, movimento ‘di destra’ che univa nazionalismo e bolscevismo), fu fortemente osteggiata dai vertici nazisti: Gregor fuggì in Italia e Otto, staccandosi dal partito nazista, formò lo Schwarze Front, partito ‘socialista nazionale’ represso dalla Gestapo (3).

Il giovane Eichberg, discepolo di Otto Strasser, si avvicinò alle tesi nazionalrivoluzionarie e studiò gli intellettuali della Rivoluzione conservatrice tedesca, collaborando alla rivista neonazista Nation-Europa firmandosi con lo pseudonimo Hertwig Singer (4). Nel ’66, durante un campo estivo organizzato dalla Federazione degli studenti nazionalisti francesi, Eichberg, e con lui giovani come Lothar Penz, Sven Thomas, Uwe Michael, Wolfgang Strauss ecc., si avvicinarono al futuro nucleo della nouvelle droite francese, riunita attorno alla rivista Europe-Action. Il gruppo di Amburgo, riunito dal 1968 attorno al periodico Junges Forum, iniziò a sintetizzare il pensiero della nouvelle droite francese con le idee del cosiddetto ‘fascismo rosso’ tedesco e con quelle della Rivoluzione conservatrice. Esercizio molto semplice, se si pensa che anche le stesse riviste del Grece francese, Éléments e Nouvelle École, svilupparono tematiche che ben si coniugavano con quelle degli autori della corrente rivoluzionario-conservatrice weimariana: Ernst von Salomon, Oswald Spengler, Ernst Jünger, Carl Schmitt, Werner Sombart e il suo ‘socialismo nazionale’, e Moeller van den Bruck, autore di un libro uscito nel 1922 intitolato Il Terzo Reich che propugnava una sintesi fra conservatorismo, socialismo völkisch (solidarietà interclassista fra coloro che sono della stessa etnia) e nazionalismo prussiano. Alcuni di questi reazionari erano stati, come i nazionalbolscevichi e i ‘socialisti nazionali’ di Strasser, osteggiati dai nazisti, e diversi erano finiti nei lager. Questo permise a tali personalità di autodefinirsi come una sorta di ‘trockijsti di destra’, eretici nel nazionalismo radicale. Questo alibi permise ai giovani di Junges Forum di prender maggiormente le distanze dal nazismo – almeno in apparenza – presentandosi come una nuova destra alla pari del gruppo del Grece.

Fra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, nel pieno dello sviluppo dei circoli nazionalrivoluzionari in tutta Europa (i famosi ‘nazimaoisti’ italiani di Lotta di Popolo e Terza Posizione o, in Francia, gruppi come Lutte de Peuple che si battevano per una ‘terza via’ fra socialismo e democrazia che non riconosceva i concetti di destra e di sinistra) nacquero in Germania, sul solco di Junges Forum, diverse riviste e circoli nazionalrivoluzionari che guardarono con attenzione a quello che stava succedendo in Francia con la nouvelle droite: nacquero rivistine come Mut – che patrocinò una manifestazione nazista a Monaco nel 1972 dove parteciparono tutte le rappresentanze d’Europa, da Ordine Nuovo ad Avanguardia nazionale – Rebell, Ideologie & Strategie ecc., canale per la diffusione delle tesi neodestre francesi nella galassia nazionalrivoluzionaria e neonazista tedesca.

I contatti fra il Grece e il circolo di Amburgo si concretizzarono con la pubblicazione di articoli di Henning Eichberg su Éléments e Nouvelle École e con l’uscita di quelli di Alain de Benoist & Co. su Junges Forum e la traduzione dei rispettivi libri. Il gruppo di Amburgo si differenziò da quello francese su alcune cose: mentre il Grece di Alain de Benoist predicò la semplice elaborazione culturale e l’estraniazione dalla politica attiva per poter rinnovare i referenti culturali della destra radicale (la strategia metapolitica), i circoli nazionalrivoluzionari della Neue Rechte optarono anche per la politica attiva.

Nel 1972, su iniziativa del bavarese Siegfried Pöhlmann, distaccatosi dall’Npd, nacque l’Aktion Neue Rechte (ANR), lista che avrebbe dovuto aggregare l’universo nazionalrivoluzionario attorno alle tesi neodestre. ANR era però divisa all’interno fra i giovani, socialisteggianti, e i seguaci di Pöhlmann, conservatori.
Il programma rispecchiava questo dualismo, dato che univa temi conservatori come l’anticomunismo e l’ecologismo con tematiche ‘sociali’ come anticapitalismo e antiliberismo assieme alle idee della nouvelle droite, come l’antiegualitarismo, la biologia, l’etologia, la strategia metapolitica, il differenzialismo etnoculturale ecc. Fu un fiasco elettorale, dato che l’elettorato di destra non comprese queste tematiche.

Nonostante l’adesione nel 1973 di Lothar Penz, leader della corrente ‘solidarista’ neodestra, ANR entrò in una profonda crisi per scissione della federazione del Baden-Württemberg, per l’uscita di Friedhelm Busse, segretario del partito, e per l’uscita del 60% dei militanti dal movimento per dar vita al Nationalrevolutionäre Aufbauorganisation (NRAO), che comportò anche la perdita del periodico neodestro Ideologie & Strategie. La prima ondata neodestra tedesca andò in profonda crisi, ma non scomparve del tutto. La rivista Junges Forum e il gruppo neodestro di Amburgo (che è stato definito ‘solidaristen’) rimase, coltivando sempre posizioni identitarie, comunitariste, antiborghesi, anticapitaliste, ambientaliste e sociali, impegnandosi, già dalla fine degli anni Settanta, all’infiltrazione del movimento ecologista tedesco e nelle riviste dei Grüne (i Verdi). Il mezzo utilizzato dai ‘solidaristen’ è la rivista bimestrale Wir Selbst, animata da Eichberg, che camuffa tale offensiva ai danni dei Grüne come “difesa dell’ambiente”, un ambiente sempre inteso in senso neodestro, cioè come una piccola Volksgemeinschaft regionale da preservare da ogni forma di inquinamento, anche di tipo etnico e culturale. La cosa ha ovviamente allarmato i vertici dei Grüne.

La Neue Rechte solidarista di Eichberg e Penz ha anche rinnovato il senso stesso del razzismo, coniando sulle pagine di Junges Forum il termine ‘etnopluralismo’, rivendicando il “diritto alle differenze” come principio basilare per l’affermazione di un vero pluralismo etnoculturale. L’etnopluralismo di Junges Forum si fonda sull’idea di valorizzare le singole identità nazionali ed etniche: ogni popolo ha il diritto alla propria “identità nazionale”, con il diritto alle differenze quale antidoto contro il cosiddetto Umvolkung, cioè “l’invasione di stranieri”, termine utilizzato anche dai nazionalsocialisti negli anni Trenta, con cui oggi la nuova destra intende l’alterazione forzata dell’integrità etnoculturale.

L’idea base dell’etnopluralismo è che il nuovo ordine della ‘nazione Europa’ “dovrebbe essere realizzato attraverso il riconoscimento delle ‘naturali differenze’” (5) insite fra le comunità. Oltre all’etnopluralismo Eichberg formula l’idea del cosiddetto “nazionalismo di liberazione” (6), secondo cui i popoli, per difendere la loro identità culturale, dovrebbero opporsi al cosiddetto ‘inquinamento’ provocato dalla presenza degli stranieri. Ciò comporterebbe una critica pesante nei confronti dell’America e dell’idea di esportare la democrazia liberale con la forza, dato che è come se si stesse invadendo una cultura diversa dalla nostra. Questo darebbe inizio a processo inverso, con l’inizio dell’immigrazione dei popoli del Terzo mondo in Europa.


La Neue Rechte neoconservatrice: Criticòn, il Thule-Seminar e Junge Freiheit
La fine del partito di Siegfried Pöhlmann non ha segnato la morte della Neue Rechte in Germania. A partire dal 1976-1977 si assiste alla rinascita della nuova destra intellettuale tedesca. Cambiarono alcune cose: 1) niente più politica diretta (ergo, niente più Aktion Neue Rechte); 2) ripresa dell’attività culturale in senso metapolitico (con l’obiettivo di ottenere l’egemonia culturale); 3) rafforzamento della componente neoconservatrice; 4) uso di think tank come in Francia.
Questa rinacque grazie ad Armin Mohler, un’intellettuale svizzero nato nel 1920 che cercò di aderire alle SS. Fu scartato, ma ciò non affievolì la sua ammirazione per il nazismo. Dopo la guerra divenne segretario di Ernst Jünger, uno dei più importanti esponenti della Rivoluzione conservatrice, e da questa frequentazione nacque la sua idea ‘moderna’ di stare a destra. Diede vita, prima di intessere i suoi rapporti col Grece e con Alain de Benoist, alla rivista Criticòn e all’ideologia ‘neoconservatrice’, che riprendeva i temi rivoluzionario-conservatori degli anni Venti e Trenta modernizzandoli: antiborghesismo, neocorporativismo, la creazione di uno Stato organico, gerarchico, autoritario e antiegualitario – sempre dal punto di vista etico ed etnico – dove primeggi la comunità etnica (Volksgemeinschaft) sull’individuo e dove si sviluppi una Nationalen Selbstwertgefühls o ‘autostima nazionale’.

Colpisce inoltre l’idea del disprezzo delle masse e dell’elitismo politico.
Sono tutti temi che Mohler riprende dal suo bagaglio rivoluzionario-conservatore völkisch e che verranno ‘modernizzati’ e diffusi in Germania attraverso le lenti della nouvelle droite francese. Mohler divenne il maître à penser della Neue Rechte neoconservatrice, ispirando nuove leve. Una delle prime fondazioni neodestre in Germania fu la Deutsch-Europäiche Studien Gesellschaft (DESG, Associazione per gli studi germanico-europei), think tank che collegava i nuclei intellettuali tedeschi con quelli francesi.
Nel 1980 nacque a Kassel, sul solco delle idee elaborate su Criticòn e attraverso la lettura dei libri di Alain de Benoist, il Thule-Seminar, uno dei più importanti think tank tedeschi modellato sul Grece francese. Il fondatore era il giovane Pierre Krebs, seguace di Mohler e Alain de Benoist. Il nome allude alla Thule Gesellschaft, o Società Thule, circolo esoterico nazista che ispirò le idee antisemite e geopolitiche del partito di Hitler, favorendone l’ascesa (7). Il gruppo si autodefinisce “società di ricerca per la cultura indo-europea” (leggi ‘ariana’), e l’home page del sito ufficiale (www.thuleseminar.org) presenta palesi riferimenti alla cultura dell’antico popolo germanico e scandinavo che ricordano molto l’interesse dei nazisti per i miti nordici, e si rifà alle tesi neopagane di Alain de Benoist. Sempre sull’home page il gruppo critica la società multirazziale che sta portando all’etnocidio delle particolarità insite nei popoli europei, e dichiara come suo obiettivo primario il richiamo alla strategia metapolitica (detto anche “gramscismo di destra”, strategia che porta tutti i gruppi neodestri a rileggere e appropriarsi da destra di Antonio Gramsci, vedendolo come il teorico dell’egemonia culturale), formando cellule e infiltrandosi così nei principali luoghi della cultura (quotidiani, tv, università, editoria ecc.) per ‘infettarla’ con tesi völkisch, etnocomunitarie e neorazziste, ed egemonizzare così l’opinione pubblica europea.

Il Thule-Seminar utilizza come emblemi lo Schwarze Sonne (il sole nero, simbolo neopagano e neonazista), combinato con la Sig Rune e con la Tiwaz Rune, anch’essi simboli di destra. La sua ideologia è stata descritta come l’unione fra le tesi della rivoluzione conservatrice e della nouvelle droite francese, comprendente anche elementi di antiamericanismo, antisionismo-antisemitismo e di neorazzismo differenzialista, che ha portato il gruppo a elogiare l’apartheid come mezzo per innalzare le differenze etnico-culturali (lo ‘sviluppo separato’) senza degenerare in genocidio. La rivista principale del think tank, sul modello di Éléments in Francia, era fino al 1990 Elemente, pubblicata anche col contributo della DESG, l’altro think tank neodestra. Oggi si è aggiunta la rivista culturale Metapo e, dal 1988, Neue Anthropologie, trimestrale caratterizzato da un profondo interesse per la biologia, la genetica, l’eugenetica e l’antropologia culturale, impregnato di un razzismo culturalista di stampo nordico, organo della Gesellschaft für biologische Anthropologie, Eugenik und Verhaltensforschung (GfbAEV) cioè la Società per la Ricerca Antropologica, Biologica, Eugenetica e Comportamentale di Amburgo, a cui partecipò anche Alain de Benoist, il cui leader è l’avvocato Jürgen Rieger. La GfbAEV è collegata alla Lega Mondiale per la Protezione della Vita o Weltbund schutz des lebens (Wsl).

Ma per diffondere le idee a un pubblico molto più vasto la Neue Rechte in Germania si serve di una pubblicazione molto letta: il settimanale tabloid Junge Freiheit (8). La rivista, pubblicata a Friburgo nel 1986 da Dieter Stein e da diversi giovani liceali e universitari di destra, cerca di essere una sorta di ponte fra gli intellettuali della Neue Rechte (i neoconservatori del Thule-Seminar e i ‘solidaristen’ antiborghesi, sociali e antiamericani di Junges Forum), i politici della vecchia destra neonazista del Npd, i neopopulisti del Republikaner Partei e della Deutsch Volk Union e gli ambienti più a destra della Christlich Soziale Union e della Christlich Demokratische Union. La rivista, ampiamente disponibile nelle edicole tedesche, non solo ha diffuso tesi revisioniste e antisemite dando voce al negazionista David Irving (9), ma è anche implicata nel tentativo di condizionare i populismi regionalisti in Europa, come la Lega Nord, elogiando nell’articolo Rivolta delle Regioni i tentativi separatisti del partito etnopopulista nella seconda metà degli anni Novanta, sostenendo che “la fondazione della nuova Repubblica federale della Padania, ricca di simbolismi, potrebbe conseguire una dimensione politica reale qualora i centralisti italiani non si decidano finalmente per la federalizzazione dello Stato” (10). Il settimanale neodestro ha giudicato di “estremo interesse le carte geografiche pubblicate dalla Lega sui confini dell’auspicato Stato del Nord. In queste carte dettagliate il Südtirolo rimane fuori, cosi come le parti del Trentino appartenenti fino alla prima guerra mondiale alla parte austriaca della monarchia danubiana” (11).


Il Fpö di Jörg Haider: dal neonazismo pangermanico al Soziale Heimatpartei populista in salsa neodestra
Il tabloid tedesco Junge Freiheit non ha guardato con interesse solo la Lega Nord di Bossi. Da buona rivista tedesca di estrema destra, Junge Freiheit coltiva, come tutte le pubblicazioni e i partiti tedeschi di area, tendenze pangermaniche. Secondo loro la Germania non corrisponde a quella odierna, e non dovrebbe essere divisa in tanti Statinazione ‘artificiali’ che tenderebbero a dividere l’Heimat tedesca in modo arbitrario, ma unificata in un unico Stato. Il modello geopolitico della destra tedesca è il Reich germanico.
Gli ambienti neodestri tedeschi (solidaristi e neoconservatori) non sono da meno. Il loro Reich germanico ideale, mutuato ovviamente dalle idee imperiali di Alain de Benoist (12), dovrà innanzitutto essere federale (federare cioè le regioni che compongono il popolo tedesco), e aggregare attorno a sé tutto il popolo europeo.

Tali idee, che si diffondono in Germania con moltissima difficoltà per una legislazione antinazista che, da un punto di vista strettamente personale, dovrebbe essere attuata anche in Italia, si sono infiltrate nella vicinissima Austria all’interno dei Freiheitliche Partei Österreich (Fpö), partito diretto dal 1986 al 2001 da Jörg Haider. Questi è riuscito a trasformare un partito palesemente neonazista in un laboratorio politico per l’applicazione di moltissime idee della nuova destra europea. Dopo una breve parentesi di tipo liberalconservatore, che permise al Fpö di esser addirittura accettato nell’Internazionale liberale divenendo una via di mezzo fra il vecchio Pli e Alleanza nazionale, il giovane Haider riuscì nel 1986, col sostegno delle correnti giovanili del partito, a diventare il nuovo leader della destra populista austriaca, accentuando i toni xenofobi e estremisti del Fpö.

Un ruolo fondamentale per la diffusione delle tesi neodestre nel populismo austriaco è da attribuire ad Andreas Mölzer, nuovo ideologo del Fpö proveniente dalla Neue Rechte austriaca. Questi, proveniente come moltissimi militanti della destra austriaca dalle Burschenschaften, la goliardia tedesca, fortemente contraddistinta da una palese venatura völkisch, attraverso la rivistina Das Aula (dal 1983 al 1995) iniziò a diffondere nel partito austriaco le tesi elaborate in Francia dal Grece di Alain de Benoist e da intellettuali della nouvelle droite francobelga come Guillaume Faye, Jean-Claude Valla, Pierre Vial, Luc Pauwels e Robert Steukers, e da quella tedesca dei neoconservatori come Armin Mohler del Thule-Seminar di Pierre Krebs.

Come avvenne tale penetrazione? Prima di tutto Mölzer fu nominato dallo stesso Haider responsabile della cultura nel partito. Fu rielaborata l’ideologia pangermanica del Fpö in senso regionalista e comunitario. Un tempo il Fpö era addirittura capace di non riconoscere la legittimità dell’Austria e di vedere nell’Anschluss del 1938 un moto liberatore per unire tutti i tedeschi. Bisognava esaltare una ‘libera Austria’ federata entro una ‘libera comunità tedesca’, parte di una grande Europa federale delle Regioni e delle Etnie. Aula, all’interno del Fpö, diffuse le stesse identiche tematiche elaborate dal tabloid tedesco Junge Freiheit, con cui vennero intrattenuti rapporti editoriali.

Nel libro Österreich – ein deutscher Sonderfall, Mölzer scrisse che le origini della peculiarità storica tedesca andavano ricercate “nell’errore dei tedeschi che dopo il 1848 hanno adattato un modello statale inutilizzabile [...] quello dello Stato nazionale come si è formato nella Rivoluzione francese” (13), cioè lo Stato basato sulla libera volontà del cittadino, e non sul radicamento Blot und Boden (Sangue e Suolo) tipico dell’ideologia völkisch (14).
Nella terminologia della Neue Rechte austrotedesca al servizio del populismo haideriano, a cui segue un lento allontanamento dal nostalgismo nazista e la ripresa degli intellettuali della Rivoluzione conservatrice e della nuova destra europea, ritornano però parole pericolose, come l’Umvolkung, cioè ‘ripopolamento’, termine che i neodestri tedeschi utilizzano riferendosi al pericolo di invasione da parte degli stranieri, tesi presa da Eichberg e da Junges Forum. Nel programma elaborato dal partito nel 1993, intitolato Österreich zuerst, cioè “L’Austria innanzitutto”, il partito introdusse idee etnocentriche sostenendo che l’“Austria non è un paese di immigrazione” e che bisognava istituire un vero e proprio apartheid scolastico, creando classi separate per gli immigrati, e nella società, bloccando completamente l’immigrazione. In tal caso il ruolo degli intellettuali neodestri è fondamentale, dato che Mölzer fu uno degli autori del documento, mentre il giovane Jürgen Hatzenbichler, pupillo di Mölzer, fondò nel 1995, assieme al mentore, un’edizione austriaca di Junge Freiheit a cui poi seguì nell’ottobre del 1997 la rivista
Zur Zeit, una sorta di forum messo a disposizione di tutta la destra alpina per diffondere tesi etnonazionaliste e regionaliste (15).

Prima di accedere al governo nazionale di Vienna, causando un putiferio a livello europeo, Haider e il suo partito gestirono una regione dell’Austria, la Carinzia. La regione divenne una sorta di laboratorio politico per applicare le prime forme di etnocentrismo e di esclusione nei confronti di una delle più grosse minoranze presenti sul suolo austriaco: gli sloveni.
La Carinzia non solo è la roccaforte del Fpö, ma è la regione austriaca maggiormente segnata dal nazionalismo. È, come composizione sociale, molto simile al Nord-Est italiano. Mentre nel Veneto l’immigrazione è meridionale – favorendo il fenomeno della prima Liga Veneta e poi della Lega Nord, molto solidale con Haider – in Carinzia l’elemento ‘intruso’ o ‘allogeno’ è quello slavo, causando tensioni forti fra le due comunità dall’inizio del Novecento. Dalle pagine del Kärntner Heimatdienst, quotidiano del Fpö carinziano, dal dopoguerra il partito populista, che all’inizio non nascondeva le sue simpatie nei confronti del nazismo, ha sempre lanciato petizioni per ghettizzare la minoranza slava, cercando di abrogare il bilinguismo nella toponomastica e nelle scuole. Con parole che ricordano molto quelle della Lega, simili al nostrano “Padroni a casa nostra”, volgarizzazione del concetto etnopluralista elaborato dalla Neue Rechte, il Fpö in Carinzia è visto come veniva visto a suo tempo il Movimento sociale italiano di Giorgio Almirante in Trentino Alto Adige, cioè l’Heimatpartei, il ‘Partito della Patria’ inteso come patria tedesca.

Sul prossimo numero di Paginauno vedremo meglio come Haider, al momento di accedere al potere, ha applicato le teorie di Andreas Mölzer al contesto nazionale, i suoi contatti con la Lega Nord e col regionalismo etnico europeo in regioni chiave come la Baviera, dove l’ideologia della nouvelle droite non ha contaminato un partito palesemente neonazista, ma la Csu di Edmund Stoiber, democristiano di destra favorevole all’autonomismo della regione bavarese…

 

Matteo Luca Andriola

 

(1)Cfr. M.L. Andriola, Le ‘nuove destre’ culturali europee. Comunità, identità, regionalismo e neopaganesimo, Paginauno n. 30/2012 e P.A. Taguieff, Sur la Nouvelle Droite, Paris, Descartes & Cie, 1994, ed., it., Sulla Nuova Destra. Itinerario di un intellettuale atipico, Firenze, Vallecchi, 2004
(2) Cfr. M. Feit, Die ‘Neue Rechte’ in der Bundesrepublik, Campus Verlag, 1987
(3) Cfr. L. Picciafuochi, Chi sono i nazisti ‘di sinistra’, in Praxis, luglio-agosto 1998. Sulla repressione di questi cfr. G. Mayda, Gestapo, il braccio violento del nazismo, in Storia Illustrata, n. 207, febbraio 1975
(4) Cfr. P. Moreau, Les hérities du III Reich. L’extrême droite allemande de 1945 à nos jours, Paris, Seuil, 1994, pp. 396-397; G. Gaddi, Neofascismo in Europa, Milano, La Pietra, 1974, p. 199
(5) Cfr. F. Grass – H.G. Jaschke – K. Schönekäs, Neue Rechte und Rechtsextremus in Europa, Opladen, Wesrdeurscber Verlag, 1990, p. 295
(6) Non è un caso che la rivista neodestra di Eichberg si intitoli Wir Selbst, cioè “Noi stessi”. In gaelico, lingua celtica parlata in Irlanda, ‘Noi stessi’ si traduce Sinn fein, il nome del movimento politico indipendentista rivoluzionario collegato all’Ira. È segno di una forte sensibilità, in chiave identitaria ed etnocentrica ovviamente, nei confronti del cosiddetto ‘nazionalismo di liberazione’ da parte dell’estrema destra nazionalrivoluzionaria europea. È anche una tecnica di appropriazione di temi nati a sinistra per contaminarli con idee reazionarie
(7) Cfr. C. Blamires, World Fascism: A Historical Encyclopedia, ABC-CLIO, 2006, pp. 665–666 e F.P. Heller – A. Maegerle, Thule: vom völkischen Okkultismus bis zur Neuen Rechten, Schmetterling Verlag, 1998, p. 135
(8) Cfr. www.junge-freiheit.de e l’archivio online della rivista, al sito www.jf-archiv.de
(9) Cfr. J.Y. Camus (éd), Exstrémismes en Europe, Paris, CERA, 1997, p. 51-52
(10) Cfr. Junge Freiheit, n. 39, 1996
(11) Cfr. Junge Freiheit, n. 38, 1996, p. 8. Sull’idea geopolitica della Lega Nord, in totale sintonia con quella della nouvelle droite, cfr. L. Ceccarini – F. Turato, Atlante geopolitico delle Leghe, in LiMes, n. 3, 1996
(12) Cfr. A. de Benoist, L’empire intérieur, Motpellier, Fata Morgana, 1995; ed. it. L’Impero interiore. Mito, autorità, potere nell’Europa moderna e contemporanea, Firenze, Ponte delle Grazie, 1996 e Id., L’idea di Impero, in Trasgressioni, n. 13, gennaio-aprile 1991
(13) A. Mölzer, Österreich – ein deutscher Sonderfall, Berg am See, Türmer, 1988, p. 28; cit. in B. Luverà, Il Dottor H. Haider e la nuova destra europea, Torino, Einaudi, 2000, p. 130
(14) Sulle pagine del settimanale neodestro Junge Freiheit, Mölzer difese strenuamente l’idea pangermanica della cosiddetta Kulturnation, che identifica nell’identità etnico-culturale la base per determinare la cittadinanza. Cfr. Junge Freiheit, 17 ottobre 1997
(15) Cfr. B. Luverà, Il Dottor H. Haider e la nuova destra europea, cit., p. 136

 

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