
anno II, numero
8
giugno - settembre 2008
Edizioni
paginauno
formato: 21 x 30 - pagg.
64
prezzo: 8,00 euro
ISSN: 1971343600008
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Editoriale
Nadir
Promosso da alcuni scrittori e intellettuali, il boicottaggio dell’ultima
edizione del Salone del libro di Torino ha evidenziato le ambiguità
nascoste nella distinzione tra arte e politica. Eppure, pur partendo
da buoni presupposti, l’iniziativa non è stata in grado
di estendere il discorso al problema più drammatico dell’editoria
moderna: il ruolo di committente nascosto svolto dal mercato e dall’ideologia
del largo consumo (Giovanna Cracco, pag. 14). Una logica che fa capo
all’uomo medio, ovvero a quella misteriosa coniugazione tra
determinazioni mercantili e istanze umane, elaborata dalle ciniche
alchimie del marketing (Felice Bonalumi, pag. 24). È lui il
lettore che lo scrittore medio insegue, spinto da un’invisibile
– per quanto tangibile – forma di committenza (Felice
Accame, pag. 51). Fortuna vuole che molti buoni libri riescano ancora
a vedere la luce. Due in particolare, La trattativa e Amici come prima,
aiutano a intuire il futuro dell’Italia dopo il risultato delle
ultime consultazioni elettorali. Un orizzonte su cui aleggiano il
federalismo e i vantaggi che da esso trarranno Cosa nostra e gli industriali
del Nord (Walter G. Pozzi, pag. 7), veri beneficiari della deregulation
che ne seguirà, compreso l’inasprimento delle future
leggi mirate a regolamentare il mercato del lavoro e i flussi dell’immigrazione
(Erika Gramaglia, pag. 46). Dell’immondizia si è parlato
per convenienza elettorale. Con l’Unione Europea che ringhia
dietro la porta, i nuovi governanti dovranno presto trovare una soluzione.
Qualcuno consiglia di guardare oltre confine, con il rischio che i
nostri politici prendano spunto da una soluzione adottata dagli Stati
Uniti nel 1945 (Nicola Loda, pag. 65).
Le elezioni dello scorso aprile non hanno avuto nemmeno il merito
di distogliere l’attenzione dei media dalla ricorrenza dei quarant’anni
trascorsi dal ‘68. Tra uno slogan elettorale e l’altro
qualche articolo ha fatto capolino, e immediati sono esplosi il revisionismo
e la riesumazione di alcuni antichi leader. Tra questi, com’era
prevedibile, anche Mario Capanna (Antonio Steffenoni, pag. 19).
In un tale bailamme di parole, nessuno parla più delle guerre
nel mondo e della loro incidenza sulla vita degli individui. Conflitti
le cui dinamiche imperialistiche mostrano l’accentuarsi delle
contraddizioni del capitalismo (Fabio Damen, pag. 29). D’altro
canto, è normale. Il silenzio crea assuefazione, al punto che
nessuno risale
più con il pensiero all’11 settembre. L’unica certezza
rimane la caduta delle Twin Towers. Peccato nessuno più si
chieda chi sia stato a buttarle giù e perché (Davide
Pinardi, pag. 53).
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