
anno II, numero
10
dicembre 2008 - gennaio
2009
Edizioni
paginauno
formato: 21 x 30 - pagg.
64
prezzo: 8,00 euro
ISSN: 1971343600010
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Editoriale
Il nuovo ordine
Sin dal suo insediamento, il governo si è impegnato a consolidare
la governabilità secondo un perfetto meccanismo mafioso. Un piano
d’attacco e di difesa, il cui cardine è lo stravolgimento
dell’architettura giuridica, secondo due capisaldi storici della
politica italiana: l’espansione e la salvaguardia della corruzione.
Un progetto che rischia di trovare applicazione ultima e definitiva
nelle tante ambiguità presenti nella ormai prossima riforma della
giustizia (Walter G. Pozzi, pag. 7).
L’evoluzione della corruzione in Italia è d’altronde
il ritratto della sua stessa evoluzione produttiva. Nel passaggio da
un capitalismo da ‘espansione del debito pubblico’ a un'impostazione
privatistica del monopolio, la corruzione è l’unica costante.
Oltre, naturalmente, alla inestirpabile permanenza dei soliti capitani
coraggiosi, ‘grandi’ protagonisti dell’industria
e della finanza (Giovanna Cracco, pag. 13). Si pensi al caso della clinica
Santa Rita, in cui l’ansia da prestazione economica – e
di rimborsi gonfiati – ha finito inevitabilmente per creare un
tale numero di malati ‘immaginari’ da fare impallidire lo
stesso Molière. E puntuali sono arrivati anche i morti (Giovanna
Baer, pag. 28).
L’ideologia non passa tuttavia solo attraverso le leggi. Passa
dai quotidiani a tiratura nazionale e dal pieno allineamento dei loro
editorialisti, il cui appiattimento servile sfiora il grottesco (Angelo
Bray, pag. 44); passa dalla storia, dal negazionismo e dal revisionismo,
attraverso un’oculata creazione degli eventi da parte di plasmatori
professionisti di verità (Davide Pinardi, pag. 48), o dalla totale
rimozione di eventi come mostra Giuseppe Ciarallo a pag. 46.
D’altro canto, la creazione di paradigmi storici, al pari di quella
di superstizioni e dogmi, è questione di potere. Lo sa bene il
Vaticano che, non a caso, sforna beati a getto continuo (Nicola Loda,
pag. 65 e Augusto Q. Bruni, pag. 58).
Ma non ci sono solo le parole bensì, anche e molto spesso, è
il silenzio il più efficace strumento del linguaggio del regime.
Nel mondo, attraverso la creazione del caos, gli Stati Uniti cercano
di conservare il proprio ordine, come mostra Fabio Damen (pag. 21) prendendo
spunto da quanto sta accadendo in Pakistan. Ne parla forse qualcuno?
È il trionfo dell’industria culturale. Un dominio in grado,
assai più della scienza, di costruire, se non l’intelligenza
artificiale, almeno il perfetto replicante comodamente sfruttabile.
A tal proposito (pag. 16), Felice Accame affronta la diatriba scientifica
sul rapporto mente cervello e comportamento che, da più di un
secolo, affligge la scienza accademica, incapace di rinunciare ai propri
‘pregiudizi’.
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