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Inchiesta

 

Ngc e sanità lombarda: Comunione e liberazione
in global service
di Luce Aletti

Gli appalti Ngc nella sanità lombarda

Gli intrecci pubblico/privato della sanità lombarda sono finiti nell’occhio del ciclone della magistratura: dalle vicende del San Raffaele e della Maugeri, ai faccendieri vari che secondo gli inquirenti fungevano da collegamento tra le cliniche private accreditate al Sistema sanitario e i vertici della Regione, fino ai due avvisi di garanzia ‘eccellenti’ recapitati a Carlo Lucchina, direttore generale della Sanità lombarda – indagato per associazione a delinquere e turbativa d’asta – e Roberto Formigoni, governatore della Lombardia – indagato per corruzione. A far da sfondo alle varie vicende la realtà di Comunione e liberazione, che grazie al governo quasi ventennale della Regione in mano a uno dei suoi maggiori esponenti ha, di fatto, monopolizzato il sistema della sanità lombarda. Fiumi di denaro escono dalle casse pubbliche ed entrano nelle tasche private degli imprenditori ciellini in modo, pare, più o meno lecito. Tuttavia non è solo il confine della legalità a tracciare la legittimità di un sistema di potere che, grazie alla privatizzazione dello stato sociale, foraggia di profitti i propri ‘amici’; può essere infatti che la Ngc Medical s.p.a. (sede a Novedrate, Como), azienda leader nella fornitura di servizi agli ospedali pubblici lombardi, ottenga gli appalti nella perfetta legalità; ma, di certo, è impresa ciellina.

Eugenio Cremascoli, il fondatore – ospite fisso al Matching, la fiera della Compagnia delle opere, il braccio imprenditoriale di Cielle a cui Ngc è associata – non è sconosciuto alle cronache: nel 2003 fu coinvolto in un’inchiesta per appalti pilotati all’ospedale di Lecco, che finì con la sua assoluzione, e nel 2008 il suo nome compare nella vicenda dei conti esteri a Vaduz, in Liechtenstein. Con i figli Anna e Paolo, quest’ultimo presidente del Consiglio di amministrazione, gestisce la Ngc e ne possiede il 37%; impossibile sapere chi detiene la restante quota di maggioranza, dato che nei documenti societari figura il nome della Unione Fiduciaria s.p.a., la fiduciaria delle banche popolari, considerata anch’essa vicina a Cielle.

Ngc fornisce attrezzature e materiali medicali; core business dell’azienda è la ‘gestione in global service’ di sale operatorie di cardiochirurgia e terapia intensiva e di laboratori di emodinamica, elettrofisiologia e radiologia interventistica, branche della medicina relativamente nuove che utilizzano tecnologie mini invasive all’avanguardia per il trattamento delle problematiche dell’apparato cardiovascolare; un settore ‘ricco’ che acquisisce sempre più interesse nell’ambito della sanità. La fornitura in service prevede la consegna ‘chiavi in mano’ della sala, compresa di modifiche murarie e strutturali, arredamento, attrezzature, apparecchiature e materiali vari. È dunque una gestione che ha mutato radicalmente le procedure d’appalto: un tempo gli ospedali indicevano singole gare per ogni tipologia di materiale (dispositivi, medicazioni, macchinari ecc.) mentre oggi l’appalto è uno, omnicomprensivo di tutto il necessario, e raggiunge cifre milionarie.

All’interno degli ospedali pubblici spetta al direttore generale – la cui nomina è di competenza della Giunta regionale – sottoscrivere gli appalti. La lottizzazione delle varie poltrone è un balletto complicato che si ripete periodicamente e che rispetta, nei risultati, gli equilibri di partito presenti in Regione Lombardia. Se un tempo quindi Comunione e liberazione aveva come principale referente politico il Pdl, ossia il partito di Formigoni, con l’ascesa della Lega nord le ‘amicizie’ sono diventate trasversali: non sono più dunque solo direttori ciellini a firmare in calce gli appalti a Ngc, ma anche personaggi in quota al partito padano. Significativo il fatto che il primo leghista che è riuscito a mettere piede nell’assessorato alla Sanità, Alessandro Cè nel 2005, sia durato giusto il tempo di denunciare in pubblico che la sanità regionale è un sistema di potere al servizio di Formigoni e dei suoi amici: licenziato in tronco con l’assenso di Bossi, al suo posto è arrivato il ragionevole Luciano Bresciani, che ancora oggi tiene la poltrona.
Vale la pena vedere qualche numero relativo agli appalti Ngc, per capire di quanto denaro si sta parlando (vedi tabella 1).

 

 

Tra i direttori generali, quelli di riconosciuta fede ciellina sono Amigoni, Bravi, Bergamaschi e Caltagirone. Quest’ultimo ha firmato il primo service Ngc avviato al Niguarda, nel 1999: 66,6 miliardi di vecchie lire (pari a circa 34,4 milioni di euro) per cinque anni.
La gara attirò l’attenzione della Corte dei Conti che nel settembre 2009, in primo grado, condannò Caltagirone al pagamento di 322 mila euro per danno erariale procurato nell’aggiudicazione ed esecuzione dell’appalto; successivamente, in fase di appello (aprile 2011), il direttore generale fu assolto. Passato nel frattempo al Policlinico San Matteo di Pavia, l’ultimo giorno dell’incarico, a fine 2011, Caltagirone firma un altro service Ngc per 67,5 milioni, durata nove anni; nel marzo successivo il nuovo direttore, Angelo Cordone (quota Pdl), lo sospende dichiarando che “la base d’asta non si rapporta al costo presunto totale” (1). Un cambio di poltrona costato caro all’azienda ciellina.

Particolare è anche la vicenda dell’ospedale San Carlo di Milano, che nel 2003 ha visto un service Ngc da 8,6 milioni per cinque anni firmato dal leghista Giuseppe De Leo. Tre anni dopo il direttore cambia, arriva Luigi Gianola, sempre dalle fi la del Carroccio, il quale sottoscrive un incremento annuale della fornitura pari a 402 mila euro. Nel 2008 il vertice dell’ospedale passa nuovamente di mano e viene nominato Antonio Mobilia, in quota Pdl area ex Alleanza nazionale (uomo vicino a Romano La Russa, fratello del più noto Ignazio che in Lombardia gestisce da sempre una piccola corte), il quale proroga il service di anno in anno fino alla delibera del luglio scorso che fissa l’importo per il secondo semestre 2012 a 812 mila euro. Questa volta, il cambio di poltrona non ha mutato lo stato delle cose e anzi ha prorogato l’appalto ben oltre la sua scadenza prefissata.


La scalata di Ngc all’interno degli ospedali pubblici lombardi si evidenzia non solo dal numero crescente dei contratti che l’impresa ciellina si è vista aggiudicare, ma anche dall’aumento vertiginoso del suo fatturato, che in dieci anni è passato da 22,2 milioni a 60 milioni (vedi tabella a lato).

Tuttavia non è solo la creazione di un sistema di potere chiuso che fa capo a Comunione e liberazione il problema, e nemmeno l’elevato ammontare di denaro pubblico incamerato dall’impresadi Cremascoli: quando si parla di sanità lombarda, la questione fondamentale è sempre quella: sono soldi spesi bene? La consegna chiavi in mano di interi reparti con appalti che durano anni permettono, perlomeno, un risparmio di spesa pubblica? È difficile rispondere con certezza, perché il calcolo che sta dietro un’offerta di service non è affatto chiaro e trasparente, e non è possibile fare analisi che permettano di stabilire se la cifra complessiva proposta sia economicamente più vantaggiosa, o almeno equiparabile, al costo che un ospedale sosterrebbe scegliendo di fare singole gare di appalto per ogni approvvigionamento. Di sicuro c’è solo che una struttura ospedaliera, sottoscrivendo un service, dirotta grossi importi verso un’unica azienda anziché cifre più piccole verso diverse imprese.

Fa riflettere anche il fatto che, a conoscenza di chi scrive, nessuna clinica privata lombarda si avvale della gestione in service per tali reparti, nemmeno strutture che in questi settori della medicina vantano una riconosciuta eccellenza, come il Centro Cardiologico Monzino, l’istituto Humanitas o il Gruppo San Donato. Considerando che un’impresa privata è sempre molto accorta negli acquisti, avendo come scopo la generazione di profitti, vien da pensare che effettuare singole forniture per ciascun materiale sia economicamente più vantaggioso rispetto all’acquisto bloccato e complessivo di un service; e dunque, è molto probabile che gli appalti Ngc siano un buon affare per Cremascoli e un pessimo affare per le casse pubbliche.
Oltretutto, in una simile gestione, apparecchiature e macchinari rimangono di proprietà di Ngc, legando in tal modo la struttura ospedaliera la quale, se volesse rescindere il contratto, si troverebbe improvvisamente con le sale vuote e con ingenti cifre da spendere per il ripristino del corretto funzionamento del reparto.

C’è poi un altro aspetto, per nulla marginale, che investe la qualità della prestazione sanitaria fornita. Emodinamica, radiologia interventistica ed elettrofisiologia sono settori in continuo rinnovamento tecnologico, mentre il service vincola i medici per molti anni a capitolati di gara e approvvigionamenti rigidi che rendono difficoltoso l’inserimento di nuovi prodotti o dispositivi di ultima generazione; sebbene vengano inserite nel contratto spese per i cosiddetti materiali infungibili, la previsione di spesa è spesso inferiore alle reali necessità di un reparto che voglia mantenersi all’avanguardia.

A favorire ulteriormente la situazione di monopolio, nel 2002 la Regione ha sancito princìpi di forme consorziate di acquisto tra gli enti del Servizio sanitario regionale (2).
L’idea di base potrebbe, teoricamente, rappresentare un vantaggio economico per la pubblica amministrazione: viene nominato un istituto capofila per ogni tipologia di gara d’appalto, e successivamente ogni ospedale appartenente al consorzio può procedere all’attivazione della fornitura alle medesime condizioni contrattuali offerte in gara. Ma come sempre accade, dietro all’etica ufficiale si nascondono gli interessi di pochi: capofila del Consorzio di Milano e provincia
per il service di emodinamica è, guarda caso, l’ospedale Niguarda, saldamente ancorato alla ciellina Ngc fin dal 1999, e che dall’ascesa di Formigoni in Regione ha sempre visto un esponente di Comunione e liberazione nell’ufficio dirigenziale – oggi vi siede Walter Bergamaschi, dopo che ad agosto scorso il decennale direttore generale Pasquale Cannatelli, attualmente indagato dalla magistratura per appalti poco chiari, ha traslocato all’ospedale Sacco.

Questa rapida inursione tra i ‘clienti’ di Ngc già sarebbe sufficiente a evidenziare i fruttuosi legami di amicizia tra l’azienda e la Regione, eppure c’è anche altro.
Avionord è una compagnia aerea nata nel 1989 e controllata da Ferrovie Nord Milano (FNM), società controllata a sua volta da Regione Lombardia; si occupa di trasporto aereo in tre settori specifici: sanità, grandi eventi e trasporto passeggeri. Nel 2007 chiude il bilancio con una perdita di 740 mila euro – su un fatturato di appena 4,4 milioni – su cui ha inciso fortemente il “mancato rinnovo del contratto con Regione Lombardia per il monitoraggio del territorio” (3). FNM decide dunque di venderla, e nel marzo 2008 il Consiglio di amministrazione (il cui presidente, Achille Norberto, è uomo ciellino strettamente legato a Formigoni) delibera la cessione dell’intera partecipazione a Ngc per 3,2 milioni di euro – vale la pena sottolineare che il valore di Avionord iscritto a bilancio era di 3,6 milioni, e dunque la vendita registra una perdita per le casse della Regione.

Subito dopo, il 2 aprile (delibera n. VIII/6994 della Giunta regionale) la Regione istituisce Areu (Azienda regionale emergenza urgenza), un ente pubblico con il compito di coordinare il soccorso sanitario in urgenza ed emergenza, ossia il 118, sull’intero territorio regionale. Nel maggio 2010 diventa di competenza di Areu anche il trasporto di organi, tessuti ed equipe chirurgiche, e nel novembre dello stesso anno l’appalto del servizio è aggiudicato, a volte il caso, ad Avionord, ossia a Ngc, per 1,9 milioni di euro per tre anni.
Contemporaneamente, tra le funzioni non tariffate (una modalità di finanziamento extra riconosciuta dalla Giunta regionale a particolari attività svolte dagli enti sanitari [4]) relative al trapianto d’organi compare, per la prima volta, la voce “trasporto equipe prelievi”, che per il 2010 – ultimi dati disponibili – attribuisce ad Areu 1,4 milioni; dato che è Avionord ad occuparsi del servizio, chissà se anche questo denaro aggiuntivo è destinato a finire, totalmente o in parte, nei conti correnti dell’azienda, quindi di Ngc, quindi di Cremascoli.

Ngc è una, ma associate alla Compagnia delle opere ci sono circa 34.000 imprese, grandi e piccole. Tra i maggiori partner del Meeting annuale di Rimini di Comunione e liberazione si trovano Enel, Finmeccanica, Intesa San Paolo, Wind, Coop, Eni, Fiat, Sky, Motta, e sul palco della convention intervengono da anni i principali esponenti politici ed economici della classe dirigente italiana. Quest’anno si sono alternati Mauro Moretti e Paolo Scaroni, amministratori delegati rispettivamente di Trenitalia e di Eni, Fulvio Conti, Ad e direttore generale di Enel, Alessandro Benetton, presidente di Benetton Group, Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, Antonio Mastrapasqua, presidente Inps; nel campo dell’informazione si sono visti Roberto Napoletano, direttore de Il Sole 24 ore, Antonio Preziosi, direttore di Radio1 e di GR Rai, Francesca Ulivi, Direttore Tg e Responsabilità sociale di MTV Italia, Marco Bardazzi, caporedattore centrale de La Stampa, il giornalista Oscar Giannino, Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi, Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Rcs e Andrea Zappia, Ad di Sky Italia. Non si contano i politici, di diversi schieramenti (tra i nomi più noti: Gianni Alemanno, Franco Frattini, Luciano Violante, Maurizio Lupi, Antonio Tajani, Tiziano Treu, Vannino Chiti, Enrico Letta), sfilati sul palcoscenico ciellino dopo che ad aprire le danze è stato niente meno che Mario Monti, seguito da diversi ministri ‘tecnici’ (Corrado Passera, Lorenzo Ornaghi, Corrado
Clini, Elsa Fornero, Giulio Terzi): un bel paradosso per un governo che ha dichiarato di voler combattere le lobby di potere italiane.

Fino a quando permarrà questa situazione – e tutto fa pensare che resterà a lungo – Ngc Medical s.p.a. è solo un’impresa fra tante, e le denunce del mondo politico e di alcuni media sulla
pervasività di Comunione e liberazione nella sanità lombarda suonano false come una moneta di pirite.

Luce Aletti

 

 

(1) S. Matteo, no a gara da 81 milioni, Linda Lucini, 28 marzo 2012, La Provincia Pavese
(2) Cfr. Piano socio sanitario regionale 2002-2004 approvato con D.g.r. Lombardia n. 462 del 13/03/2002, dalla D.g.r. Lombardia VII/12101 del 14/02/2003 e dalla D.g.r. Lombardia n. VII/12528 del 28/03/2003
(3) Ferrovie Nord Milano, Bilancio 2007, Relazione sulla gestione dell’esercizio 2007
(4) Cfr. Sanità lombarda: altro che Formigoni! La truffa legalizzata e la farsa della libera stampa, Giovanna Cracco, Paginauno n. 28/2012

 

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