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I racconti

 

12 dicembre 1969
di Valter Malenotti

 

Il cane si spaventò e prese a correre all’impazzata. All’angolo della via c’erano un cappello per terra e un cartello: “Aiutate un povero cieco”. Gettai una moneta nel cappello. Un uomo con gli occhiali neri mi sorrise. «Che Santa Barbara vi protegga». Mi diede un’immaginetta. La baciai.
«Cos’è stato quel botto?» mi chiese.
«Una bomba.»
«Ah, e ha visto per caso dov’è andato il mio cane?»
«È fuggito.»
«E lei? Perché non fugge?»
«Be’, vede, la bomba l’ho messa io. Conosco il potenziale distruttivo. Qui siamo al sicuro.»
«Ma allora lei... è un bombarolo?»
«Per servirla, buonuomo.»
«Ma cosa sono queste grida strazianti?»
«Sono i feriti; è la prassi che dopo l’esplosione oltre ai morti ci siano i feriti.»
«Ah, e il mio cane?»
«Lo ritroveremo buonuomo, mi dia il braccio, permetta che l’accompagni...»
«Ma lei è sicuro di essere un bombarolo?»
Gli dissi di sì, che era il mio lavoro.
Disse che ero molto gentile per essere uno che lavorava per lo Stato.