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32
aprile - maggio 2013
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Inchiesta |
| Rapidi, silenziosi e intoccabili: l’esercito
del domani |
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Eurogendfor: dai disordini
di piazza alle ‘missioni di pace’, una nuova Polizia europea
è già al lavoro, svincolata da ogni controllo politico,
in totale riservatezza e nella piena immunità giuridica |
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Scontri negli stadi?
Fughe di immigrati? Rivolte dei centri sociali? Carenza di uomini
e mezzi per fronteggiare i disordini di piazza? Chiamate Eurogendfor. Se qualcosa non vi convince, se non conoscete Eurogendfor,
non allarmatevi perché è normale, o almeno così
sembra voglia farlo apparire la nostra classe politica, che alla creazione
di questa nuova forza di polizia ha fatto ben poca pubblicità,
nonostante la legge 84 del 14 maggio 2010 con la quale il Parlamento
italiano ne ha ratificato la creazione sia stata approvata con 442
voti su 443. Una maggioranza che ha dell’incredibile in questi
tempi di aspri scontri politici. Di certo, non brillano per informazione
nemmeno i principali organi di stampa. Eurogendfor (EGF) o Gendarmeria europea nasce da
una proposta elaborata nel 2003 dai ministri della Difesa francese
e italiano (Antonio Martino, governo Berlusconi) i quali, durante
una riunione informale tra ministri della Difesa dell’Unione
europea, hanno avanzato la proposta di dar luogo a una forza di polizia
internazionale dotata di ampi poteri di intervento, con lo scopo dichiarato
di poter far fronte alle esigenze di una maggiore cooperazione e coordinazione
delle forze di polizia in situazioni di crisi. La nascita di Eurogendfor sembrerebbe quindi rispondere
all’effettiva necessità di garantire un adeguato coordinamento
delle forze di intervento a livello europeo. Tuttavia, la lettura
del Trattato lascia spazio ad alcune riflessioni sulla natura e sui
(non) limiti di questo nuovo esercito. Per rimanere in linea con i canoni dell’internazionalità,
inoltre, il personale di EGF, addestrato secondo gli standard più
elevati, potrà essere messo a disposizione per missioni internazionali
al servizio non solo dei Paesi membri e di qualunque Paese ne faccia
espressa richiesta, ma anche di organismi quali Ue, Onu, Nato, Ocse
e altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche (art.
5, Inquadramento delle missioni). Fino a oggi, infatti, le forze di
EGF sono state impiegate in tre missioni di carattere internazionale:
la missione Althea in Bosnia Herzegovina dal novembre 2007 all’ottobre
2010, la missione Minustha ad Haiti dal febbraio 2010 al dicembre
2010 (con “compiti di controllo della folla”, si legge
nel sito [2]) e la missione NTM, iniziata nel dicembre 2009 e tuttora
operativa e che vede la partecipazione di EGF al programma di addestramento
della polizia afghana messo in atto dalla Nato in Afghanistan. L’esigenza di una rapida operatività
sembra giustificare la superiorità stabilita nei confronti
delle forze di polizia locale. Tuttavia, di fronte a una simile grandiosa
prospettiva d’intervento, è necessario domandarsi a chi
faccia capo Eurogendfor, ed è proprio a questo punto che le
cose si complicano, ovvero acquisiscono una semplicità sospetta. Al Cimin spetta la decisione sulle condizioni di
ingaggio e schieramento di Eurogendfor e la definizione dei requisiti
necessari a uno Stato europeo per l’adesione al Trattato, così
come i criteri che stabiliscono le condizioni per l’attribuzione
dello status di Osservatore o di Partner. In altre parole, il Cimin
è il solo a poter decidere chi può far parte del suo
super-esercito e quali sono i requisiti necessari per aspirare a farne
parte – fermo restando la condizione primaria che solo Paesi
che possiedono una forza di polizia a statuto militare possono far
parte di EGF. Aspetto ancor più preoccupante è il fatto che all’intero personale di Eurogendfor sia attribuita una sostanziale immunità: il solo organo al quale è tenuto a rispondere delle proprie azioni è, ancora una volta, il Cimin. Fatta salva la responsabilità individuale per reati commessi al di fuori dell’esercizio delle funzioni attribuite dalla missione, infatti, il capo VIII del Trattato di Velsen, “Disposizioni in materia giurisdizionale e disciplinare”, mentre garantisce all’art. 25 il diritto delle Parti (i Paesi membri) a esercitare la propria giurisdizione sul personale di EGF, che potrà essere regolarmente sottoposto a processo per reati commessi sia negli Stati riceventi (quelli in cui si svolge la missione) che in quelli di origine, all’art. 29 stabilisce per lo stesso personale la totale immunità dai procedimenti esecutivi, annullando di fatto le conseguenze di un’eventuale sentenza giuridica. Al comma 3 in particolare si legge: “I membri del per sonale Eurogendfor non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio”. La questione appare ancor meno rassicurante se si
considerano due aspetti: il primo è l’ampio spettro di
situazioni che possono essere considerate adempimento del servizio,
il secondo riguarda invece le norme che, all’art. 21, garantiscono
l’inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi
di Eurogendfor. Tali norme estendono la stessa inviolabilità
a qualunque tipo di atto, documento, dato, appartenente o detenuto
da EGF, su qualunque tipo di supporto si trovi e in qualunque parte
del territorio sia ubicato, con tutto quanto ne potrebbe conseguire
in termini di possibilità di recuperare prove e dati in grado
di stabilire, in caso di reato, se tale reato sia stato commesso o
meno durante l’esercizio delle funzioni assegnate. Alla luce di queste considerazioni, è indubbio che il quadro normativo di EGF è volto a creare un’organizzazione militare dotata di ampi poteri e di tutta la libertà necessaria ad agire senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Sicuramente questa nuova Gendarmeria europea è perfettamente in grado di rispondere a quelle esigenze di forza, rapidità e internazionalità auspicate dai suoi promotori, tuttavia la sua totale indipendenza pone un serio interrogativo sui limiti imposti a questo nuovo esercito. Perché EGF non risponde ad alcun Parlamento, nazionale o europeo; non risponde quindi ad alcun organo elettivo. È dell’estate scorsa la polemica politica
in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione Nato
in Libia. L’uso della lega Nord di tale questione è certamente
strumentale, ciò non toglie che l’adesione a una missione
militare internazionale debba essere votata a maggioranza dal Parlamento,
l’unico organo istituzionale in cui è rappresentato non
solo il governo, nei partiti di maggioranza, ma anche l’opposizione.
Un concetto di ‘crisi’ molto vasto, come abbiamo visto. Non è rassicurante pensare che in caso di calamità naturale i Gendarmi europei saranno pronti a intervenire così rapidi, così preparati? E non è rassicurante (per lo meno per alcuni) pensare che grazie a EGF le nostre frontiere saranno più controllate? E se invece delle investigazioni penali, invece degli ingorghi e dei terremoti, le ‘crisi’ fossero i disordini di piazza? I presìdi contro la TAV? Le manifestazioni di lavoratori e studenti, quelle contro le basi militari a Vicenza? Sarebbe ancora così rassicurante? Le piazze di Spagna e Grecia ribollono di cittadini
che non vogliono pagare il costo di una crisi economica causata dalla
speculazione finanziaria, e la continuità delle politiche economiche
neoliberiste adottate dai Paesi europei fa supporre che il conflitto
sociale sia destinato a inasprirsi sempre più. Certo, l’Italia
giace ancora come la Bella addormentata, ma in futuro? Se non portano
consensi le missioni militari all’estero, figuriamoci quelle
nel proprio cortile di casa, contro i propri cittadini non più
silenti e passivi. In Italia abbiamo già visto domare una piazza.
Il G8 di Genova del 2001 non è così lontano nel tempo.
Gli scontri e le violenze, le auto in fiamme, le vetrine infrante,
le cariche della polizia sui cortei e i black block lasciati liberi
di agire, l’irruzione alla Diaz e la ferocia degli abusi nella
caserma di Bolzaneto, la morte di Carlo Giuliani, le polemiche e i
processi, i video, le denunce e le testimonianze... Sarebbe stato
diverso se accanto ai carabinieri, alla polizia e alla Guardia di
finanza ci fossero stati i gendarmi di EGF? Probabilmente no, in strada,
ma una ben importante differenza avrebbe potuto esserci nelle aule
giudiziarie.
(1) http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/gendarmeria_europea/ |