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Per la cronaca

 

Die Partei: comici in politica anche in Germania
di Christian Caurla

Grosse koalition e crisi della sinistra spingono i comici in politica

“Sono un socialdemocratico disilluso”, spiega l’uomo rivelando infine il suo volto sotto l’iconico cappuccio nero che indossa prima di ogni spettacolo. Nel piccolo teatro più di duecento persone lo osservano in silenzio. La fioca luce di un piccolo riflettore illumina Nico Semsrott, comico e politico berlinese che insieme al suo partito, il Die Partei, ha sconvolto l’opinione pubblica tedesca nel corso dell’ultima campagna elettorale. Hanno appeso controversi manifesti accanto ai lampioni delle strade di Berlino con scritto “Un nazista potrebbe impiccarsi qui”.

Si sono infiltrati nei gruppi Facebook gestiti da sostenitori dell’AfD, il partito di estrema destra, e hanno buttato fuori gli amministratori poco prima delle elezioni. Hanno raccolto fondi pubblici vendendo soldi grazie a una falla nel sistema dei rimborsi (in Germania è prevista la restituzione a ogni partito del doppio del totale speso per la campagna elettorale). Il loro programma include la ricostruzione del muro di Berlino e il loro leader, Martin Sonneborn – caporedattore del periodico satirico Titanic dal 2000 al 2005 – oggi siede nel Parlamento europeo.

Beppe Grillo ha creato il Movimento 5 stelle in Italia; Jón Gnarr ha fondato il Besti Flokkurinn, un partito politico-satirico che nel 2010 ha vinto le elezioni comunali di Reykjavík, Islanda; le dichiarazioni politiche di Russell Brand, attore e comico inglese, hanno dominato le prime pagine dei quotidiani britannici; Jan Böhmermann, comico tedesco, ha causato una crisi diplomatica tra Germania e Turchia con il suo ‘poema’ satirico dedicato a Erdogan. Perché i comici entrano in politica?

“Ha a che vedere con la cultura di una nazione”, ragiona Andreas Rinke, corrispondente per Reuters ed esperto in politica tedesca. L’anti-intellettualismo, inteso come sentimento di sfiducia verso la professionalità e la competenza in favore d’idee populiste, ha molte cause sistemiche. Il ruolo dei social media è senza dubbio importante, ma altri fattori non vanno dimenticati. “La televisione ha una forte influenza sulla politica. I canali privati sono inevitabilmente portati a dedicare più tempo a figure come quella di Trump, perché gli garantiscono maggiori ascolti”. Inoltre “un sistema elettorale maggioritario e basato sul voto al diretto candidato piuttosto che alla lista del partito tende a favorire forti personalità”.

Eppure in Germania i canali pubblici godono ancora di un grande seguito e il sistema elettorale è
per lo più proporzionale. “Qui il successo di un partito è ancora in larga parte basato sulla sua credibilità. I leader dell’AfD cercano sempre di presentarsi in modo serio, mentre il problema dei socialdemocratici non è l’eccesso di sobrietà, ma la somiglianza al partito conservatore di Angela Merkel.” Die Partei, invece, agisce in modo del tutto opposto. E sebbene il suo consenso sia irrilevante (nelle scorse elezioni federali ha raccolto l’1%, comunque in forte aumento rispetto allo 0,2% delle precedenti votazioni del 2013), l’esistenza stessa di un partito satirico in un Paese connotato da una forte stabilità politica come la Germania è significativa, soprattutto vista l’intensità dell’ultima campagna elettorale.

Ma ora tutto è tranquillo nel backstage del Mehringhof Theater, Berlino. La minuscola stanza è arredata con due raggrinziti divani in pelle e un piccolo frigo. Il vecchio pavimento di legno è scheggiato e non c’è spazio per una scrivania. Appeso al muro, un orologio dall’aspetto moderno targato Ikea stona nell’altrimenti vintage location. Il suo regolare ticchettio scandisce il mormorio di circa duecento persone in attesa di Semsrott. Lui siede su uno dei due divani. Appunti sulle ginocchia, cerca per l’ultima volta di ricordare tutte le battute preparate per la serata. Dà un’ultima occhiata all’orologio: cinque minuti ed entra in scena. Dopo un ultimo pesante sospiro, Nico ripiega i fogli in tasca e s’incammina verso il palco.

Potendo osservare un oratore professionista – come un comico o un politico – prima di un importante discorso, probabilmente lo si vedrebbe impegnato in una serie di esercizi di riscaldamento. Sono fondamentali per ‘portare la voce in maschera’ e sciogliere i muscoli prima della performance. Non Nico, che immobile sbircia il pubblico dietro le tende nere. Il che è doppiamente strano, considerando che è sia un comico che un politico.

Comicità e politica sono collegate per molte ragioni. La satira politica è tra i generi più popolari, e gli strumenti linguistici padroneggiati da un comico possono essere efficacemente utilizzati in politica. “L’idea di base è che la verità è divertente”, spiega Noah Telson, comico e fondatore del Comedy Café Berlin, uno dei maggiori centri di improvvisazione nella città e luogo in cui molti attori uniscono la passione per il teatro all’interesse politico. Con il suo comodo maglione a righe e la voce squillante, Telson sembra ancora lo stesso teenager ribelle che ha passato buona parte della propria infanzia protestando contro gli interventi di guerra decisi dal governo Bush. “Sono un improvvisatore, ma c’è molto di politico in questo” ragiona passando una mano tra i folti capelli rossi. “Se si analizza il modo in cui l’improvvisazione funziona, si scopre che si basa sulle stesse premesse della ribellione politica. È un esercizio di comportamenti sovversivi. Sta tutto nel prendere un’idea e rovesciarla completamente, per mostrare quanto falsa o ridicola sia”.

“Quando Trump è stato eletto, ho preso il primo aereo per Washington per protestare”, racconta il comico Chris Rock, che come Telson considera l’impegno politico e quello teatrale interessi inseparabili. I sottili occhiali squadrati da amante di video game e i lunghi capelli arruffati da californiano si addicono al suo ex lavoro di software developer a San Diego. Prima di trasferirsi a Berlino, Rock decise di scrivere una lunga email per chiedere consiglio alle persone più importanti nella sua vita. All’epoca la sua passione principale non era ancora il teatro, ma il karate, che – come molte arti marziali – è una disciplina codificata su un’elevata forma di rispetto verso il proprio avversario; elemento raro nell’attuale dibattito politico. “I populisti non giocano con le stesse regole, e i partiti tradizionali hanno dimenticato come vincere. In questo nuovo confronto l’ironia è un’arma molto più efficace”. Idealista e determinato, Rock non ha ascoltato l’opinione dei suoi amici quattro anni fa. Si è fermato l’attimo prima di inviare quella mail, e ha deciso che se ne sarebbe andato in ogni caso. “Non ha importanza cosa sia giusto o sbagliato, si tratta di fare ciò che è necessario. E in questo momento dobbiamo fermare l’estrema destra”.

Anche molte battute di Semsrott ridicolizzano le dichiarazioni di AfD. Ogni anno aggiunge tra i venti e i trenta minuti al proprio spettacolo. Quest’anno ha anche preparato una presentazione con le slide, ma PowerPoint è famoso per funzionare perfettamente solo finché non se ne ha bisogno. “Fuori in cinque secondi” gli sussurra l’assistente. Dopo un ultimo sguardo intimidatorio al cavo VGA che collega il suo vecchio portatile al proiettore, incrociando le dita, Nico entra in scena.

Le tende si alzano, un boato di applausi lo accoglie. Contro lo schermo bianco alle sue spalle, Semsrott sembra uno schizzo disegnato con Adobe Illustrator per lo storyboard di un film di Wes Anderson. Tutto è perfettamente simmetrico. Lui si muove appena. Le sue braccia ciondolano lentamente, come marionette appese alle spalle che rispondono alla minima vibrazione della voce. Immersi nella tonalità piatta del monologo, gli spettatori siedono a occhi spalancati sul bordo della sedia, cercando di cogliere ogni battuta nascosta.

Intorno a loro, una dozzina di poster riflettono la luce verde dell’uscita di emergenza in una sala altrimenti completamente buia. Può sembrare tutto improvvisato, ma non lo è. Da molti anni Nico ha fatto della satira politica il proprio lavoro, ma solo recentemente ha scelto di entrare direttamente in politica con il Die Partei. Perché? “Perché i politici stanno facendo satira!” risponde prontamente.” Questa mi sono dimenticato di dirla stasera…”.

La relazione tra politica e comicità è aggrovigliata e si muove in entrambe le direzioni. Politici come Boris Johnson, Nicolas Farage, Donald Trump e Silvio Berlusconi sono anche performer. In un momento nel quale la dignità non è certo la moneta politica più battuta, devono il loro successo all’autenticità che hanno saputo trasmettere. Non sorprende quindi che professionisti addestrati nella medesima forma di intrattenimento e che utilizzano le stesse armi linguistiche, riescano a fronteggiarli con maggior successo.

“Sia come strategia retorica che come disposizione di coscienza, l’ironia è una sorta di antidoto contro il pensiero fermamente ideologico”. Matthew Stratton, professore all’università UC Davis e autore de The Politics of Irony in American Modernism, ha studiato a lungo l’interazione tra i due ambiti. Poiché l’ironia funziona implicando l’opposto di quanto detto, può anche essere utilizzata per esporre e contrastare dichiarazioni e decisioni politiche, trasformandosi in una potente arma nell’arsenale delle opposizioni. Di conseguenza, a volte un comico può contrapporsi a prese di posizione ideologicamente orientate più efficacemente di un giornalista.

Il caso americano è esemplare: late night comedian come Samantha Bee, John Oliver, Stephen Colbert e Seth Meyers sono diventati rock star nell’era Trump. “Il giornalismo ha le sue regole, e per una ragione. Ma l’impiego della satira può avere effetti benefici per il sistema”. Paul Hockenos, giornalista e analista politico a Berlino, difende il ruolo della professione, ma riconosce che la tendenza tipica delle testate giornalistiche a ricercare scoop per avere più lettori e audience può promuovere fake news e non informare correttamente l’opinione pubblica. Un comico, d’altro canto, può smascherare la bufala e irridere chi la divulga.

Se il contributo dei comici al dibattito politico può dunque essere considerato in modo positivo, altrettanto non è necessariamente valido per il loro diretto impegno politico. Per quanto efficaci, infatti, le dichiarazioni satiriche del Die Partei non offrono alcuna reale soluzione. Uno dei punti del programma politico, per esempio, propone di “complicare ulteriormente il sistema di tassazione, cosicché le grandi compagnie non possano più trovare scappatoie”. E poiché perfino gli stessi membri del partito riconoscono che deve esistere una seria classe politica, non è chiaro quale sia la funzione di comicipolitici come Semsrott, né se il loro intervento sia proficuo per il dibattito politico.

“Non rende il dibattito più costruttivo, non fa bene all’intera discussione. È una reazione” conferma Nico. Disillusi dai socialdemocratici e spaventati dalla rinascita delle destre, l’avvento di comici-politici è piuttosto un indicatore della crisi della sinistra. “Non ci sentiamo rappresentati dall’SPD perché lavora contro i poveri e i giovani: Schröder ha smantellato il nostro welfare più gravemente di qualunque conservatore” continua Semsrott. “Ci dovranno sempre essere politici seri, ma quando tutti falliscono non resta che piangere o ridere. Io sono per il ridere, ma la mia è una risata amara. Forse la situazione è così disperata che in futuro sarò più impegnato politicamente”.

Nico parla lentamente, le parole sono oscure e dense di significato, un boccone amaro di rabbia e speranza. “Questo è il mio nemico: la radicalizzazione e la semplificazione di ogni aspetto della nostra vita. L’intero sistema dei social media si basa solo su sì o no, pollice in alto o in basso. Ma c’è molto, molto di più! L’ironia rivela l’ambivalenza. È l’arma degli indifesi. Un atto di protesta. Una richiesta di aiuto”.

 

Christian Caurla

 

 

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