È uscito il numero
33
giugno - settembre 2013
| Contenuti per tema |
| scontro politica e magistratura |
| osservatorio sulla mafia |
| economia criminale |
| privatizzazioni |
| la sinistra in Italia |
| la nuova destra europea |
| lavoro e conflitto sociale |
| politica dell'immigrazione |
| rapporto Stato e Chiesa |
| rapporto cultura, informazione e potere |
| scuola e riforma scolastica |
| politica medioriente |
| Il progetto Paginauno |
| la
scuola |
| Comunicazione |
| newsletter |
| la stampa |
| link |
| contatti |
| area riservata |
musica e arte
Ai margini del castello
E
se il mostro fosse innocente?
Controcronaca
del processo
al chirurgo Brega Massone
e alla clinica Santa Rita
Massimo Battisaldo
Paolo Margini
Decennio rosso
narrativa
Massimo Vaggi
Sarajevo
novantadue
narrativa
Elvia Grazi
Antonio Prade
Senza ragione
narrativa
Giovanna Baer
Giovanna Cracco
E se il mostro
fosse innocente?
libro inchiesta
John Wainwright
Stato di fermo
narrativa
Giuseppe Ciarallo
DanteSka
satira politica
Walter G. Pozzi
Altri destini
narrativa
Davide Pinardi
Narrare
critica letteraria
Il contenuto di questo sito
è coperto da
Licenza
Creative Commons
|
Buone nuove |
| David non può decapitare
Golia di Luciana Viarengo |
| Recensione
de Nella sua infanzia, un giardino di Christoph
Hein |
|
Oliver Zureck, come ricorda un personaggio minore
del libro, nutre fin da bambino un grande amore per la verità
e un irrinunciabile senso di giustizia, ma anche molta, troppa impazienza
verso un mondo imperfetto. La scelta di cambiare ciò che non
va non ha per lui altre possibilità di attuazione se non l’impegno
politico sempre più estremo. Ma non a questo cammino si assiste,
sebbene nel corso della storia risulti indispensabile ripercorrerlo
per comprenderne le motivazioni. Oliver è morto ormai da cinque anni e Richard
Zureck, suo padre, stimatissimo ex preside di liceo in una cittadina
dell’Assia, non si rassegna alla definizione di terrorista omicida/suicida
che ha accompagnato il verdetto di colpevolezza per suo figlio. Nonostante
non ne abbia mai condiviso l’orientamento politico e le scelte
di vita che questo stesso orientamento ha comportato, Richard non
può smettere di interrogarsi e interrogare, di analizzare incessantemente
fatti, prove, testimonianze con le quali condurre le sue battaglie
legali. Hein non ci fa mancare nulla: l’accanimento
feroce dei media, le prese di posizione dei politici, la reticenza
delle istituzioni, la dissonanza fra la ricostruzione ufficiale degli
eventi e la logica oggettiva e testimoniale, l’incoerenza delle
dichiarazioni, la scomparsa delle prove, le dimissioni del ministro
degli Interni e la sospensione del procuratore della Repubblica. In
breve, il completo campionario che accompagna sempre gli eventi drammatici
sui quali governa la ‘ragion di stato’. “Ho vissuto per decenni in un paese di cui evidentemente non ho mai capito un bel niente. Per una vita intera ho insegnato ai miei studenti cose del tutto insensate. Cose che in questo paese non possono proprio servire a nulla. Li ho preparati a vivere in una società che esisteva solo nella mia testa. Non ho capito niente. Sono un idiota, Friedericke, un vero idiota” dichiara alla moglie quando lo scricchiolio comincia a farsi più forte. Allo stesso modo, Richard muta lentamente il modo
di vedere il proprio nucleo familiare, la moglie e gli altri suoi
due figli, lo tormenta il dubbio di aver sbagliato qualcosa nei loro
confronti, in particolare con Oliver. Ma sono proprio queste incertezze
e il doloroso senso di impotenza che ne deriva ad alimentare la sua
volontà di capire e di ricevere giustizia da una comunità
che ha accettato e condiviso il verdetto nonostante le incongruenze,
e da una Legge che sembra tutelare solo lo Stato. Di pari passo con il cambiamento ideologico cresce la noncuranza per le opinioni della gente, una volta tanto importanti per Richard, un cambiamento ben rappresentato dal delicato incontro con una ex amante e dalla frase finale del romanzo rivolta alla moglie Friederike, o più semplicemente Rike, figura solo in apparenza più evanescente, in realtà ben definita e distinta dal marito e costantemente presente al suo fianco, in un forte legame intimo e sodale immediatamente percepibile, e proprio per questo indispensabile alla realizzazione del suo percorso. Il vero contraltare familiare è costituito
dalla figlia e dal genero, rigidi, integrati, assolutamente irremovibili
sulla distanza ideologica e persino affettiva che li separa dalla
vicenda, senza che questo, tuttavia, possa far recedere il padre dalle
proprie decisioni. La sua ricerca continuerà finché
il cammino percorso da suo figlio non gli sarà chiaro e ancor
più chiara la certezza che non sia stata resa giustizia.
Nella sua infanzia, un giardino, Christoph Hein, edizioni e/o, 2007 |