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Se il colpevole non è il maggiordomo
di Luciana Viarengo
I romanzi gialli di Maj Sjöwall e Per Wahlöö

Il giallo – noir, poliziesco, che dir si voglia – è un genere letterario che da sempre gode di grande fortuna, oggi più che mai. Anzi, si potrebbe addirittura sostenere che il suo successo sia inversamente proporzionale al suo peso politico: quanto più quest’ultimo si è alleggerito dando spazio alla connotazione di ‘letteratura d’intrattenimento’, tanto più si è allargata la diffusione presso il grande pubblico, in apparenza desideroso soltanto di esorcizzare le proprie ataviche paure del caos e della morte, paure ben sollecitate dal fuoco incrociato delle ansiogene politiche securitarie correnti.
Ecco, quindi, che il trionfo della giustizia e la conservazione dell’ordine costituito, con la loro funzione rassicurante e consolatoria, sembrano essere gli unici requisiti richiesti alla trama dall’editoria italiana per lanciare sul mercato l’ennesima storia gialla. Una scelta che finisce per svilire e connotare negativamente un genere dal quale gli intellettuali, infatti, si tengono sdegnosamente lontani.
In realtà, il giallo può costituire un veicolo letterario perfetto per mostrare a tutto tondo, attraverso una storia di delinquenza, la realtà sociale, politica ed economica che di quel particolare episodio è contorno e substrato, senza per questo doversi trasformare in un indigesto pamphlet.
Ma evidentemente si tratta di un impegno arduo, forse troppo faticoso, di sicuro controproducente, soprattutto nel nostro Paese dove criminalità e potere costituiscono un viluppo spesso inscindibile.
Meglio quindi percorrere strade meno impervie e livellarsi al basso, nascondendosi dietro l’alibi, frusto quanto fasullo, di “dare al lettore ciò che desidera”: un delitto, un investigatore intrigante, e una soluzione che pacifichi gli animi, il tutto condito da uno stile di scrittura passabile. Un’equazione perfetta per assicurarsi un ritorno in termini di copie vendute.

A parte rarissime eccezioni, le denunce in campo letterario di guasti economici o socio-politici vengono ormai demandate – da quanti abbiano la forza e il coraggio di costruirci sopra un libro – alla saggistica o al giornalismo investigativo, seppure anche quest’ultimo non scoppi di salute.
Un esempio di come questa discutibile logica editoriale italiana possa essere disattesa con ottimi risultati viene offerto da una serie di gialli svedesi a firma Maj Sjöwall e Per Wahlöö, comparsi in Italia negli anni Settanta per i tipi di Garzanti, ed entrati ora – per la prima volta tradotti dalla versione originale svedese – nella sempre notevole produzione della Sellerio, dietro consiglio di Andrea Camilleri.
Dieci romanzi (di cui per ora solo sei ripubblicati) scritti fra il 1965 e il 1975 costituiscono uno splendido esempio di come la narrativa poliziesca possa divenire “uno scalpello per sventrare il sedicente “welfare state” di tipo borghese, ideologico, pauperistico e moralmente discutibile”, per dirla con lo stesso Per Wahlöö, ansioso di ribaltare la visione della società svedese comunemente ritenuta se non perfetta almeno accettabile.
Purtroppo, come spesso accade (si suppone per logiche di marketing sconosciute ai lettori, ma non per questo meno irritanti) la pubblicazione in Italia non ha rispettato la sequenza originale, circostanza già verificatasi con altre case editrici, per esempio Marsilio con le vicende del commissario Kurt Wallander nato dalla penna del giallista svedese Mankell (sorte avversa riservata agli scrittori scandinavi?).

Mai come in questo caso, sarebbe stato invece importante poter godere della lettura di questi dieci libri secondo la progressione logica della pubblicazione avvenuta in patria, non solo per poter seguire l’evoluzione dei personaggi, ma per monitorare attraverso questi ultimi, i mutamenti e le storture sociali nel mirino dei due autori e gustare la crescita della loro vis polemica, appena accennata nei primi volumi e via via più intensa con il procedere delle pubblicazioni. E, non ultimo, per non perdere i rimandi ipertestuali che la coppia Sjöwall -Wahlöö si diverte a utilizzare, addirittura ripescando colpevoli da vicende precedenti.
A tale scopo, ecco la sequenza corretta con la quale leggere quanto finora pubblicato da Sellerio: Roseanna (1965), L’uomo al balcone (1967), Il poliziotto che ride (1968), L’autopompa fantasma (1969), Omicidio al Savoy (1970), Un assassino di troppo (1974). Peccato, per gli anni intermedi ancora mancanti. Bisogna attendere.
Non a caso, Per Wahlöö, componente maschile della coppia di scrittori (tale anche nella vita), scomparso nel 1975, descrisse la produzione decennale come “un intero che dovrebbe formare un libro di 300 capitoli”. E, sempre non a caso, ciascuno dei libri reca il medesimo sottotitolo “romanzo su un crimine”.

Il riferimento non è al delitto sul quale il commissario Martin Beck e la sua Squadra omicidi svolgono di volta in volta l’indagine; non si tratta della donna stuprata e ripescata dalle gelide acque di un fiordo della quale si racconta in Roseanna, o del faccendiere ucciso al tavolo di un elegante ristorante di Omicidio al Savoy ; il riferimento non è neppure ai tre morti nell’incendio doloso di una palazzina narrato ne L’autopompa fantasma, o alla donna strangolata nel bosco di Un omicidio di troppo, né tantomeno al massacro sull’autobus delle pagine de Il poliziotto che ride o alle bambine adescate nei parchi della città e uccise nella vicenda de L’uomo al balcone. Il crimine sul quale i due autori hanno inteso puntare il dito con questa impresa da ‘dieci libri in dieci anni’ è quello commesso dalla socialdemocrazia ai danni dei lavoratori svedesi, con una critica alla cosiddetta società del benessere alla quale intendono togliere il velo della retorica per mostrare quanto questo millantato benessere neocapitalista sia fondato sulla normalizzazione e sul controllo.
La critica investe i trasporti inefficienti, la sanità solo apparentemente funzionante, la stampa vampiresca a caccia di scandali e di vittime sacrificali, le gerarchie dell’ordine pubblico pronte a cercare sempre e soltanto le soluzioni politicamente più comode, ma soprattutto la presenza pervasiva e paranoica di una polizia spesso ottusa, sempre meno tutore e sempre più gestore di un disordine sociale da reprimere con l’autoritarismo e l’uso delle armi, sottolineando come questo non risulti affatto funzionale al benessere ma si traduca invece, sul lungo termine, in una risposta sociale più virulenta, con una sorta di effetto rebound.

Inutile sottolineare, dopo questa premessa, come il lavoro della coppia svedese non mostri affatto i segni del tempo…
Lo sventramento ipotizzato da Maj Sjöwall e Per Wahlöö avviene sottotono, con uno stile letterario pacato, privo dell’enfasi sensazionalistica presente in molta della produzione noir, con una scrittura divertente, pervasa di ironia e capace di tratteggiare con cura meticolosa personaggi realistici e umani, al punto che non solo il cauto e riflessivo commissario Martin Beck può detenere il ruolo di protagonista bensì tutta la sua squadra di collaboratori, personaggi sfaccettati, capaci quanto lui di mostrare, insieme alle proprie peculiarità, uno spessore psicologico grazie al quale affiorano il malessere esistenziale della società svedese e i dubbi sul ruolo della polizia all’interno della società. Il fantasma delle dimissioni per motivi ideologici aleggia spesso su di loro e per qualcuno non potrà che rappresentare l’inevitabile soluzione.

Il valore di questa deca scandinava – per ora incompleta, ma si tratta solo di avere un po’ di pazienza – sta nel suo ricorso al realismo tipico delle indagini senza mai cadere nella piattezza del verosimile, nell’essere espressione politica senza ricorrere a manifesti e proclami ideologici, di giocare con l’umorismo e l’ironia dimostrando che non per questo il messaggio fondante perderà di credibilità. Ma soprattutto ha il pregio di essere, per questo messaggio, un involucro anomalo: un libro giallo con un inconsueto colpevole.

 

 

I romanzi gialli Roseanna, L’uomo al balcone, Il poliziotto che ride, L’autopompa fantasma, Omicidio al Savoy, Un assassino di troppo, di Maj Sjöwall e Per Wahlöö sono pubblicati da Sellerio

 

 

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