È uscito il numero
25
dicembre 2011- gennaio 2012
| Contenuti per tema |
| scontro politica e magistratura |
| osservatorio sulla mafia |
| economia criminale |
| privatizzazioni |
| la sinistra in Italia |
| lavoro e conflitto sociale |
| politica dell'immigrazione |
| rapporto Stato e Chiesa |
| rapporto cultura, informazione e potere |
| scuola e riforma scolastica |
| politica medioriente |
| Il progetto Paginauno |
|
la
scuola |
| Iniziative |
| controracconto 2009 |
| controracconto 2008 |
| controracconto 2007 |
| Comunicazione |
| newsletter |
| la stampa |
| link |
| contatti |
| area riservata |
John Wainwright
Stato di fermo
narrativa
Giuseppe Ciarallo
DanteSka
satira politica
Walter G. Pozzi
Altri destini
narrativa
Davide Pinardi
Narrare
critica letteraria
Il contenuto di questo sito
è coperto da
Licenza
Creative Commons
|
Vocabolario
storico |
| Bombe intelligenti di Nicola Loda |
|
Il bombardamento
di Colonia: una città distrutta, tranne lo stabilimento della
Ford |
| Con bombe intelligenti si intende
generalmente indicare armi che, facendo uso di un sistema di puntamento
laser, riescono a colpire con maggiore precisione il bersaglio loro
designato. Ma procediamo con ordine. La storia ufficiale della
dottrina del bombardamento a tappeto comincia simbolicamente con l’attacco
da parte dell’aviazione tedesca alla città spagnola di
Guernica il 26 aprile 1937, durante la guerra civile spagnola. Queste tecniche, per quanto efficaci nel demoralizzare
la popolazione, si rivelavano però inadeguate nel colpire con
precisione obbiettivi importanti. Un esempio fra tanti: Pontevico,
un piccolo paese sulla strada fra Brescia e Cremona, dal 1943 al 1945
viene attaccato undici volte. Obiettivo dei raid, i due ponti che
attraversano l’Oglio proprio a Pontevico. Dopo numerosi tentativi
e senza l’intralcio di alcuna difesa i due ponti vengono resi
inutilizzabili, ma sono colpite anche altre zone - il cimitero e un
convento di suore. Finalmente arriviamo, nel 1972, alla nascita delle
bombe intelligenti. Il loro battesimo, durante la guerra del Vietnam,
non poteva essere più soddisfacente: utilizzando bombe laser
guidate, l’aviazione USA riuscì ad abbattere il ponte
di Thahn Hoa, importantissima arteria di comunicazione, con un’unica
missione, mentre le 871 azioni precedenti condotte con armi convenzionali
erano tutte terminate in un fallimento e nella perdita di undici aerei. Questa, in sintesi, la storiografia ufficiale, che
si discosta però dalla Storia. Ciò che nessuno ha mai
rivelato infatti, è che durante la seconda guerra mondiale
sono stati usati prototipi molto più efficaci e precisi delle
moderne bombe intelligenti. Ma nell’audio documentario “Soldati
di Badoglio” a cura di Karola Fings, del Centro di documentazione
sul nazionalsocialismo di Colonia, possiamo ascoltare l’intervista
di Claudio Sommalunga, al tempo ufficiale italiano prigioniero dei
tedeschi e costretto al lavoro forzato nello stabilimento della Glanzstoff
& Courtaulds. Sommalunga afferma che lo stabilimento dove lavorava
“fu l'unica fabbrica di Colonia a non essere bombarda. Anzi,
ci fu un altro caso. Anche la Ford non fu mai bombardata. Caso strano:
la Glanzstoff che era mezza inglese e la Ford che era mezzo americana.
Io poi sono riuscito ad avere le foto aeree dei bombardamenti di Colonia
e c'è un cerchio di 800 metri di diametro senza bombe che è
quello della fabbrica. Idem la Ford”. E in secondo luogo, perché due fabbriche
finanziate per metà da capitale alleato erano attive in Germania,
producevano materiale bellico per i nazisti e sfruttavano manodopera
schiavile acquistata dalle SS? Prima dello scoppio della guerra, Ford e General Motors, quest’ultima attraverso la propria controllata Opel, si spartivano il 90% del redditizio mercato automobilistico tedesco. All’approssimarsi del conflitto, nell’ottica del riarmo tedesco, entrambe accettarono di riconvertire la produzione da civile a militare. Ford produsse i camion Blitz per l’esercito e GM/Opel motori per aerei da combattimento. Per questo motivo Hitler, che nutriva una devozione personale nei confronti di Henry Ford tanto da avere un suo ritratto a grandezza naturale nel suo ufficio di Monaco, nel 1938 riconobbe a quest’ultimo la massima onorificenza tedesca riservata agli stranieri: la Gran Croce dell’Aquila Tedesca. Ford accettò di buon grado e anche quando smise di pubblicare scritti antisemiti continuò a cercare di influenzare la politica americana in funzione filonazista. Un mese dopo anche James Mooney, dirigente General Motors, ricevette una simile onorificenza per “essersi distinto al servizio del Reich”. Ma Ford e GM non si limitarono a divenire l’Arsenale
del Nazifascismo prima ancora di essere le protagoniste, controvoglia,
del tanto celebrato Arsenale della Democrazia. Anche dopo lo scoppio della guerra i due grandi
gruppi continuarono a mantenere contatti indiretti con le loro filiali
in Germania (Robert Schmidt, il direttore della fabbrica Ford di Colonia
e importante membro del partito nazista, si incontrò nel ‘43
in Portogallo con i dirigenti Ford); evitarono inchieste e aggirarono
i divieti imposti dal governo americano rivendicando il diritto a
proteggere i propri investimenti; utilizzarono forza lavoro schiavile
proveniente dai campi di concentramento; incassarono dalle filiali
i relativi profitti (Ford intascò 60.000 dollari nel periodo
1941/43), realizzati sulla pelle dei lavoratori coatti. Il governo USA, come quello britannico, chiuse entrambi
gli occhi sulle attività delle corporations in Germania. Non
le condannò in un tribunale, e ordinò esplicitamente
ai propri piloti di non colpire i loro stabilimenti ben sapendo cosa
producevano. Il loro potere era ed è inviolabile. Lo stesso
Rober Schmidt, direttore di Ford Colonia, arrestato dopo l’arrivo
degli alleati in città, trascorse solo un paio di mesi in prigione
e nel 1950 fu riassunto come dirigente. |