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dicembre 2011- gennaio 2012


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Walter G. Pozzi
(articoli)

 

Sorci verdi
Storie di ordinario leghismo

Nel 1936, la 205esima squadriglia della Regia aeronautica adottò come stemma tre sorci verdi. Da lì "Ti faccio vedere i sorci verdi" significa dare filo da torcere, sconfiggere, umiliare. Negli ultimi venti anni la Lega Nord ha certamente fatto vedere “i sorci verdi” all’Italia. Le sue campagne, i suoi motti, la sua propaganda hanno permeato il sentire popolare affermando una vera e propria egemonia culturale.
Quando le amministrazioni leghiste del Nordest hanno cercato di mettere al bando libri di autori italiani che in parte sono presenti in questo volume, è scattata una reazione collettiva che ha prodotto iniziative e dibattiti: “Scrittori contro il rogo”, attorno all’idea che i “roghi” costituiscano un colpo pesante alla democrazia. Sempre, a prescindere dal motivo che li ispira.
Ne è nata un’impresa collettiva e “militante”, questa, che ci restituisce con mirabile precisione quella cultura quotidiana, spesso metodica e paziente, che ha imbarbarito le relazioni sociali e umane e modificato il tessuto civile di questo paese.
“Sorci verdi” è un libro di racconti, non un saggio politico.
Uno spaccato di (dis)umanità, a volte descritto con ironia e leggerezza, come se una cinepresa fosse piantata negli occhi dei protagonisti, per raccontare un mondo di ordinario razzismo. Un libro che colpisce allo stomaco e spesso lo oltrepassa. E che, nonostante la fantasia e l’invenzione dei suoi personaggi, racconta un’Italia vera.

Autori: Giulia Blasi, Annalisa Bruni, Giuseppe Ciarallo, Giovanna Cracco, Alessandra Daniele, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Angelo Ferracuti, Fabrizio Lorusso, Davide Malesi, Stefania Nardini, Valeria Parrella, Walter G. Pozzi, Alberto Prunetti, Stefano Tassinari, Massimo Vaggi, Lello Voce.

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Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo, AA.VV., Edizioni Alegre, 2011

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Altri destini
Una storia degli anni Settanta

La vicenda di un giornalista indipendente preso tra le maglie della repressione politica e giudiziaria, riemerge trent’anni dopo dalle indagini del figlio in cerca della verità e di una memoria di cui diventare partecipe. Sullo sfondo, gli anni Settanta culminati nel processo “7 aprile”.

Dal casuale ritrovamento in un armadio di un maglione sporco di sangue, inizia il viaggio a ritroso nel tempo dell’introverso e disimpegnato Roman Zeri; un viaggio che lo porta a indagare sulla vita di suo padre Max, coraggioso direttore di un settimanale indipendente, e sugli oscuri motivi che lo hanno scaraventato in una storia kafkiana fatta di arresti, interrogatori e processi. Un susseguirsi di colpi di scena scandisce il percorso, anche interiore, di Roman, il quale, scartabellando tra vecchi documenti, fotografie del passato e ritagli di giornali, entra in contatto con una realtà che fino a quel momento aveva ritenuto impensabile. Sullo sfondo della vicenda, la nostra Storia, quella tragica e tuttora irrisolta degli “anni di piombo”, delle manifestazioni, degli scontri con le forze dell’ordine, del “terrorismo”, delle bugie di Stato, del processo “7 aprile”, della violenza che ha stravolto le vite di tutti. E cambiata risulterà anche l’esistenza di Roman, la sua visione del mondo, la prospettiva con la quale guarderà al suo futuro, tanto da esclamare, al culmine di una profonda crisi di coscienza: «Non si sta bene sotto le coperte calde dell’ignoranza.»
Walter G. Pozzi, con Altri destini, inaugura nuovi percorsi gettando le basi della letteratura della tensione.

 

Altri destini. Una storia degli anni Settanta, Walter G. Pozzi, Edizioni paginauno, 2011

leggi la scheda del libro, le recensioni e l'intervista all'Autore

 

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L'infedeltà

Amore e fedeltà. Infedeltà e amore. La logorante incertezza di un rapporto che si vorrebbe invariato negli anni. Il desiderio di una storia che possa continuare a rinnovare le emozioni degli inizi, e la consapevolezza della sua impossibilità. Il cinismo di chi crede nella periodicità degli amori. Il romanticismo inutile di chi si ostina a tenere in vita una relazione che ha perduto da tempo la freschezza originaria. In questo suo lucido romanzo dalla trama mirabilmente orchestrata, Walter G. Pozzi fa un’analisi a tutto tondo dell’infedeltà, scandagliando i più svariati e variabili atteggiamenti di chi ama, o crede di amare. Mano a mano che procede nella sua narrazione, Pozzi agita le acque, le rende sempre più torbide, fino ad annullare totalmente la trasparenza di coloro che considerano il rapporto a due come un monolito inscalfibile. Ed è così che i ruoli si ribaltano, inaspettatamente, spontaneamente, contro ogni rigido principio che nella realtà non trova mai una facile applicazione. Nel suo romanzo Walter Pozzi non dà spazio a risposte o a dimostrazioni; per lui l’unica tesi di qualche respiro è quella che avvalora l’ambiguità, della vita e dell’amore. E poi la lezione di Zenone, per cui Achille non raggiungerà mai la tartaruga. L’infedeltà è il romanzo di chi almeno una volta nel corso della sua esistenza si è chiesto se sia possibile amare una sola persona. E dunque è il romanzo di tutti.

 

L'infedeltà, Walter G. Pozzi, Giovanni Tranchida editore, 2000

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Il corpo e l'abbandono

Romanzo esistenziale quello dello scrittore monzese Walter G. Pozzi di grande intensità emotiva, dove il vissuto e il narrato si intrecciano e si fondono in una sintesi avulsa da civetterie letterarie e pose accademiche. Romanzo originale Il corpo e l’abbandono, nel quale non mancano alcune singolarità di rilievo anche dal punto di vista della tecnica narrativa. L’atmosfera è di tragedia ovattata e i tanti «perché» che travagliano l’autore non sono mai urlati ma quasi bisbigliati a un ipotetico interlocutore che sembra tanto vicino quanto più è lontano e misterioso. Non si tratta d’un interlocutore distaccato dal contesto e insensibile al male che affligge il protagonista, ma al contrario pronto a raccogliere i tanti quesiti che questi pone, anche se non sembra in grado di fornire la risposta sollecitata. E’ un romanzo nel quale confluiscono senza mai dipanarsi del tutto molte delle tematiche del nostro tempo. Il conflitto generazionale padre-figlio-nipote nella sua circolarità, la difficoltà nel poter stabilire relazioni in un mondo sempre più dominato dalla fretta e dall’egoismo, il malessere di sentirsi rifiutato per una diversità accettata e razionalizzata, ma mai sbandierata per bisogno di sterile protagonismo, rendono il libro molto articolato e ricco di spunti interessanti. Dice il protagonista: «... non posso evitare di pensare a quando confessai la mia omosessualità prima a mio padre e poi a mia madre...» E ancora: «... mio padre mi confidò in seguito che il primo pensiero era stato quello di non poter diventare nonno. Ora forse lo capisco...» In questo contesto di quasi incomunicabilità persino il terribile male che ha colpito il protagonista sembra attenuarsi. Ed è proprio attraverso la coscienza dell’ineluttabilità del male sia esso fisico perché legato alla malattia che avanza e non concede scampo sia esso esistenziale (malessere del vivere) che il protagonista rompe alcune delle gabbie, in cui la società relega il cosiddetto uomo comune, e acquista la sua valenza positiva. La scrittura è avvincente il ritmo narrativo tambureggiante e la materia viva perché le tematiche affrontate non sono del protagonista, ma dell’uomo.

 

Il corpo e l'abbandono, Walter G. Pozzi, Giovanni Tranchida editore, 1997

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