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Marco Clementi
(articoli)

 

La pazzia di Aldo Moro

Dai 9 maggio 1978, il giorno nel quale in via Caetani, a Roma, venne ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro, sono passati trent'anni. Trent'anni di omissioni e reticenze, di ricostruzioni da fantapolitica e di declinazioni di responsabilità. Marco Clementi ha ricostruito quello che è stato il punto di non ritorno della vita politica e sociale dell'Italia contemporanea, il suo trauma irrisolto, e l'ha fatto scegliendo dì dare la parola ai documenti. Alle lettere di Moro, quindi, ma anche al suo memoriale, ai comunicati delle Br, ai giornali, alle memorie dei politici e dei brigatisti, agli esiti delle commissioni di inchiesta parlamentari e dei processi. Un frammento dopo l'altro, l'autore ricompone il quadro al contempo tragico e contrastato degli anni più bui del nostro paese.

 

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La pazzia di Aldo Moro, Marco Clementi, Bur biblioteca Rizzoli, 2008

 

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E se fosse così?

"E se fosse così? Se dipendesse da noi?" è una proposta e una provocazione, uno stimolo a riconsiderare alcuni temi cruciali dell'esistenza da un diverso punto di vista che rimette il singolo al centro della vita. Partendo dalle sconcertanti acquisizioni scientifiche della Fisica Quantistica, l'Autore evoca uno scenario in cui l'uomo diventa il protagonista della sua realtà: aldilà delle soluzioni preconfezionate suggerite, talvolta con eccessivo vigore, dai sistemi di potere. Ne risulta un dialogo fra chi scrive e chi legge che si sviluppa su due temi critici: libertà e responsabilità. La libertà responsabile diventa allora un diritto-dovere che ci affranca dal peso della schiavitù, ma smaschera l'alibi del vittimismo nel rapporto di noi con noi stessi, con gli altri, con la vita, con Dio.

 

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E se fosse così?, Marco Clementi, Anima, 2008

 

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Storia delle Brigate rosse

Fonti e documenti. Il lavoro dello storico ha uno statuto consolidato, di rado applicato al più dirompente fenomeno politico che abbia attraversato l’Italia della seconda metà del Novecento. È quel che accade quando le ragioni del conflitto sociale e ideale sono così forti da ostacolare l’indagine scientifica. Con la storia delle Brigate Rosse questa difficoltà si è manifestata per almeno trent’anni, lasciando spazio, accanto a ricostruzioni scientificamente solide, a una letteratura per lo più di stampo giornalistico.
Marco Clementi, ne La pazzia di Aldo Moro, si era concentrato, con gli strumenti del suo mestiere, su un singolo punto di quel percorso, non a caso lo snodo principale. E con una severità metodologica esemplare. Ora si misura col fenomeno nel suo insieme e per tutta la sua durata effettiva, mettendone in risalto la coincidenza temporale pressoché perfetta con la parabola del movimento operaio italiano negli anni ’70. E restituisce tutta la complessità di un’esperienza «nata all’interno delle grandi fabbriche del Nord», e giunta, all’apice della sua esistenza, a toccare «il cuore dello stato».
Fonti e documenti. In un paese profondamente cambiato e turbato, scosso nelle sue certezze anche culturali, ridotto a vivere in una empiria senza princìpi, l’equilibrio nella ricostruzione storica di una materia così controversa costituisce un significativo passo avanti. Di quelli che solo la ragione vigile riesce a realizzare e di cui si ha molto bisogno.

 

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Storia delle Brigate rosse, Marco Clementi, Odradek, 2007

 

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Storia del dissenso sovietico

È la storia dell’incomponibilità del rapporto tra intellettuali e potere in Urss. La ricerca ricostruisce i principali punti di conflitto tra Stato e letteratura in generale e tra realtà politica del socialismo reale e intelligencija in particolare, sulla base di una notevole mole di documenti. La nuova società sovietica postrivoluzionaria aveva fortemente sedotto la grande maggioranza degli intellettuali, in quanto apriva strade inesplorate per l’ingegno; anzi, la rivoluzione bolscevica fu vista come palingenesi sociale anche e soprattutto dagli artisti e dagli intellettuali. Quando, alla morte di Stalin, questi pensarono potesse avere inizio un processo di liberalizzazione, si trovarono davanti l’inerzia e l’ottusità burocratica. Lo schema politico a “partito unico” che aveva permesso la trasformazione della Russia contadina in una potenza industriale al prezzo di un lungo periodo di repressioni, che aveva retto e vinto la guerra per la sopravvivenza della “patria socialista” assediata, diventa – in tempi di pace, sia pure sotto forma di “guerra fredda” – un freno insopportabile per una società ormai molto articolata e complessa.
La contrapposizione tra il dissenso da una parte, e lo Stato e il Partito dall’altra, durò a lungo fino al collasso di questi ultimi; il dissenso, separato dalla società civile, proveniente e alimentato dall’irrisolto etnico, attraversato anche da frammenti anarchici e marxisti, non è tuttavia riuscito a informare di sé la società postsovietica.
Partendo dall’eredità di Anna Achmatova e di Boris Pasternak, raccolta da Iosif Brodskij e Andrej Sinjavskij, il libro ripercorre lo sviluppo delle idee di libera creazione e coscienza attraverso gli uomini e le donne che maggiormente riuscirono a interpretarle, da Esenin-Vol’pin a Tverdochlebov, da Daniel’ a Gorbanevskaja, da Ginzburg passando per Amal’rik fino a giungere alle icone del dissenso, Sacharov e Solzenicyn.

 

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Storia del dissenso sovietico, Marco Clementi, Odradek, 2007

 

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L'Europa e il mondo. La politica estera, di sicurezza e di difesa europea

Le recenti crisi, dalla guerra nei Balcani a quella in Irak, hanno reso evidente che, se sul piano economico l'unione europea e la sua moneta hanno posto le basi per competere con gli Stati Uniti, sul piano della politica estera, della sicurezza e della difesa, molto resta ancora da fare. Il volume ripercorre questo aspetto ancora incompiuto dell'integrazione europea dal dopoguerra alle minacce del terrorismo internazionale. Nonostante tutto la sindrome dell'insicurezza che caratterizza l'attuale situazione spinge per una maggior cooperazione tra i paesi europei.

 

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L'Europa e il mondo. La politica estera, di sicurezza e di difesa europea, Marco Clementi, Il Mulino, 2004

 

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La Nato

Lancia e scudo dell'Occidente per tutta la guerra fredda, dopo il 1989 la Nato è rimasta senza il suo nemico. Ma il nuovo "disordine" mondiale sembra riportarla al centro della vita politica internazionale. Può essere utile allora partire da alcune informazioni di base contenute in questo libro per riflettere sulle discussioni del nostro passato e prepararci a quelle del futuro. Come e perché nasce la Nato? Che cosa ha fatto concretamente nei quarant'anni in cui non ha impiegato le armi? Come funziona e in che cosa consiste la sua struttura militare? E oggi, come è cambiata e come sta cambiando dopo che si è fatto ricorso all'art. 5 del Patto Atlantico?

 

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La Nato, Marco Clementi, Il Mulino, 2002

 

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Il diritto al dissenso. Il progetto costituzionale di Andrej Sacharov

Figura contraddittoria solo a una lettura superficiale di quel libro aperto che fu la sua vita, uomo di assoluto rigore morale, divenuto suo malgrado icona del dissenso interno al regime sovietico, il premio Nobel per la pace Andrej Sacharov non si allontanò mai dagli ideali di pace e progresso che, pur in forme differenti, lo avevano guidato anche durante il periodo in cui lavorò alla realizzazione della bomba termonucleare sovietica.
Convinto, infatti, che solo un equilibrio militare avrebbe permesso di evitare lo scontro tra mondo comunista e capitalista, non sconfessò mai quel suo impegno profuso all’interno della logica della guerra fredda, neanche quando, seguendo l’intima logica delle sue convinzioni, si pose decisamente dalla parte di chi, all’interno dell’Unione sovietica, lottava per il riconoscimento dei diritti civili, regolarmente ignorati dall’autorità.
Partendo da alcune riflessioni sul bipolarismo – che dalla fine degli anni Sessanta si studiò di superare teorizzando una progressiva “convergenza” tra i due sistemi – ben presto Sacharov approdò dalla parte di chi, in primo luogo, difendeva la dignità contro l’arbitrio. In una società ideologicamente ferita e socialmente violentata, allora, si impegnò per affermare in primo luogo proprio il diritto al dissenso, il diritto inalienabile dell’uomo di disconoscere un potere, un’autorità, nel momento in cui questo stesso, questa stessa, vìolino le più elementari norme della convivenza civile. Perché anche un parlamento può, in assoluta “legalità”, sanzionare un abuso. Perché anche un codice può violare i diritti civili. Per Sacharov, quindi, il confine di uno Stato non delimita il diritto, che è meta-statale – verrebbe da dire “universale” se questa parola, e non per colpa di chi dissente, oggi ha perso molto del suo significato originario.
Amava la sua terra e i suoi abitanti, la Russia e i russi. Ma amava anche la sua patria, l’Unione sovietica, per la quale vedeva e desiderava, negli anni della perestrojka, un futuro. Tutti sappiamo com’è andata. Sacharov, invece morì nel 1989, il 14 dicembre, e non vide la fine. Prima di andarsene, però, portò a termine l’ultima sua opera, la scrittura di una Costituzione in cui tentò di tracciare le regole per la “convivenza impossibile” di decine di nazionalità all’interno di uno Stato non più totalitario, ma democratico; come se bastasse un’idea, per quanto nobile, a tenere assieme gli uomini. Come se bastassero poche parole, la Costituzione dell’unione delle repubbliche sovietiche di Europa e Asia, a trasformare i governanti in cittadini.

 

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Il diritto al dissenso. Il progetto costituzionale di Andrej Sacharov, Marco Clementi, Odradek, 2002

 

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