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Franco Giannantoni
(articoli)

 

La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (1945-1946)

28 aprile 1945: Benito Mussolini e Claretta Petacci vengono fucilati a Giulino di Mezzegra. Il giorno dopo, i loro corpi - con quelli degli altri gerarchi fascisti uccisi a Dongo - sono esposti a Milano, in piazzale Loreto. La morte di Mussolini chiude tragicamente il ventennio fascista e segna al tempo stesso la fine di una gigantesca caccia all'uomo. Sono in molti a voler catturare il duce, primi tra tutti gli americani, che vorrebbero sottoporlo a un regolare processo. Bruciati dall'azione dei partigiani comunisti, più veloci di loro a mettere le mani sulla colonna in fuga, i servizi segreti statunitensi vogliono capire subito come e perché il loro piano è fallito e incaricano uno dei loro più abili agenti, Valerian Lada-Mocarski, di ricostruire la disperata fuga e la fine di Mussolini. Pochi giorni di indagine sul campo e di colloqui con i testimoni e, dopo una prima relazione più approssimativa, il 30 maggio 1945 l'agente numero 441 dell'OSS è in grado di inviare al suo capo, Allen Dulles, un rapporto definitivo. Ora questo materiale è tornato finalmente alla luce. È un documento in presa diretta, scritto a caldo, che racconta con precisione e uno stile essenziale ma vivido l'episodio più drammatico e significativo della recente storia italiana. Soprattutto, il rapporto di Lada-Mocarski fa piazza pulita, una volta per tutte, delle fantasiose ipotesi sulla fine di Mussolini, a cominciare dalle reticenti ricostruzioni del Partito comunista italiano.

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La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (1945-1946), Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni, Mario J. Cereghino, Garzanti, 2009

 

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La resistenza più lunga. Lotta partigiana e difesa degli impianti idroelettrici in Valtellina: 1943-1945

La Resistenza in Valtellina ebbe due volti, espressione di quella contraddizione ideologica e militare che si manifestò spesso in Italia nel corso della lotta partigiana contro i nazifascisti. La Resistenza in bassa valle fu largamente egemonizzata dal Partito comunista, legata al modello sovietico e stalinista, votata ad una lotta aspra contro i nemici esterni (i nazifascisti) e interni (i dissidenti e i liberali), spavalda in battaglia quanto arretrata nella cultura politica e nella strategia generale. Un'esperienza importata in Valtellina da uomini ideologicamente estranei alle tradizioni politico-culturali locali. L'altra resistenza, quella dell'alta valle, fu, al contrario, articolata e contraddittoria nelle sue componenti.

 

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La resistenza più lunga. Lotta partigiana e difesa degli impianti idroelettrici in Valtellina: 1943-1945, Marco Fini, Franco Giannantoni, SugarCo, 2008

 

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L'ombra degli americani sulla Resistenza ai confini tra l'Italia e la Svizzera

Prendendo le mosse dall'azione partigiana di Lenno sul lago di Como del 3 ottobre 1944, per catturare il ministro dell'Interno della Rsi Guido Buffarini Guidi, in cui trovò la morte il capitano Ugo Ricci, una morte "oscura" prodotta dal "fuoco amico", il libro affronta la complessa questione della politica Alleata e della Resistenza italiana. Due erano i capisaldi della strategia di Allen Dulles, direttore dell'Oss, i servizi informativi Usa di Berna: gli aiuti in armi e in denaro alle formazioni partigiane erano condizionati al fatto che non venisse costituito in Italia "un esercito di popolo" mentre, al contrario, la Resistenza avrebbe dovuto limitarsi ad atti di sabotaggio, intelligence e azioni armate di corto respiro. Una sorta di insopportabile bavaglio contro cui fecero sentire la loro voce dissenziente Ferruccio Parri, Luigi Longo e Leo Valiani, i capi politici della lotta armata al nazifascismo. Il timore degli Alleati era infatti quello di rafforzare indirettamente con la propria azione il Partito comunista italiano, egemone nel controllo delle formazioni partigiane e di sostenere un possibile sbocco rivoluzionario al termine del conflitto.
Se da una parte il Clnai fu finanziato con 160 milioni di lire mensili da ridistribuire alle varie "bande" in base agli accordi raggiunti con gli Alleati dal presidente del Clnai Alfredo Pizzoni, illuminato banchiere milanese e i "lanci" dal cielo privilegiarono in gran parte i partigiani-amici, dall'altra parte Donald Pryce Jones, responsabile Oss di Lugano, dopo aver organizzato il 28 gennaio 1944 la "liberazione di Campione d'Italia" dal giogo della Rsi per trasformarla in una base operativa con agenti segreti verso l'Italia, non rinunciò a foraggiare lungo la fascia confinaria, fra la Val d'Intelvi, la zona di Porlezza e la Valsolda, ma anche la Val d'Ossola e la Valtellina, alcune piccole bande autonome, costituite da valligiani e contrabbandieri, senza collegamenti con il Clnai, favorendo in quel modo il frazionamento e l'indebolimento del tessuto unitario della Resistenza che restava pur sempre un obiettivo di primaria importanza. La disinvolta manovra, emblema della "doppia Resistenza", provocò pesanti frizioni con il Clnai nella Confederazione Elvetica: fra i casi esemplari quello di un gruppo "addestrato" a Villa Mimosa, nell'énclave campionese, guidato da un coraggioso ufficiale, il maggiore Titta Cavaleri "Gufo Maggiore", e formato in gran parte da giovani studenti milanesi che, nel corso della lotta, avrebbe conosciuto esperienze drammatiche sino alla fuga nella vicina Svizzera.
Un quadro inedito della Resistenza italiana combattuta per il controllo politico del territorio e contrassegnata da reciproci tentativi di annessione da parte dei Comandi delle brigate "Garibaldi" e di quelle autonome ricadute, sul finire della lotta, sotto l'ombrello di un non meglio conosciuto Comando "G.L. 734" impegnato a garantire gli interessi degli Alleati sino alle ore trionfali della Liberazione.

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L'ombra degli americani sulla Resistenza ai confini tra l'Italia e la Svizzera, Franco Giannantoni, Arterigere-Chiarotto Editore, 2006

 

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Giovanni Pesce «Visone» un comunista che ha fatto l'Italia

L'emigrazione, la guerra di Spagna, Ventotene, i Gap, il dopoguerra (Togliatti, Terracini, Feltrinelli)

«Valoroso combattente garibaldino, lottò strenuamente in Spagna per la causa della libertà e della democrazia riportando tre gravi ferite. Il movimento di ribellione alla tirannide nazi-fascista lo trovò ancora, ardito ed instancabile partigiano, alla testa dei Gap, al suo posto di lotta e di onore. (...). Noncurante delle fatiche e dei disagi, inaccessibile allo scoraggiamento, infondeva sempre ardore ed entusiasmo in quanti lo seguirono nella dura ma radiosa via della libertà. Organizzatore eccezionale ed eroico combattente, dotato di irresistibile leggendario coraggio conquistò con il suo valore un luminoso primato alla gloria delle formazioni garibaldine e alla storia immortale della Patria».

(dalla "motivazione della medaglia d'oro al Valor Militare" a Giovanni Pesce, decreto del 23 aprile 1947, Presidente del Consiglio dei Ministri on. Alcide De Gasperi)

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Giovanni Pesce «Visone» un comunista che ha fatto l'Italia, Franco Giannantoni, Ibio Paolucci, Arterigere-Chiarotto Editore, 2005

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