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febbraio - marzo 2012
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| Franco Giannantoni |
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28 aprile 1945: Benito Mussolini e Claretta Petacci
vengono fucilati a Giulino di Mezzegra. Il giorno dopo, i loro corpi
- con quelli degli altri gerarchi fascisti uccisi a Dongo - sono
esposti a Milano, in piazzale Loreto. La morte di Mussolini chiude
tragicamente il ventennio fascista e segna al tempo stesso la fine
di una gigantesca caccia all'uomo. Sono in molti a voler catturare
il duce, primi tra tutti gli americani, che vorrebbero sottoporlo
a un regolare processo. Bruciati dall'azione dei partigiani comunisti,
più veloci di loro a mettere le mani sulla colonna in fuga,
i servizi segreti statunitensi vogliono capire subito come e perché
il loro piano è fallito e incaricano uno dei loro più
abili agenti, Valerian Lada-Mocarski, di ricostruire la disperata
fuga e la fine di Mussolini. Pochi giorni di indagine sul campo
e di colloqui con i testimoni e, dopo una prima relazione più
approssimativa, il 30 maggio 1945 l'agente numero 441 dell'OSS è
in grado di inviare al suo capo, Allen Dulles, un rapporto definitivo.
Ora questo materiale è tornato finalmente alla luce. È
un documento in presa diretta, scritto a caldo, che racconta con
precisione e uno stile essenziale ma vivido l'episodio più
drammatico e significativo della recente storia italiana. Soprattutto,
il rapporto di Lada-Mocarski fa piazza pulita, una volta per tutte,
delle fantasiose ipotesi sulla fine di Mussolini, a cominciare dalle
reticenti ricostruzioni del Partito comunista italiano. La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (1945-1946), Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni, Mario J. Cereghino, Garzanti, 2009
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La Resistenza in Valtellina ebbe due volti, espressione di quella contraddizione ideologica e militare che si manifestò spesso in Italia nel corso della lotta partigiana contro i nazifascisti. La Resistenza in bassa valle fu largamente egemonizzata dal Partito comunista, legata al modello sovietico e stalinista, votata ad una lotta aspra contro i nemici esterni (i nazifascisti) e interni (i dissidenti e i liberali), spavalda in battaglia quanto arretrata nella cultura politica e nella strategia generale. Un'esperienza importata in Valtellina da uomini ideologicamente estranei alle tradizioni politico-culturali locali. L'altra resistenza, quella dell'alta valle, fu, al contrario, articolata e contraddittoria nelle sue componenti.
La resistenza più lunga. Lotta partigiana e difesa degli impianti idroelettrici in Valtellina: 1943-1945, Marco Fini, Franco Giannantoni, SugarCo, 2008
...
Prendendo le mosse dall'azione partigiana di Lenno
sul lago di Como del 3 ottobre 1944, per catturare il ministro dell'Interno
della Rsi Guido Buffarini Guidi, in cui trovò la morte il
capitano Ugo Ricci, una morte "oscura" prodotta dal "fuoco
amico", il libro affronta la complessa questione della politica
Alleata e della Resistenza italiana. Due erano i capisaldi della
strategia di Allen Dulles, direttore dell'Oss, i servizi informativi
Usa di Berna: gli aiuti in armi e in denaro alle formazioni partigiane
erano condizionati al fatto che non venisse costituito in Italia
"un esercito di popolo" mentre, al contrario, la Resistenza
avrebbe dovuto limitarsi ad atti di sabotaggio, intelligence e azioni
armate di corto respiro. Una sorta di insopportabile bavaglio contro
cui fecero sentire la loro voce dissenziente Ferruccio Parri, Luigi
Longo e Leo Valiani, i capi politici della lotta armata al nazifascismo.
Il timore degli Alleati era infatti quello di rafforzare indirettamente
con la propria azione il Partito comunista italiano, egemone nel
controllo delle formazioni partigiane e di sostenere un possibile
sbocco rivoluzionario al termine del conflitto. L'ombra degli americani sulla Resistenza ai confini tra l'Italia e la Svizzera, Franco Giannantoni, Arterigere-Chiarotto Editore, 2006
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L'emigrazione, la guerra di Spagna, Ventotene, i Gap, il dopoguerra (Togliatti, Terracini, Feltrinelli) «Valoroso combattente garibaldino, lottò strenuamente in Spagna per la causa della libertà e della democrazia riportando tre gravi ferite. Il movimento di ribellione alla tirannide nazi-fascista lo trovò ancora, ardito ed instancabile partigiano, alla testa dei Gap, al suo posto di lotta e di onore. (...). Noncurante delle fatiche e dei disagi, inaccessibile allo scoraggiamento, infondeva sempre ardore ed entusiasmo in quanti lo seguirono nella dura ma radiosa via della libertà. Organizzatore eccezionale ed eroico combattente, dotato di irresistibile leggendario coraggio conquistò con il suo valore un luminoso primato alla gloria delle formazioni garibaldine e alla storia immortale della Patria». (dalla "motivazione della medaglia d'oro al Valor Militare" a Giovanni Pesce, decreto del 23 aprile 1947, Presidente del Consiglio dei Ministri on. Alcide De Gasperi) Giovanni Pesce «Visone» un comunista che ha fatto l'Italia, Franco Giannantoni, Ibio Paolucci, Arterigere-Chiarotto Editore, 2005 |