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A prima vista sembrerebbe una questione di archeologia domestica. Dal trauma di un trasloco riemerge una scatola e, fatalmente, il suo contenuto. Autografi, fotografie con dedica. Nomi d’autore, nomi valorizzati. Nomi altrui che, tuttavia – ed è qui che il racconto cambia di senso aprendo un varco all’analisi – coinvolgono subito un nome proprio – quello dell’autore medesimo. Studioso dei rapporti tra linguaggio e pensiero – sempre alle prese con la natura del nome e con la cultura che, nell’inconsapevolezza dei più, il nome designa – l’autore si ritrova così, al contempo, soggetto e oggetto del discorso, narratore e protagonista di una stessa storia un po’ soltanto sua e un po’ di tutti, a seconda che se ne allarghi o se ne restringa la cornice ideologica in cui è incastonata.
Firma altrui e nome proprio, Felice Accame, Odradek, 2009 |
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Perché una barzelletta fa ridere? Quali operazioni svolge chi la racconta? Su quali presupposti condivisi e straniamenti si basa il suo effetto comico? Considerando la barzelletta come una forma di narrazione, Accame propone un'analisi puntuale delle sue strutture e dei suoi ingredienti. E adattando la scrittura all'argomento, rielabora il genere del saggio, che si mantiene allora in equilibrio tra il serio e il faceto, tra un'anomalia irriducibile e le strategie che occorre mettere in pratica per sanarla. Chiunque abbia mai raccontato una barzelletta o riso dopo averla ascoltata scoprirà così di aver fatto molto di più.
L'anomalia del genio e le teorie del comico, Felice Accame, :duepunti, 2008 |
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Come le persone, se le metafore hanno successo un
cadavere nell'armadio della cultura di cui sono l'espressione ce l'hanno
di sicuro. Colori, parole, rapporti numerici, angoli, intervalli musicali,
truppe, molecole, giorni, alimenti, terapie, generi, caratteri psicologici,
tasse, statuti ontologici e chissà quant’altro ancora,
dalla prima filosofia greca alla fisica contemporanea, è assurto
a dignità di un sistema classificatorio in cui, uno dei suoi
elementi, è stato ritenuto complementare a un altro. Una complementarità
non la si nega a niente e a nessuno. Non c’è sapere che
possa ritenersene immune. Maghi, scienziati e artisti ci sguazzano.
Le metafore della complementarità, Felice Accame, Odradek, 2006 |
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Il “sistema delle stelle” non è altro che l’insieme di tutti coloro – uomini di scienza e di religione, santi e in odor di santità, capipopolo e artisti vari, attori e cantanti, campioni dello sport e intrattenitori televisivi – nei confronti dei quali è in atto la pratica diffusa dell’indulgenza. Possono ingannare, rubacchiare, scopiazzare, svillaneggiare, dichiarare orride scemenze e, soprattutto, autocontraddirsi, senza che nessuno abbia niente a che ridire o, meglio, senza che venga loro comminata fra capo e collo una sanzione sociale appena percepibile. Si tratta, insomma, di figure sociali che, con il consenso entusiastico delle loro vittime dànno il loro cospicuo contributo alle disparità delle relazioni umane e, alla finfine, alle disgrazie del mondo. Questa antologia, non potendo risarcire nessuno, si limita a denunciare il sistema delle indulgenze.
Antologia critica del sistema delle stelle, Felice Accame, Odradek, 2006 |
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Un'analisi storica e logica di alcune problematiche
epistemologiche relative alla questione della conoscenza. Come intende
l'uomo la conoscenza? Quali le sue modalità operative? È
possibile riprodurre tali modalità nella costruzione di intelligenze
artificiali? Un approfondimento sulle modalità funzionali del
conoscere, poi teorizzate (e talvolta applicate) in alcune applicazioni
tecnologiche d'avanguardia. Inoltre una riflessione sul carattere idologico
della "conoscenza", con la spiegazione del perché alcune
scoperte vengano subito accettate dalla società e altre (per
esempio la teoria eliocentrica di Aristarco, i modelli cibernetici di
Ctesibio, l'inconscio di Freud...) incontrino a volte forti resistenze.
La funzione ideologica delle teorie della conoscenza, Felice Accame, Spirali, 2002 |
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Un libro per l’esercizio dell’intelligenza
critica. In giro di meglio non c’è. Uno di quei libri da
non leggere a letto, se qualcuno dorme accanto. L’ironia è
distaccata, l’umorismo è composto, ma ogni tanto s’incappa
in qualcuno dei 100 pezzi (quello sulla Parietti e la Dellera, per esempio,
o quello sugli scompartimenti ferroviari) e allora si prende a sussultare
fino al completo risveglio del partner. Insomma, non è consigliato
a coloro che se non si tramortiscono con la noia, non si divertono.
Dire e condire, Felice Accame, Odradek, 1999 |
È uscito il numero 18
giugno / settembre 2010
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