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Davide Pinardi

(articoli)

 

Il mondo narrativo

Quando si narra una storia si compiono due operazioni: da una parte si racconta una storia, dall'altra il mondo in cui essa si svolge. In sostanza, la storia e il mondo nascono e crescono in un rapporto di stretta interdipendenza, le storie permettono di esplorare e di far conoscere i mondi, i mondi dando originalità e concretezza alle storie. Gli uni hanno bisogno delle altre, e viceversa. Questo testo focalizza l'attenzione sul secondo - e più trascurato - elemento della narrazione: il mondo, al fine di darne una definizione e di proporre un metodo utile a costruirlo. Che cos'è un mondo narrativo? Come lo si può costruire? Come lo si deve presentare? Queste le domande a cui il volume intende dare una risposta. Il lettore viene così introdotto - dapprima con una riflessione teorica e tecnica, quindi con analisi, esempi, griglie di lettura, proposte di esercizio - all'interno di una visione della narrazione, che gli permetterà non soltanto di formarsi un compiuto quadro concettuale, ma soprattutto di padroneggiare un metodo operativo utile a dar corpo agli ambienti e ai personaggi di una storia, un metodo applicabile a ogni tipo di narrazione, indipendentemente dal medium prescelto (letteratura, televisione, cinema, teatro, fumetto, pubblicità).

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Il mondo narrativo, Davide Pinardi e Pietro De Angelis, Lindau, 2008

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Il partigiano e l'aviatore

Due episodi reali e misteriosi.
A Milano, nei giorni della Liberazione, un giovane partigiano viene ucciso da altri partigiani che si giustificano con scuse assai poco credibili. Nel cuore del Sahara una squadra di geologi trova per caso – dopo vent’anni – i resti di un aviatore italiano che si credeva precipitato al largo di Creta nel 1941. Uno scrittore decide di ricostruire la breve vita e la tragica fine di due ragazzi morti durante la II Guerra Mondiale. Vorrebbe conoscere meglio le loro storie ma, mentre si documenta, si imbatte in stragi dimenticate, in mitologie corrose, in falsità reiterate senza riflessione o cautela. Scopre verità amare, ipocrisie condivise, complicità trasversali. Le sue stesse rassicuranti certezze entrano in crisi. Cosa deve fare, allora? Ricoprire tutto per “ragioni di opportunità”? O invece raccontare quanto ha trovato senza temere indignazioni di parte o prive di fondamento? Decide di narrare. E questo saggio, che descrive la sua ricerca, ha il ritmo di un thriller, la densità di un romanzo e il sapore amaro di una tragedia greca.

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Il partigiano e l'aviatore. Vite troppo brevi di vincitori e vinti ugualmente dimenticati, Davide Pinardi, Odradek, 2005

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Nel fango del cielo

Milano, un decennio fa, soffocante preistoria delle crisi successive, delle illusioni di potere convogliate nell'arresto in massa di Tangentopoli. L'aria che si respira è quella della fine, nei vagabondaggi metropolitani dell'io narrante, proiezionista cinematografico per scuole, enti pubblici, salotti borghesi. Si stabilisce un confronto collettivo, in cui il giovane percorre le strade del degrado sociale, assistendo in anteprima alla fine di un'epoca velleitaria. Egli stesso è figlio di un potente della Prima Repubblica, esiliatosi a Losanna in un lussuoso declino, ma ancora in grado di domandar servigi ai politici italiani che gli devono caterve di favori. Il protagonista ha scelto l'isolamento e la fatica di sbarcare il lunario, il solo modo per confrontarsi col delirio degli anni ottanta e con le avvisaglie di una società multietnica, per ora preannunciata dai viados brasiliani e dagli sfruttatori slavi che operano nelle notti milanesi. L'incontro con Andrea, l'ambigua sudamericana minacciata dalla bassa delinquenza, e poi con Giulia, la maestrina monacale che gli garantirebbe un'esistenza qieta e appartata, mettono il giovane di fronte a scelte inaccettabili. Anche Riccardo, lo psicanalista omossessuale con cui divide l'abitazione, non riesce a fargli superare lo scoglio di una crisi ormai istituzionale. Dopo la morte del padre, che lo lascia erede della responsabilità di una fondazione umanitaria, il nostro eroe sprofonda nella paura di vedere morire dei suoi malesseri l'intera società intorno a sè, e sceglie la fuga, lontano dalle luci ormai spente di una Milano sempre più sconosciuta. Veloce e privo di autocommiserazione, il romanzo ha un taglio cinematografico quasi perfetto: nei conflitti personali e pubblici del narratore si specchia una recente generazione d'esuli incapaci di convivere coi compromessi e le nuove violenze. Picaresco e un po' nostalgico, l'eroe di Pinardi è il simbolo di chi - anziché arrendersi - decide di non stare al gioco. Quella degli anni Ottanta, ricordiamolo, è stata anche una generazione in fuga.

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Nel fango del cielo, Davide Pinardi, Tranchida, 2002

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La storia segreta del senor Correal

Un distinto signore incontra per caso in un caffè uno scrittore senza ispirazione. Correal scommette che riuscirà a raccontargli una vicenda che può ancora dare un senso alla vita. Scommette insomma che valga ancora la pena scrivere libri. E inizia un racconto che sembra un thriller dei nostri giorni. Sicilia. Sparatoria in un bar. Un killer cerca di uccidere un boss mafioso. Per caso una bambina viene colpita e resta cieca. Fine della prima puntata. Perché Correal a questo punto interrompe il suo racconto per proseguirlo da un capo all'altro del mondo inseguendo gli spostamenti dello scrittore. Così dall'Argentina agli Stati Uniti, al sud della Francia. E la narrazione prende corpo su scenari diversi.

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La storia segreta del senor Correal, Davide Pinardi, Rizzoli, 2000

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Il valdese

Il 18 ottobre dell'Anno di Grazia 1685 Luigi XIV revocava l'Editto di Nantes. Centinaia di migliaia di Protestanti francesi, gli Ugonotti, d'improvviso si trovarono di fronte all'alternativa drastica di andarsene abbandonando tutto o subire le violenze dei Dragoni del Re fino alla conversione o alla morte. Molti fuggirono, molti furono trucidati. Luigi XIV impose le sue decisioni al giovane Vittorio Amedeo di Savoia, Principe di un piccolo Stato satellite alla Francia. Ma i Protestanti piemontesi, i Valdesi, unici sopravvissuti in Italia, opposero una strenua resistenza. E inizi? cos? un'interminabile vicenda di lotte e di fede, di sangue e di disperazione, di morte e di eroismo. Un romanzo sulla reciproca comprensione nello scontro di mondi che si odiano. E alla fine del tutto - della strage e della gioia - l'eterno interrogativo: come affrontare le infinite ingiustizie della Storia?

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Il valdese, Davide Pinardi, Tranchida, 1999

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È uscito il numero 18
giugno / settembre 2010

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