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Ai margini del castello

 

La Vino Rosso Band e l'album Huamkemmen
di Manuel Pozzi
(febbraio 2012)

 

Simon Staffler è il cantante della Vino Rosso Band altoatesina, che sta riscuotendo un discreto successo nel panorama europeo e nel mondo web. In vista dell’uscita, il 3 marzo, del primo album del gruppo, intitolato Huamkemmen, ne approfittiamo per fare una veloce chiacchierata con lui.

Simon, parlaci della struttura del vostro gruppo, partendo dal tipo di musica che componete…

Mi risulta parecchio arduo tentare di spiegare e classificare il tipo di musica che suoniamo. Innanzi tutto non vogliamo essere incasellati. Ci autodefiniamo un gruppo reggae/ska/folk in continua evoluzione. Rimaniamo aperti a molteplici influenze. Il Blues incontra lo ska, il jazz si fonde con suoni folkloristici. Inoltre i miei testi sono trilingue: dialetto sudtirolese, italiano e inglese. Con questa miscela di musica e lingue rendiamo onore a quello che vorremmo rappresentare: una band internazionale e cosmopolita. Tentiamo di creare un sound unito dagli opposti; si tratta di una miscela di differenti stili musicali che ci piacciono personalmente. Il gruppo è oramai composto da nove musicisti ognuno con il suo strumento: di base abbiamo una batteria, un basso, due chitarre, una tastiera (e organo hammond), un sassofono, una tromba, un trombone e una voce principale (la mia). C’è anche da dire che spesso i musicisti cambiano lo strumento e perciò troviamo anche l’armonica a bocca, il clarinetto e altri strumenti saltuari. La maggior parte di noi ha in corso una carriera universitaria (fatta eccezione dei due lavoratori che hanno oramai finito gli studi) ed è proprio questo fattore che ci rende, per così dire, ‘speciali’. Infatti studiamo tutti sparsi per l’Europa. Tra Vienna, Londra, Innsbruck, Graz, Padova, Milano e Bolzano. Ci troviamo ‘a casa’ a Merano in Sudtirolo per scrivere e comporre canzoni per poi suonare in giro per la grande madre Europa su diversi palchi.
La nostra musica ci ha gia portato in Romania, Croazia, Ungheria, Serbia, Germania e Austria. Abbiamo piacevolmente constatato che più o meno la nostra musica piace dappertutto, unisce una forbice di persone piuttosto ampia, dai 14 ai 60 anni! È una musica che unisce e che fa ballare le persone. Una sensazione molto gratificante.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione? È stata dura preparare e promuovere questo primo album? Com’è strutturato il disco?

Le mie fonti di ispirazione – come compositore di testi – sono varie: la vita quotidiana, le notizie lette ogni giorno su internet, sentimenti o anche storie personali (mie o di amici) e aneddoti. Ma anche artisti del panorama mondiale come Tiken Jah Fakoly, Macka B, Gentleman, Seeed, Bob Marley (ovviamente), Ganjaman, la New York Ska Jazz Ensemble; o artisti italiani come Giuliano Palma, Alborosie, Mama Marjas; seguo con molto interesse anche musicisti non-reggae come Ian Siegal, The Black Crowes o addirittura i Deftones e Eddie Vedder. L’ispirazione si può trarre anche semplicemente solo passeggiando e guidando la macchina finanche facendo la spesa! Dipende dall’umore che ti accompagna nella tua giornata, il tuo stato mentale o il tuo livello di stress. Tutti questi fattori, se amalgamati, possono creare ‘ispirazione’.
Stiamo ancora preparando la promozione dell’album all’estero (in Germania, Austria, Serbia per nominare alcuni Paesi). Mentre per il Sudtirolo abbiamo quasi concluso. Non direi che è duro promuovere e preparare l’album, alla fine è qualcosa che ci riempie di gioia e orgoglio, ma è pur sempre un lavoro. Necessita di tempo. Mi alzo la mattina come altri per andare a lavorare, solo che io mi siedo davanti al portatile e comincio a cercare indirizzi di festival, manager, promotori, scrivo un sacco di e-mail ogni giorno e telefono di qua e di là. La cosa difficile è dimostrare alle persone (o anche alla propria famiglia) che c’è molto lavoro dietro un gruppo musicale. La gente pensa che i manager bussino alla nostra porta e che tutto vada a gonfie vele e che l’unico nostro compito sia salire su di un palco per 1 ora e mezza e poi sedersi sugli allori. Sbaglia di grosso!
Il disco è strutturato secondo un’idea precisa: volevamo un filo conduttore che si snodasse attraverso tutto l’arco del cd. Doveva essere qualcosa che ci caratterizzasse e che avesse a che fare con noi, o meglio, con il nostro ‘tornare/venire da casa’. Il disco è infatti intitolato Huamkemmen, che in dialetto sudtirolese significa appunto ‘venire o tornare a casa’. È proprio questo il concetto: parlare e cantare di cose brutte, critiche, belle, divertenti che si possono constatare in Sudtirolo e in Italia. Ce n’è un po’ per tutti. Tra le tracce si ascoltano canzoni veloci, lente, critiche, scherzose o sentimentali. La musica deve essere sentita per capire ciò che sto cercando di dire.

Ogni artista ha un’idea ben precisa di cosa l’arte dovrebbe essere: qual è la tua? E più in particolare cosa la musica dovrebbe trasmettere? Ha importanza sociale?

La mia idea di arte è che essa sia (o possa essere) una forma di espressione, un metodo di comunicazione, una cosa utile a trasmettere qualcosa, un messaggio. Secondo me l’arte aiuta anche a purificare o liberare la mente e il corpo da pensieri o sentimenti (graditi e non), aiuta l’uomo a esprimersi. Però attenzione: non tutto è arte! Se faccio una scoreggia, mi esprimo, ma non è detto che questa sia arte. La divisione è molto sottile, non penso che sia io a dover definire questa linea ,anche perché non ne sarei mai in grado.
In particolare la musica dovrebbe trasmettere sentimenti e emozioni. Io stesso ho un tatuaggio sulla schiena che recita: “The power of music” (La forza della musica). Sono dell’opinione che la musica ti dia semplicemente ‘di più’. Ti commuove, ti rende entusiasta, felice e triste. Esempi ce ne sarebbero a tonnellate: proviamo a immaginarci un film senza traccia musicale. Renderebbe molto meno (tante volte, non sempre). La musica ti aiuta a passare periodi brutti e ti ridà sempre forza quando sei down.
Penso assolutamente che essa abbia importanza sociale! Questo lo si vede in tutto il mondo, da migliaia di anni: passando dalla musica aborigena in Australia, attraverso la musica ‘non finita’ dei pigmei in Rep.Dem. del Congo fino ad arrivare alla ‘nostra’ musica. Essa crea, forma, coinvolge la società come raramente un altra cosa riesce a fare. Spesso, secondo me, è anche strumentalizzata (cosa non buona), ma per rispondere solo alla domanda: sì, ha grandissima importanza sociale!

Vino Rosso Band

Essendo tu un musicista altoatesino quali sono le differenze che hai riscontrato tra il panorama musicale/discografico italiano e quello estero? Quali sono le difficoltà che un emergente incontra sul suo cammino?

Le differenze sono principalmente divise in soldi e interesse. Nel panorama italiano la maggior parte delle volte non c’è spazio per un gruppo nuovo (anche se bravo) e se questo c’è non ci sono i soldi. Ti faccio un esempio: vuoi venire a suonare nel posto XY, per esempio a Bologna? Bene, vieni pure, ma non ti paghiamo il viaggio, non ti paghiamo il pernottamento e non avrai cachè. Il massimo che ti danno è un piatto di pasta (e non sempre quello è disponibile). Ora bisogna sapere che io, quando suono a un concerto, devo fare in modo che i miei ragazzi vengano in un determinato luogo da tutte le loro città universitarie (nominate sopra). Solo prima di partire io ho già circa 500 euro di spesa. Nonostante tutto l’amore per la musica io non posso umanamente pagare per andare a suonare da qualche parte (ok, lo farei se ci fossero migliaia di persone su un palco enorme, ma non è – ancora – il caso), non rientra nel mio modo di pensare.
Voltiamo pagina e guardiamo a nord (Germania, Austria ecc.): ti pagano praticamente tutto, incluso hotel, colazione, viaggio, cachè e via dicendo. Sono due mondi diversi.
Inoltre ti danno una possibilità ed è quello che in Italia non esiste (sì esiste, ma con gli effetti nominati sopra). Questo spesso rattrista e fa anche arrabbiare. La gerontocrazia che c’è in Italia (no, non solo in politica, anche in ambito musicale!!) fa davvero, scusa l’espressione, vomitare. O sei una bestia conosciutissima e allora ti danno soldi a palate o sei ‘nessuno’ e ti attacchi. C’è solo il bianco e il nero. Non esiste una via di mezzo.
In altri Paesi invece è molto diverso. Vieni valorizzato per quello che fai e la gente viene a vederti. È proprio vero che il profeta non vale niente nel proprio Paese… purtroppo!!
Le difficoltà che si incontrano lungo il viaggio sono molteplici: la logistica, le trattative, principalmente tutto quello che ha a che fare con i soldi. Siccome noi siamo studenti, e di soldi ne abbiamo ben pochi, all’inizio era sempre difficile coordinarsi senza avere troppe spese. Per fortuna ora siamo a un livello dove nessuno deve mettere più neanche un penny, anzi, spesso se ci va bene riusciamo anche a guadagnare qualcosa (che adesso abbiamo investito nell’album ritrovandoci di nuovo al verde).

Quali saranno le prossime iniziative di promozione del vostro disco?

La nostra prossima mossa sarà sicuramente decidere come procedere con il nostro lavoro: se fare tutto da soli o rivolgerci a un promotore/manager. Dipende da dove vogliamo arrivare, se vogliamo investire dei soldi, se vogliamo lavorare di più e se vogliamo portare il tutto a un nuovo livello. Sono decisioni basilari. Man mano che la cosa cresce realizziamo che il gruppo è come un’impresa economica. Ce bisogno di coordinare le cose, le date, le registrazioni e così via. Ci sono molte vie parallele. Stiamo capendo sempre di più che è necessario lavorare duramente per conquistare la meta, ma penso proprio che ne valga la pena! Prese queste decisioni di base sicuramente lanceremo una campagna di promozione per far conoscere la nostra musica e il nostro nome. Ovviamente la cosa più importante (oggi e sempre) è suonare, suonare, suonare!

Ora una domanda più personale: C’è un pezzo dei tuoi al quale sei sentimentalmente più legato? Se sì, quale?

Principalmente sono legato a molti pezzi, forse direi che al massimo sono legato ‘di meno’ a un pezzo (ma comunque legato!). Pezzi che mi piacciono sono sicuramente Non ci fermeranno oppure Huamkemmen. Il primo mi piace dal punto di vista musicale, l’altro invece dal punto di vista testuale. Ho messo sempre del mio nei testi e ho cercato di trovare delle parallele con la MIA realtà vissuta. Ogni pezzo, ogni canzone, ogni testo è sempre una parte di me, praticamente ‘mi apro’ al mondo e al pubblico. Se i testi vengono valorizzati e apprezzati (o applauditi, in questo caso forse è l’espressione migliore) ovviamente si crea una soddisfazione maggiore!


Versione in tedesco

Simon, erzähl uns von der Struktur eurer Band, angefangen bei der Musik die ihr spielt…

Es fällt mir sehr schwer unsere Musik zu klassifizieren, vor allem weil wir nicht klassifiziert werden möchten. Wir definieren uns als eine Reggae/Ska/Folk Band in ständiger Metamorphose und sind für viele neue Einflüsse offen. So trifft zum Beispiel Blues auf Ska, Jazz verschmilzt mit folkloristischen Klängen. Zudem sind unsere Texte dreisprachig: Südtiroler Dialekt, Italienisch und Englisch. Mit diesem Mix aus Musik und Sprachen versuchen wir etwas ganz Bestimmtes darzustellen, und zwar eine internationale und kosmopolitische Band. Prinzipiell versuchen wir einen Sound zu kreieren, der aus Gegensätzen besteht bzw. aus unseren bevorzugten Musikrichtungen. Die Band an sich besteht mittlerweile aus neun Mitgliedern und verschiedenen Instrumenten. Als Grundbesetzung haben wir ein Schlagzeug, einen Bass, zwei Gitarren, ein Keyboard (bzw. eine Hammond Orgel), ein Saxophon, eine Trompete, eine Posaune und eine Hauptstimme (das wäre dann ich). Man muss aber hinzufügen, dass einige Musiker auch ständig ihr Instrument auf der Bühne wechseln, sodass z.B. Lorenz oft auch Mundharmonika spielt oder jodelt.
Die Mehrheit der Band studiert derzeit auf einer Universität (bis auf zwei, die bereits in der Arbeitswelt sind und ihr Studium bereits abgeschlossen haben). Wir studieren alle in Europa verstreut zwischen Wien, London, Innsbruck, Graz, Padua oder Mailand und treffen uns zu Hause in Meran (Südtirol), um Lieder und Musik zu komponieren, zu texten und um dann in ganz Europa aufzutreten. Unsere Musik hat uns bereits nach Rumänien, Kroatien, Ungarn, Serbien, Deutschland und Österreich geführt. Mit Freude durften wir immer wieder feststellen, dass unsere Musik überall gut ankommt und ein breites Altersspektrum zwischen 14 bis 60 Jahren abdeckt. Es ist Musik, die verbindet und zum Tanzen anregt.
Ein sehr erfüllendes Gefühl!

Welche sind deine Inspirationsquellen? War es schwer, das Album zu promoten und vorzubereiten? Wie ist die CD aufgebaut?

Meine Inspirationsquellen als Texter sind vielseitig: das tägliche Leben, Online-Nachrichten, Gefühle, persönliche Erlebnisse (meine oder die von Freunden) oder Anekdoten. Aber auch internationale Künstler inspirieren mich wie z.B. Tiken Jah Fakoly, Macka B, Gentleman, Seeed, Bob Marley (logischerweise!), Ganjaman, New York Ska Jazz Ensemble oder italienische Künstler wie Giuliano Palma, Alborosie, Mama Marjas. Ich höre aber auch Künstler, die nicht unbedingt als Reggaemusiker bezeichnet werden können, wie Ian Siegal, The Black Crowes, die Deftones oder Eddie Vedder. Inspiration kommt auch bei einem Spaziergang, beim Auto fahren oder gar beim einkaufen. Es ist alles abhängig vom Gefühlszustand des Tages, dem Stresslevel, von der Muse.
All diese Faktoren ergeben, wenn man sie zusammenfügt, Inspiration.

Wir bereiten gerade unsere Album-Promotion im Ausland vor (Deutschland, Österreich, Serbien), wobei wir in Südtirol die Vorbereitung bereits abgeschlossen haben und alles nur mehr umsetzen müssen. Ich würde nicht sagen, dass es schwer war das Album vorzubereiten, da es ja schließlich eine Aufgabe ist, die uns viel Spaß macht und uns auch mit Stolz erfüllt. Andererseits muss man auch unterstreichen, dass es Arbeit ist! Während andere Leute täglich zur Arbeit fahren, stehe ich morgens auf und setze mich vor den PC und schreibe E-Mails, telefoniere, kontaktiere Festivals. Alles braucht seine Zeit. Manchmal ist es schwer, den Leuten (oder der eigenen Familie) zu erklären, dass hinter einer Band sehr viel Arbeit und Einsatz steckt. Viele irren sich, wenn sie denken, dass die Manager einfach so an unsere Tür klopfen, uns einen Vertrag vor die Nase halten und alles was wir noch zu tun haben, auf die Bühne zu gehen wäre, um 1,5h Programm zu spielen und uns dann auf den Lorbeeren ausruhen könnten.

Unsere CD ist nach einer sehr genauen Idee strukturiert: wir wollten von Anfang an einen roten Faden durch das Album ziehen, was uns, so glaube ich, auch gelungen ist. Es sollte etwas sein, das uns charakterisiert, und zwar unser "heimkommen". Die CD heißt schließlich "Huamkemmen", was "Heimkommen" auf Südtiroler Dialekt bedeutet. Und genau das ist das Konzept: wir sprechen schöne, ernste, lustige, traurige, kritische Dinge an, die uns mit unserer Heimat Südtirol und unseren Studienorten in Italien, Österreich und London verbinden. Es ist von allem (und für jeden) etwas dabei. Auf dem Album sind schnelle und langsamere Lieder enthalten, mal mit ernstem, mal mit lustigem Text. Es ist sehr schwer, unsere Musik in Worte zu fassen, man muss es einfach hören oder am Besten live erleben!

Jeder Künstler hat eine präzise Vorstellung von dem was Kunst sein sollte: welche ist deine? Und um ins Detail zu gehen: was müsste Musik vermitteln? Ist Musik wichtig für die Gesellschaft?

Meine persönliche Auffassung von Kunst ist jene des Ausdrucks, sprich, dass Kunst dem Künstler hilft sich auf die eine oder andere Weise auszudrücken. Kunst kann auch ein Kommunikationsmedium sein, um eine Botschaft oder einen Gedanken zu vermitteln. Meiner Meinung nach hilft Kunst, die Seele zu reinigen oder den Verstand und den Körper zu befreien. Aber Vorsicht: nicht alles ist Kunst! Wenn ich furze, so drücke ich mich auch aus, aber es ist nicht unbedingt Kunst. Die Unterscheidung ist oft sehr schwierig und ich will hier keine scharfe Trennlinie aufzeigen, da es in der Kunst in erster Linie um das Verbindende, und nicht um das Trennende geht. Die Musik soll Gefühle oder Emotionen vermitteln. Ich selbst habe eine Tätowierung auf dem Rücken, auf der steht: "The Power of Music" ("Die Kraft der Musik"). Ich bin der Meinung, dass Musik dir einfach "mehr" gibt. Sie rührt dich, sie macht dich glücklich, sie bringt dich zum Lachen oder zum Weinen. Es gibt massenweise Beispiele: versuchen wir uns einen Film ohne Soundtrack vorzustellen. Dieser würde einen komplett anderen Eindruck auf uns machen.
Musik hilft dir, schlimme Zeiten zu überstehen und wird dir immer Kraft geben wenn du mal traurig bist.

Ich bin absolut der Meinung, dass Musik einen Gesellschaftswert hat. Dies spiegelt sich überall auf der Welt seit tausenden von Jahren wieder: über die Aborigines in Australien bis hin zur Musik der Pygmäen in der Dem.Rep. Kongo und unserer zeitgenössischen Musik. Sie schafft, wandelt, und verändert die Gesellschaft in unvergleichbarer Weise. Leider wird Musik oft auch instrumentalisiert, was ich durchaus als negativ empfinde, aber um nicht abzuschweifen und um auf die Frage zu antworten: Ja, Musik ist wichtig für die Gesellschaft.

Du als südtiroler Musiker kannst uns sicher die Unterschiede des italienischen und internationalen Musik bzw. CD-Markts näher beschreiben. Welche sind die größten Schwierigkeiten, denen ein aufstrebender Künstler begegnet?

Die Hauptschwierigkeiten kann man in Geld und Interesse unterteilen. Auf dem italienischen Markt gibt es meistens keinen Platz für einen aufstrebenden Künstler (auch wenn er noch so gut ist) und wenn der Platz da wäre, dann fehlt das Geld. Ich mach’ dir ein Beispiel: Du möchtest in der Location xy auftreten in z.B. Florenz? Gut, komm ruhig, aber wisse, dass wir dir weder die Fahrt, noch die Unterkunft oder eine Gage bezahlen. Du bekommst höchstens ein Abendessen (und das nicht immer) und das war’s. Nun muss man folgendes wissen: Wenn ich ein Konzert organisiere, habe ich bereits 500€ Spesen, noch bevor ich überhaupt gestartet bin, da ich meine Jungs einfliegen/-fahren lassen muss. So sehr ich die Musik auch liebe, ich kann nicht dafür bezahlen, dass ich irgendwo auftreten darf! Szenenwechsel: schauen wir nach Norden (Deutschland, Österreich): man bekommt meistens fast alles bezahlt: die Fahrt, das Hotel, den Auftritt, usw. Es sind also zwei verschiedene Welten. Zudem bekommt man im Norden eine Chance, das ist etwas was man in Italien nicht bekommt (und wenn man sie bekommt, dann unter den oben genannten Richtlinien). Dies ist sehr enttäuschend und es stimmt mich nicht selten traurig und wütend. In Italien gibt es offenbar nur Schwarz oder Weiß. Entweder du bist super-bekannt und verdienst gutes Geld oder du bist es nicht und verdienst keinen Cent. Es gibt keinen Mittelweg. Anderswo ist es total anders. Man weiß Musik und Musiker noch zu schätzen und die Leute kommen zu deinem Konzert. Es stimmt wirklich: der Prophet ist Nichts wert im eigenen Land!

Die Schwierigkeiten denen man begegnet sind mehrere: die Logistik, die Verhandlungen, im Grunde alles, was mit Geld zu tun hat. Da wir großteils Studenten sind und somit kein Geld haben, war es am Anfang immer schwierig für uns irgendwo ohne großen Spesenaufwand zu spielen. Derzeit sind wir auf einem Level, wo wir keinen Penny mehr hinlegen müssen um irgendwo zu spielen, und ab und an haben wir sogar das Glück, ein paar Kreuzer zu verdienen (Geld, das wir nun wieder ins Album investiert haben und somit wieder pleite sind).

Welche Schritte werdet ihr als nächstes vornehmen, um euer Album zu promoten?

Der nächste Schritt ist sicherlich entscheidend, denn wir müssen definieren WIE wir weiterarbeiten wollen, ob wir alles selber in die Hand nehmen oder ob wir uns an eine Firma oder einen Manager wenden wollen. Es kommt ganz darauf an wo wir hinwollen, ob wir Geld investieren, ob wir mehr arbeiten und ob wir das Ganze auf ein neues Niveau bringen wollen. Dies sind Grundsatzentscheidungen. Je größer die Sache wird, umso mehr entdeckt man Parallelen zu einem richtigen Unternehmen. Man muss die Arbeitsschritte koordinieren, Termine freihalten und fixieren, Aufnahmen vorbereiten, usw. Wir lernen jeden Tag dazu und verstehen immer besser, dass wir sehr hart arbeiten müssen um an unser Ziel zu gelangen. Ich bin davon überzeugt, dass die Arbeit sich lohnen wird! Sobald wir unsere Entscheidungen getroffen haben, werden wir eine Promotionskampagne starten um unsere Musik und unseren Namen unter die Leute zu bringen. Natürlich ist das Wichtigste nach wie vor: spielen, spielen, spielen!

Nun eine etwas privatere Frage: Gibt es ein Lied an dem du ganz besonders hängst? Wenn ja, welches?

Generell muss man sagen, dass ich an allen unseren Stücken hänge, am ehesten würde ich es so formulieren, dass ich an einigen "mehr hänge" als an anderen. Songs die mir gut gefallen sind zum Beispiel "Non ci fermeranno" oder "Huamkemmen". Der erste gefällt mir vom musikalischen Standpunkt, der zweite vom Textlichen. Ich habe in jedem meiner Songs auch ein Stück von mir selbst mit einfließen lassen und habe immer versucht, Parallelen zu MEINER Realität zu finden. Jedes Stück, jeder Text ist ein Teil von mir in dem ich mich ein wenig der Welt und dem Publikum öffne.
Wenn ein Text wertgeschätzt wird und Applaus findet erfüllt mich das dann immer mit großer Zufriedenheit.

 

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