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Vocabolario storico

 

Riciclaggio - l'ecologismo ai tempi della guerra fredda
di Nicola Loda
Il fluoro: da rifiuto tossico a 'sano' additivo nell'acquedotto del Michigan

Dicesi ‘riciclaggio’ il recupero di materiali o di sostanze di scarto o di rifiuto riutilizzabili in un nuovo ciclo produttivo. Si tratta di una pratica molto diffusa e virtuosa che se utilizzata correttamente consente di risparmiare notevoli quantità di materie prime e di energia e di dare nuova vita a oggetti o sostanze che troppo frettolosamente vengono considerate spazzatura.
La pratica del riciclaggio ha da sempre accompagnato l’umanità, soprattutto nel corso delle due guerre mondiali. Dimenticata durante gli anni del boom economico, è tornata in auge con l’acuirsi delle crisi energetiche negli anni ’70. Politiche di riuso dei rifiuti sono strategicamente importanti in Paesi industrializzati ma svantaggiati in termini di materie prime, come il Giappone o la stessa Italia, tuttavia il più eclatante e simbolico esperimento di riciclaggio non è avvenuto in Paesi poveri di risorse bensì nella patria non solo della ricchezza e dello spreco ma anche della modernità: gli Stati Uniti.

Protagonista di questa storia: il fluoro. Tutti noi associamo tale elemento chimico a qualcosa di fresco e benefico, che ha a che fare con la difesa della nostra igiene orale. Al contrario il fluoro puro è un gas alogeno corrosivo e un potente agente ossidante. È il più reattivo ed elettronegativo degli elementi e forma composti con la maggior parte di essi. Sostanza pericolosa quindi, ma notevolmente utile in medicina e nei processi industriali come la manifattura dei semiconduttori, la produzione di insetticidi, lacrimogeni e gas velenosi e l’arricchimento dell’uranio (attraverso l’esafluoruro). È inoltre il principale prodotto di scarto nella produzione dell’alluminio. Proprio da questa considerazione comincia la nostra storia.

Siamo nel 1931 e il dottor Trendley Dean, dentista, sta indagando un fenomeno che colpisce popolazioni isolate negli Stati Uniti, le cui fonti idriche presentano alte concentrazioni di fluoruro naturale. Dean constata che i loro denti si macchiano, perdono colore e si corrodono, e che ciò è dovuto a intossicazione da fluoro (la cosiddetta fluorosi). Consiglia però di studiare l’eventualità che l’assunzione di una quantità ‘ottimale’ di fluoro possa giovare alla salute dentale, in quanto riscontra in queste popolazioni una scarsa incidenza di carie.

Nel 1939 il biochimico Gerald Cox, ricercatore al Mellon Institute, somministrando fluoruro a cavie animali sottoposte a dieta ricca di zuccheri, conclude che il fluoro diminuisce l’incidenza della carie. Propone dunque di interrompere la depurazione delle fonti idriche contaminate da fluoruri e anzi di aggiungerne, come misura preventiva di sanità pubblica. Grazie a questa raccomandazione, il fluoro smette di essere considerato un rifiuto tossico pericoloso e diventa una merce da vendere. Da notare che nel 1939 il costo per lo smaltimento del fluoro prodotto dall’industria dell’alluminio era di 36 centesimi di dollaro al chilogrammo; la quantità dei rifiuti smaltiti annualmente era di circa 150.000 tonnellate, per una spesa di 54 milioni di dollari l’anno.
All’epoca, il maggior produttore di alluminio (e quindi di fluoro) era l’Alcoa. Il suo fondatore, Andrew Mellon, nel 1931 ricopriva la carica di segretario al Tesoro, ministero dal quale dipendeva il dott. Dean quando fece la sua ‘scoperta’. Il Mellon Institute, laboratorio di proprietà dell’Alcoa, stipendiava il dottor Cox quando nel 1939 pubblicava le sue raccomandazioni sull’utilità sanitaria del fluoro.

L’inizio del progetto Manhattan mette in scena il co-protagonista di questa storia: il Pentagono.
Come detto, l’esafluoruro è indispensabile nell’arricchimento dell’uranio per scopi bellici: se il fluoro è una sostanza tossica, deve essere opportunamente smaltito – con il costo che ne deriva – se invece giova alla salute dentale, può essere venduto per ‘arricchire’ le acque potabili.
Nel 1945 a Grand Rapids, nel Michigan, viene avviato il primo esperimento di fluorizzazione delle acque a scopo sanitario. Doveva durare quindici anni, ma si concluse dopo soli due, quando anche nella vicina città di Muskegon – che doveva servire come test di riscontro – venne introdotto un progetto di fluorizzazione delle acque, invalidando qualsiasi risultato. Altre città seguirono. Curioso che il dott. Harold Hodge, responsabile dei programmi sulla tossicità del fluoro per il progetto Manhattan, fosse anche il responsabile del programma di sperimentazione sulla fluorizzazione delle acque a scopo sanitario.
Nel 1947 Oscar Ewing, avvocato dell’Alcoa, diventa responsabile del Servizio sanitario pubblico. Subito promuove la fluorizzazione dell’acqua a livello nazionale, coadiuvato nel progetto da Edward Bernays, il padre della propaganda.

Curiosamente, l’adozione di quello che veniva spacciato dal governo per un abbozzo di sistema sanitario nazionale fece infuriare la destra americana, rappresentata dalla John Birch Society. I suoi membri sostenevano infatti che la fluorizzazione delle fonti idriche era un complotto comunista volto all’inquinamento delle acque. Questo fraintendimento fornì l’archetipo da cui prese vita il personaggio del generale Ripper nel Dottor Stranamore di Kubrick e fece sì che la fluorizzazione delle fonti idriche venisse per sempre vista come una proposta liberal e progressista.
Negli anni il processo di fluorizzazione si è esteso a buona parte degli Stati Uniti (67%), del Canada (40%) e in altri paesi (Cile, Israele, Nuova Zelanda e Brasile). Trascorsi ormai cinquant’anni, possiamo oggi valutare gli effetti benefici di tale pratica.
Nel 1986 fu eseguito negli USA uno studio su 39.000 ragazzi tra i 5 e i 17 anni in 84 località delle quali un terzo utilizzava la fluorizzazione, un terzo solo parzialmente e un terzo non la utilizzava affatto. Non si riscontrò alcuna differenza nell’incidenza della carie fra le tre popolazioni statistiche.

Uno studio condotto nel 1999 dal Dipartimento sanitario dello Stato di New York su 3.500 soggetti a Newburgh – una delle prime città fluorizzate – rivelò che i bambini non avevano meno carie ma molta più fluorosi dentale dei bambini di Kingston, nello stesso Stato, dove l’acqua non era mai stata fluorizzata.
A fronte di questi risultati incoraggianti dobbiamo però elencare le possibili controindicazioni. Uno studio del 1978 dell’Università di Yale scoprì che è sufficiente 1 ppm (parti per milione) di fluoruro (la dose consigliata dai promotori della fluorizzazione) per diminuire la resistenza delle ossa facilitando fratture e osteoporosi. Negli Stati Uniti artriti e tumore osseo si riscontrano a livelli epidemici.
Il fluoruro è usato da decenni per la cura all’ipertiroidismo, se somministrato in dosi inferiori a quelle attualmente presenti nelle acque fluorizzate. Alti dosaggi in persone sane provocano ipotiroidismo, i cui sintomi sono sostanzialmente associati a quelli da avvelenamento da fluoro. Negli USA anche le disfunzioni della tiroide sono diffuse a livelli epidemici.

Il fluoruro è l’ingrediente fondamentale del Prozac (fluoxetina cloridrato), di droghe come il Roipnol e del Sarin. Come riportato dal Wall Street Journal, esistono studi che correlano cambiamenti comportamentali e danni celebrali nei ratti che subiscono la somministrazione di acqua fluorizzata. Effetti sul cervello erano stati dimostrati fin dalla seconda guerra mondiale: la prima fluorizzazione di massa dell’acqua venne effettuata nei campi di concentramento nazisti al fine di rendere i prigionieri più docili e sottomessi.
Esistono inoltre studi che mettono in relazione il cancro alle ossa e all’utero; William Marcus, consigliere scientifico dell’Epa (Ente protezione ambiente) nel 1990 dichiarò: “Il fluoruro è un agente cancerogeno, qualunque sia lo standard adottato. A mio parere l’Epa dovrebbe agire immediatamente per proteggere il pubblico, non solo sulla scorta dei dati sul cancro, ma anche in base alle prove fornite da fratture ossee, artriti, mutamenti genetici e altri effetti”. Fu licenziato subito dopo.

Nicola Loda

 

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