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anno IV, numero
18
giugno - settembre 2010
Edizioni
paginauno
formato: 17 x 24 - pagg.
96
prezzo: cartaceo 8,00 euro - PDF 4,00 euro
ISSN: 1971343600018
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In questo numero
Le stragi del ’92/93 nei messaggi di Elio
Ciolini: Cosa nostra, P2, servizi segreti e neofascisti uniti
nell’obiettivo comune di un nuovo Ordine economico e politico.
L’informazione in Italia: chi possiede o controlla, seduto
nei Consigli di amministrazione, i principali quotidiani italiani?
Inchiesta sulla longa manus della banche e dell’industria
nella carta stampata. E quale lo stato dell’informazione
televisiva? Analisi del giornalismo fintamente obiettivo propagandato
nei documentari storico/politici a firma di autorevoli
esponenti del piccolo schermo. L’uso politico della Storia:
la creazione della leggenda nera di Stalin e l'incapacità
della sinistra di liberarsene, in un'afasia che ha paralizzato qualunque
proposta alternativa di società; l’oblio riservato alla
doppiezza della strategia americana nella Resistenza,
tra finanziamenti e manovre dell’Oss volte a eliminare il ‘rischio
comunista’ dal futuro governo italiano; la rimozione dalla memoria
collettiva dei crimini dei ‘buoni’ Alleati,
giudici al processo di Norimberga.
L’uso della triade potere-sesso-perversione,
una legge non scritta della lotta politica che raggiunge sempre i suoi
scopi.
E ancora: l’impossibilità a museificare l’aspetto
culturale del calcio, nelle sue metafore funzionali a sostenere
un modello economico; intervista a Susanna Parigi;
il valore di un’opera d’arte nell’intervista a Paolo
Manazza; critica musicale, recensioni di romanzi e saggi e
racconti di narrativa sociale...
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Editoriale
La Sfinge
Leggendo oggi i giornali e la saggistica italiana, ascoltando le notizie
e il racconto della Storia fatto in televisione, viene il dubbio che
non esista più una distinzione tra realtà e fiction.
La Sfinge, immortale simbolo di doppiezza, appare oggi la rappresentazione
letteraria che meglio definisce il grandioso strumento di dominio
con cui il regime diffonde ignoranza.
Il monte Citerone italiano è una ramificata spartizione della
carta stampata con cui capitani d’industria e banchieri blindano
l’informazione (Giovanna Baer, pag. 50); le bocche del mostro
sono quei giornalisti che, dietro un professionale distacco, sanno
nascondere la linea editoriale cui obbediscono, tappezzandola di una
solenne neutralità. Uno zelo ripagato con una lunga carriera
e importanti ruoli istituzionali (Giovanna Cracco, pag. 15).
È proprio grazie a queste sue bocche che i politici-sfinge
creano i paradigmi su cui si fonda l’ideologia di Stato: l’insieme
di edificanti cliché, pronti all’uso, che stabiliscono
chi sono i buoni tacendo i crimini da loro commessi (Davide Pinardi,
pag. 68), mentre la grancassa mediatica permette di mistificare i
fatti e ricostruire una Storia ad usum Delphini, il cui esempio
più eclatante è la creazione della leggenda nera di
Stalin (Giorgio Galli e Davide Pinardi, pag. 22). Quelle stesse bocche
seppelliscono nell’oblio enormi blocchi di Storia riguardanti
la Resistenza – un esempio tra gli altri è rintracciabile
in quanto avvenuto ai confini della Svizzera tra il ’43 e il
’45 (Franco Giannantoni, pag. 38) perché il silenzio
serve a impedire pericolosi collegamenti: che cosa penserebbero gli
italiani se unissero in un percorso logico quanto accade oggi con
le bombe di diciotto anni fa? (Walter G. Pozzi, pag. 7)
Gli enigmi della Sfinge si nascondono nella propaganda di guerra (Augusto
Q. Bruni, pag. 88) e anche nella letteratura, grazie a scrittori capaci
di riadattare miti e leggende dietro ordine dei nuovi regnanti (Sabrina
Campolongo, pag. 78).
Se occorre colpire un rivale politico, la Sfinge sa anche utilizzare
la triade potere-sesso-perversione e contemporaneamente lanciare una
campagna in difesa della morale (Felice Bonalumi, pag. 32); sa inoltre
trasformare il proprio linguaggio per creare una perfetta coordinazione
tra l’individuo, il lavoro e il suo divertimento, attivando
ludiche metafore destinate a unire in matrimonio l’uomo e il
Sistema (Felice Accame, pag. 28). Perché la Sfinge conosce
il potere smisurato della parola, e sa che a volte può fare
la differenza tra vivere o morire (Susanna Parigi, intervistata da
Giuseppe Ciarallo, pag. 73).
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