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In
questo numero
Le stragi del ’92-’93 nei messaggi di Elio
Ciolini: Cosa nostra, P2, servizi segreti e neofascisti uniti
nell’obiettivo comune di un nuovo Ordine economico e politico.
L’informazione in Italia: chi possiede o controlla, seduto
nei Consigli di amministrazione, i principali quotidiani italiani?
Inchiesta sulla longa manus della banche e dell’industria
nella carta stampata. E quale lo stato dell’informazione
televisiva? Analisi del giornalismo fintamente obiettivo propagandato
nei documentari storico/politici a firma di autorevoli
esponenti del piccolo schermo. L’uso politico della Storia:
la creazione della leggenda nera di Stalin e l'incapacità
della sinistra di liberarsene, in un'afasia che ha paralizzato qualunque
proposta alternativa di società; l’oblio riservato alla
doppiezza della strategia americana nella Resistenza,
tra finanziamenti e manovre dell’Oss volte a eliminare il ‘rischio
comunista’ dal futuro governo italiano; la rimozione dalla memoria
collettiva dei crimini dei ‘buoni’ Alleati,
giudici al processo di Norimberga.
L’uso della triade potere-sesso-perversione,
una legge non scritta della lotta politica che raggiunge sempre i suoi
scopi.
E ancora: l’impossibilità a museificare l’aspetto
culturale del calcio, nelle sue metafore funzionali a sostenere
un modello economico; intervista a Susanna Parigi;
il valore di un’opera d’arte nell’intervista a Paolo
Manazza; critica musicale, recensioni di romanzi e saggi e
racconti di narrativa sociale...
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Editoriale
La Sfinge
Leggendo oggi i giornali e la saggistica italiana, ascoltando le notizie
e il racconto della Storia fatto in televisione, viene il dubbio che
non esista più una distinzione tra realtà e fiction. La
Sfinge, immortale simbolo di doppiezza, appare oggi la rappresentazione
letteraria che meglio definisce il grandioso strumento di dominio con
cui il regime diffonde ignoranza.
Il monte Citerone italiano è una ramificata spartizione della
carta stampata con cui capitani d’industria e banchieri blindano
l’informazione (Giovanna Baer, pag. 50); le bocche del mostro
sono quei giornalisti che, dietro un professionale distacco, sanno nascondere
la linea editoriale cui obbediscono, tappezzandola di una solenne neutralità.
Uno zelo ripagato con una lunga carriera e importanti ruoli istituzionali
(Giovanna Cracco, pag. 15).
È proprio grazie a queste sue bocche che i politici-sfinge creano
i paradigmi su cui si fonda l’ideologia di Stato: l’insieme
di edificanti cliché, pronti all’uso, che stabiliscono
chi sono i buoni tacendo i crimini da loro commessi (Davide Pinardi,
pag. 68), mentre la grancassa mediatica permette di mistificare i fatti
e ricostruire una Storia ad usum Delphini, il cui esempio più
eclatante è la creazione della leggenda nera di Stalin (Giorgio
Galli e Davide Pinardi, pag. 22). Quelle stesse bocche seppelliscono
nell’oblio enormi blocchi di Storia riguardanti la Resistenza
– un esempio tra gli altri è rintracciabile in quanto avvenuto
ai confini della Svizzera tra il ’43 e il ’45 (Franco Giannantoni,
pag. 38) perché il silenzio serve a impedire pericolosi collegamenti:
che cosa penserebbero gli italiani se unissero in un percorso logico
quanto accade oggi con le bombe di diciotto anni fa? (Walter G. Pozzi,
pag. 7)
Gli enigmi della Sfinge si nascondono nella propaganda di guerra (Augusto
Q. Bruni, pag. 88) e anche nella letteratura, grazie a scrittori capaci
di riadattare miti e leggende dietro ordine dei nuovi regnanti (Sabrina
Campolongo, pag. 78).
Se occorre colpire un rivale politico, la Sfinge sa anche utilizzare
la triade potere-sesso-perversione e contemporaneamente lanciare una
campagna in difesa della morale (Felice Bonalumi, pag. 32); sa inoltre
trasformare il proprio linguaggio per creare una perfetta coordinazione
tra l’individuo, il lavoro e il suo divertimento, attivando ludiche
metafore destinate a unire in matrimonio l’uomo e il Sistema (Felice
Accame, pag. 28). Perché la Sfinge conosce il potere smisurato
della parola, e sa che a volte può fare la differenza tra vivere
o morire (Susanna Parigi, intervistata da Giuseppe Ciarallo, pag. 73).
SOMMARIO
Tu ne dis jamais… rien
di Giuseppe Ciarallo
EDITORIALE
La Sfinge
RESTITUZIONE PROSPETTICA
Il romanzo mai scritto sugli anni Novanta (3ª
parte)
Un nuovo Ordine criminale
di Walter G. Pozzi
IL RACCONTO
Una visita al Papa
di Carlo Dossi
POLEMOS
La notte del giornalismo
di Giovanna Cracco
Stalin: la necessità di parlarne senza paura
di Giorgio Galli e Davide Pinardi
Musei e metafore
di Felice Accame
Sesso & potere: una questione politica
di Felice Bonalumi
L'INTERVENTO
Il ruolo americano nella Resistenza italiana
di Franco Giannantoni
INCHIESTA
Tre gradi di separazione
I legami fra stampa e industria in Italia
di Giovanna Baer
RACCONTI
Un intorno sempre più lontano
di Giancarlo Viola
Poster
di Lorenzo Bordogna
VERITÀ AL TEMPO DELLA MOVIOLA
Alibi Norimberga (7ª parte)
di Davide Pinardi
INTERVISTA
Susanna Parigi. La parola può uccidere
di Giuseppe Ciarallo
SOTTO I RI(F)LETTORI
Lo scandalo della verità
(recensione di Medea, Christa Wolf)
di Sabrina Campolongo
IN LIBRERIA narrativa
Il paese della paura, Isaac Rosa (G. Caputi)
Noi non abitiamo più qui, Andre Dubus
(S. Campolongo)
Il paradiso delle galline, Dan Lungu (G. Cracco)
IN LIBRERIA saggistica
Filopanti, Cesare Bermani (W. Pozzi)
L'Entità, Eric Frattini (D. Corbetta)
Jean Claude Izzo, Stefania Nardini (S. Campolongo)
LE INSOLITE NOTE
The Chieftains featuring Ry Cooder
di Augusto Q. Bruni
PAROLE SULLA TELA
Il valore di un’opera d’arte
Intervista a Paolo Manazza
di Chiara Carolei
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