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Numero 18, giugno - settembre 2010

 

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In questo numero
Le stragi del ’92-’93 nei messaggi di Elio Ciolini: Cosa nostra, P2, servizi segreti e neofascisti uniti nell’obiettivo comune di un nuovo Ordine economico e politico. L’informazione in Italia: chi possiede o controlla, seduto nei Consigli di amministrazione, i principali quotidiani italiani? Inchiesta sulla longa manus della banche e dell’industria nella carta stampata. E quale lo stato dell’informazione televisiva? Analisi del giornalismo fintamente obiettivo propagandato nei documentari storico/politici a firma di autorevoli esponenti del piccolo schermo. L’uso politico della Storia: la creazione della leggenda nera di Stalin e l'incapacità della sinistra di liberarsene, in un'afasia che ha paralizzato qualunque proposta alternativa di società; l’oblio riservato alla doppiezza della strategia americana nella Resistenza, tra finanziamenti e manovre dell’Oss volte a eliminare il ‘rischio comunista’ dal futuro governo italiano; la rimozione dalla memoria collettiva dei crimini dei ‘buoni’ Alleati, giudici al processo di Norimberga. L’uso della triade potere-sesso-perversione, una legge non scritta della lotta politica che raggiunge sempre i suoi scopi.
E ancora: l’impossibilità a museificare l’aspetto culturale del calcio, nelle sue metafore funzionali a sostenere un modello economico; intervista a Susanna Parigi; il valore di un’opera d’arte nell’intervista a Paolo Manazza; critica musicale, recensioni di romanzi e saggi e racconti di narrativa sociale...

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Editoriale

La Sfinge
Leggendo oggi i giornali e la saggistica italiana, ascoltando le notizie e il racconto della Storia fatto in televisione, viene il dubbio che non esista più una distinzione tra realtà e fiction. La Sfinge, immortale simbolo di doppiezza, appare oggi la rappresentazione letteraria che meglio definisce il grandioso strumento di dominio con cui il regime diffonde ignoranza.
Il monte Citerone italiano è una ramificata spartizione della carta stampata con cui capitani d’industria e banchieri blindano l’informazione (Giovanna Baer, pag. 50); le bocche del mostro sono quei giornalisti che, dietro un professionale distacco, sanno nascondere la linea editoriale cui obbediscono, tappezzandola di una solenne neutralità. Uno zelo ripagato con una lunga carriera e importanti ruoli istituzionali (Giovanna Cracco, pag. 15).
È proprio grazie a queste sue bocche che i politici-sfinge creano i paradigmi su cui si fonda l’ideologia di Stato: l’insieme di edificanti cliché, pronti all’uso, che stabiliscono chi sono i buoni tacendo i crimini da loro commessi (Davide Pinardi, pag. 68), mentre la grancassa mediatica permette di mistificare i fatti e ricostruire una Storia ad usum Delphini, il cui esempio più eclatante è la creazione della leggenda nera di Stalin (Giorgio Galli e Davide Pinardi, pag. 22). Quelle stesse bocche seppelliscono nell’oblio enormi blocchi di Storia riguardanti la Resistenza – un esempio tra gli altri è rintracciabile in quanto avvenuto ai confini della Svizzera tra il ’43 e il ’45 (Franco Giannantoni, pag. 38) perché il silenzio serve a impedire pericolosi collegamenti: che cosa penserebbero gli italiani se unissero in un percorso logico quanto accade oggi con le bombe di diciotto anni fa? (Walter G. Pozzi, pag. 7)
Gli enigmi della Sfinge si nascondono nella propaganda di guerra (Augusto Q. Bruni, pag. 88) e anche nella letteratura, grazie a scrittori capaci di riadattare miti e leggende dietro ordine dei nuovi regnanti (Sabrina Campolongo, pag. 78).
Se occorre colpire un rivale politico, la Sfinge sa anche utilizzare la triade potere-sesso-perversione e contemporaneamente lanciare una campagna in difesa della morale (Felice Bonalumi, pag. 32); sa inoltre trasformare il proprio linguaggio per creare una perfetta coordinazione tra l’individuo, il lavoro e il suo divertimento, attivando ludiche metafore destinate a unire in matrimonio l’uomo e il Sistema (Felice Accame, pag. 28). Perché la Sfinge conosce il potere smisurato della parola, e sa che a volte può fare la differenza tra vivere o morire (Susanna Parigi, intervistata da Giuseppe Ciarallo, pag. 73).

 

SOMMARIO

Tu ne dis jamais… rien
di Giuseppe Ciarallo

EDITORIALE
La Sfinge

RESTITUZIONE PROSPETTICA
Il romanzo mai scritto sugli anni Novanta
(3ª parte)
Un nuovo Ordine criminale
di Walter G. Pozzi

IL RACCONTO
Una visita al Papa

di Carlo Dossi

POLEMOS
La notte del giornalismo

di Giovanna Cracco
Stalin: la necessità di parlarne senza paura
di Giorgio Galli e Davide Pinardi
Musei e metafore
di Felice Accame
Sesso & potere: una questione politica
di Felice Bonalumi

L'INTERVENTO
Il ruolo americano nella Resistenza italiana
di Franco Giannantoni

INCHIESTA
Tre gradi di separazione
I legami fra stampa e industria in Italia
di Giovanna Baer

RACCONTI
Un intorno sempre più lontano

di Giancarlo Viola
Poster
di Lorenzo Bordogna

VERITÀ AL TEMPO DELLA MOVIOLA
Alibi Norimberga
(7ª parte)
di Davide Pinardi

INTERVISTA
Susanna Parigi. La parola può uccidere

di Giuseppe Ciarallo

SOTTO I RI(F)LETTORI
Lo scandalo della verità

(recensione di Medea, Christa Wolf)
di Sabrina Campolongo

IN LIBRERIA narrativa
Il paese della paura,
Isaac Rosa (G. Caputi)
Noi non abitiamo più qui, Andre Dubus (S. Campolongo)
Il paradiso delle galline, Dan Lungu (G. Cracco)

IN LIBRERIA saggistica
Filopanti
, Cesare Bermani (W. Pozzi)
L'Entità, Eric Frattini (D. Corbetta)
Jean Claude Izzo, Stefania Nardini (S. Campolongo)

LE INSOLITE NOTE
The Chieftains featuring Ry Cooder

di Augusto Q. Bruni

PAROLE SULLA TELA
Il valore di un’opera d’arte

Intervista a Paolo Manazza
di Chiara Carolei

 

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giugno / settembre 2010

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Contenuti per tema
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osservatorio sulla mafia
economia criminale
privatizzazioni
la sinistra in Italia
lavoro e conflitto sociale
politica dell'immigrazione
rapporto Stato e Chiesa
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