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anno IV, numero
17
aprile - maggio 2010
Edizioni
paginauno
formato: 17 x 24 - pagg.
96
prezzo: cartaceo 8,00 euro - PDF 4,00 euro
ISSN: 1971343600017
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In questo numero
Il riciclaggio operato dall’alleanza tra neofascismo,
‘ndrangheta, industria e politica, attraverso le pieghe
di Telecom e Fastweb, è il risultato di un rapporto cementato
nei primi anni Novanta e che sta all’origine della seconda Repubblica;
il bipolarismo politico e le ‘riforme condivise’
che hanno permesso a un presidente-corruttore di conservare le sue concessioni
televisive e di impossessarsi dei bulbi oculari degli italiani; i dati
della ricerca Ials-Sials in Italia incrociati con l’ultimo
rapporto Censis su Comunicazione e media evidenziano
un popolo-bue-tele-comandato incapace di leggere, informarsi e di costruire
nessi logici tra due fatti; la strategia della tensione,
ovvero una tecnica di governo per i momenti di crisi economica e che
rischia di tornare d’attualità seppure con modalità
differenti; l’antitesi creata a uso e consumo del padronato –
lavoratori a tempo indeterminato/a termine – da cui è nata
una terza categoria composta da lavoratori autonomi con partita
iva che la politica si ostina a escludere dal welfare state;
la nuova legge sulla vendita degli immobili confiscati alla
mafia, che li sottrae al patrimonio pubblico sociale per trasformali
in capitale privato, con priorità d'acquisto per le cooperative
delle Forze Armate e della Polizia.
E ancora: il processo di Norimberga, i vincitori avevano
la legittimità politica per poter giudicare i crimini tedeschi,
quando anche loro si erano macchiati di reati contro l’umanità,
la pace e di guerra? Una riflessione sulle categorie di gioco,
lavoro e sport e alcune condizioni della loro servitù
ideologica; intervista a Fulvio Abbate; la
poesia di Giovanni Raboni, Mario Luzi e Alda Merini tra storia,
politica e ‘mondo morale’; La penna, racconto
inedito di Giuseppe Vaccarino; critica musicale, recensioni
di romanzi e saggi, racconti di narrativa sociale e arte con le opere
di Anna Rocco.
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Editoriale
I frutti neri
Quello in corso sembra essere l’anno in cui i nodi stretti nel
biennio ’92/’93 sono destinati a incagliare il pettine.
Non poteva essere diversamente per una seconda Repubblica sorta dalle
bombe, da un’enorme inchiesta sulla corruzione, dall’affermazione
definitiva di una telecrazia, da un processo di privatizzazione massiccia
delle aziende pubbliche e di selvaggio smantellamento del welfare.
A regnare su tutto questo: il malaffare di Stato.
In quei giorni la piovra ha allungato i tentacoli e si è impossessata
dell’Italia, e il passato più torbido invece di morire
ne è uscito rinforzato. Il riciclaggio operato dall’alleanza
tra neofascismo, ‘ndrangheta, industria e politica, attraverso
le pieghe di Telecom e Fastweb, è il risultato di un rapporto
cementato nei primi anni Novanta e che sta all’origine della
seconda Repubblica (Walter G. Pozzi, pag. 7). E oggi dà splendidi
frutti neri. Il bipolarismo politico, sorto allora, ha permesso a
un presidente-corruttore di conservare le sue concessioni televisive
e di impossessarsi dei bulbi oculari degli italiani, in cambio di
promesse mai mantenute (Nicola Loda, pag. 94). Il frutto nero che
ne è nato è un popolo-bue-tele-comandato, incapace di
leggere, informarsi e di costruire nessi logici tra due fatti (Giovanna
Cracco, pag. 17). Ed è a questo stesso popolo che lo ha eletto,
che il presidente si appella, per evitare di dimettersi, ogniqualvolta
i magistrati lo chiamano a difendersi in tribunale. In quegli stessi
anni nasce la deregulation che decreta la fine di un pensiero di sinistra;
con la quale ai lavoratori viene sottratta ogni difesa e la possibilità
di protestare in maniera organizzata di fronte a un potere economico
sempre pronto a scaricare il peso della crisi sulle loro spalle. Un
tempo usava le stragi e oggi l’isolamento sociale; ma sempre
con il manganello ben infilato nella fondina (Fabio Damen, pag. 23).
Un frutto nero che, tra una ‘riforma’ del lavoro e un’altra,
tra un protocollo sul welfare e un altro, si è ‘dimenticato’
di creare ammortizzatori sociali per i lavoratori rimasti orfani di
tutele. Ne è risultato che, da un’antitesi creata a uso
e consumo del padronato – lavoratori a tempo indeterminato/a
termine – è sbocciata una terza categoria composta da
lavoratori autonomi con partita iva che la politica si ostina a ignorare
(Dario Banfi, pag. 36).
Neri sembrano essere anche i frutti destinati al bene sociale. La
legislazione sugli immobili confiscati alla mafia si sposta a vantaggio
del privato, accantonando progressivamente, grazie a leggine e codicilli,
la possibilità di assegnarli a un utilizzo pubblico. In questo
modo la lotta alla criminalità organizzata rischia di diventare
‘fruttuosa’ per lo Stato, almeno quanto lo è la
connivenza (Giovanna Cracco, pag. 44).
| Sommario
Maiali per caso
di Dino Panzeri
EDITORIALE
I frutti neri
RESTITUZIONE PROSPETTICA
Il romanzo mai
scritto sugli anni Novanta (parte
2/5)
La rinascita dell'eversione nera
di Walter G. Pozzi
IL RACCONTO
La penna
di Giuseppe Vaccarino
POLEMOS
L'uomo massa
e suo fratello, al voto
di Giovanna Cracco
Strategia
della tensione, una tecnica di governo per i momenti di crisi
di Fabio Damen
Gioco, lavoro e sport
Tre categorie e alcune condizioni della loro servitù
ideologica
di Felice Accame
L'INTERVENTO
Così
in bella vista da diventare invisibili
L'esclusione del lavoro professionale autonomo dalle politiche
di welfare
di Dario Banfi
INCHIESTA
L'appropriazione
dei beni mafiosi
Da patrimonio pubblico a capitale privato
di Giovanna Cracco
RACCONTI
Per qualche minuto in più
di Francesco Comparin
Il quattro per cento
di Paola Galleani
VERITÀ AL
TEMPO DELLA MOVIOLA
Alibi Norimberga (6ª parte)
di Davide Pinardi
Tony si perdona
di D. P.
INTERVISTA
Fulvio Abbate. Quando
(non) è la rivoluzione
di Giuseppe Ciarallo
A PROPOSITO DI...
Tra la poesia e la storia
di Felice Bonalumi
SOTTO I RI(F)LETTORI
Comunque, all'inizio erano
tutti contenti
recensione di Sozaboy, Ken Saro-Wiwa
di Sabrina Campolongo
IN LIBRERIA narrativa
Tutto o niente,
Alessandro Pugliese
(G. Cracco)
A gentile richiesta, Furio Bordon (G. Caputi)
Com'è grande la città, Bruno
Pischedda (Milton Rogas)
IN LIBRERIA saggistica
Come funzionano i servizi segreti,
Aldo Giannuli (D. Corbetta)
Stalin, Domenico Losurdo (D. Pinardi)
La sottile linea nera, Mimmo Franzinelli (G.
Cracco)
LE INSOLITE NOTE
Maria Pia De Vito & Songs
From The Underground: Mind the gap
di Augusto Q. Bruni
VOCABOLARIO STORICO
Riforme condivise
di Nicola Loda
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