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PaginaUno
si arricchisce e si rinnova: 96 pagine
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online il numero 17 |
L'incipit di alcuni articoli
| Restituzione Prospettica |
|
Il romanzo mai scritto sugli anni
Novanta (2ª parte) di Walter
G. Pozzi Nel momento in cui Bagarella, uomo di Cosa nostra,
fonda Sicilia Libera, è a conoscenza della discesa in campo ormai
prossima di Silvio Berlusconi. Ma non per questo vuole rinunciare al
progetto separatista. Non si fida più dei politici e preferisce
un partito in cui Cosa nostra sia direttamente presente; fidarsi equivarrebbe
a ripetere di nuovo l’errore commesso da Riina in passato, anche
se è vero che i candidati del Polo contattati dalla mafia si
sono assunti impegni precisi. Corrono voci incoraggianti su un’ampia
convergenza di progetti tra il nuovo partito di Berlusconi e Sicilia
Libera, e l’idea di trasformare l’isola in un porto franco
è condivisa dagli stessi politici siciliani che aderiscono a
Forza Italia. Inoltre, sta prendendo quota una trattativa tra Bossi
e Berlusconi per un accordo elettorale tra i cui obiettivi c’è
il federalismo. Un parlamentare della Lega nord, questore del Senato,
scende al sud e conferma che il nuovo movimento politico, il cui nome
sarà Forza Italia, sposa la tesi federalista. Per la mafia significa
non abbandonare il progetto separatista da realizzarsi in tempi lunghi,
pur risolvendo nell’immediato le questioni più importanti:
i pentiti, il 41bis e il reato di associazione mafiosa. ... |
| Polemos |
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L'uomo massa e suo fratello, al
voto di Giovanna Cracco La politica italiana del XXI secolo ha sempre in bocca
la parola ‘popolo’. Da una parte Berlusconi dichiara un
giorno sì e l’altro pure di essere stato eletto dalla maggioranza
degli italiani – evitando in tal modo di dimettersi e venire processato.
Dall’altra il Pd, che in assenza di un programma politico di opposizione,
per mostrarsi vicino alla sua gente – e, quindi, veramente democratico
– indossa la veste moderna delle primarie. Ma mentre quest’ultimo
meccanismo ha ancora bisogno di aggiustamenti per diventare pienamente
la farsa che dovrebbe essere – come dimostrano la cecità
politica e i giochi interni di potere che hanno portato la sorpresa
della schiacciante vittoria di Vendola nelle primarie pugliesi –
l’appello al popolo quotidianamente lanciato dal Pdl è
un ingranaggio mirabilmente oliato e funzionante; al punto che se qualcuno
richiama l’attenzione sul conflitto di interessi, sulla deriva
autoritaria di una maggioranza che sempre più esautora il Parlamento
dalla funzione legislativa, sui problemi giudiziari del presidente del
Consiglio, si sente ribadire il concetto senza possibilità di
appello: gli italiani lo hanno comunque votato. Che cosa significa?
Che sono tutti scemi? ... |
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Strategia della tensione, una
tecnica di governo per i momenti di crisi di Fabio Damen La ‘strategia della tensione’ parte nel
1969 con la strage di piazza Fontana a Milano per proseguire con una
serie impressionante di episodi e si conclude con la strage di Bologna
dell’agosto 1980 e la ‘strage di Natale’ del 1984
(Rapido 904). ... |
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Gioco, lavoro e sport
di Felice Accame Erano appena ricominciate le Olimpiadi che, a Stoccolma,
nel 1912, già si organizzava una sorta di concorso di ‘arte
delle Olimpiadi’ e che, alla commissione esaminatrice, perveniva
un testo del genere: “O Sport, diletto degli dei, essenza di vita,
messaggero radioso di età perdute, di quelle età in cui
sorrideva… O Sport, tu sei la bellezza! Tu generi l’armonia,
tu ritmi i movimenti, tu dai grazia alla forza… O Sport, tu sei
l’audacia…” e via attribuendogli ‘onore’,
‘gioia’, ‘progresso’ nonché, ovviamente
(figuriamoci, a Stoccolma), ‘pace’. Firmata da tali Georges
Hohrod e Max Eschbach, l’ode, nonostante la rara bruttezza, venne
premiata con la medaglia d’oro e già ciò dovrebbe
giustificare alcune indagini in proposito. Sul piano strettamente letterario
ci ha pensato Daniel Poyan a ricondurla alla versificazione di Paul
Claudel, ma su altri piani c’è ancora molto da lavorare.
Di sicuro si sa che i due nomi sono pseudonimo del barone Pierre De
Coubertin (con il che saranno contenti quelli che cercano una ragione
extraletteraria all’oro assegnato dalla giuria) e che il primo
di essi era già stato da questi usato, nel 1902, in occasione
della pubblicazione di un romanzo – Le roman d’un rallye
– ma sulla loro origine, di solito, si tace. ... |
| L'intervento |
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Così in bella vista da
diventare invisibili di Dario Banfi Stiamo vivendo in Italia la crisi più profonda
che il mercato del lavoro abbia maturato nell’ultimo dopoguerra.
Nelle dieci fasi di recessione che dal 1948 al 2007 hanno investito
l’economia occidentale, soltanto la più recente ha visto
24 mesi ininterrotti di riduzione dei posti di lavoro. E ancora non
si vede un’inversione di rotta. Il livello dell’occupazione
ha fatto un passo indietro di sei anni. Le richiese di sussidi e il
ricorso alla cassa integrazione sono schizzati alle stelle, aumentando
oltre il 500% anno su anno. Includendo chi è in cassa integrazione
e potrebbe finire presto in mobilità, Cgil ha calcolato la disoccupazione
reale in Italia intorno al 12%. Economisti, governo e parti sociali
sono comunque concordi: il sistema di welfare tiene. Ma che cosa significa
con precisione? Quali lavoratori vivono oggi una crisi ‘morbida’
e chi ha veramente subito la recessione? Le risorse pubbliche previste
per fronteggiare la crisi occupazionale ammontano a 13 miliardi di euro
in gran parte, però, in carico alle regioni che per fare cassa
hanno stornato ampie quote di risorse destinate alla formazione e provenienti
dal Fondo sociale europeo. ... |
| L'inchiesta |
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L'appropriazione dei beni mafiosi
di Giovanna Cracco Nel dicembre 2009, la legge finanziaria 2010 passa
alle Camere con l’ennesimo voto di fiducia. Tra disposizioni di
ogni tipo, diventa legge dello Stato anche il tanto discusso emendamento
2.3000 del senatore Maurizio Saia del Pdl, che prevede la vendita dei
beni immobili confiscati alla mafia qualora entro novanta giorni dal
provvedimento definitivo di confisca non siano stati destinati per finalità
di pubblico interesse. ... |
| Verità al tempo della moviola |
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Alibi Norimberga (6ª
parte) di Davide Pinardi Riprendiamo l’interrogativo della puntata precedente.
La questione, in estrema sintesi, era la seguente: i membri della Corte
di Norimberga avevano il diritto di ergersi a giudici in quel processo?
Quei giudici godevano di una qualche forma di legittimità morale
o etica per poter assurgere degnamente al ruolo tanto importante di
rappresentanti della Giustizia? O invece l’unica ed esclusiva
ragione della loro partecipazione a quel procedimento risiedeva nel
fatto di essere esponenti delle potenze vincitrici i cui interessi politici,
diplomatici e ideologici dovevano essere rigorosamente garantiti? Non
stiamo parlando di costoro quali singoli individui, come competenti
giuristi o come studiosi di diritto o come persone di alta cultura –
anche se forse ci sarebbe qualcosa da obiettare anche su questo piano,
come si è visto in precedenza – ma sul loro essere rappresentanti
ufficiali di poteri statuali. ... |
| Tony si perdona
di Davide Pinardi Cercando di apparire spigliato, il 29 gennaio scorso Tony spiega alla commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq riunita al Queen Elizabeth Centre, di non essere pentito: “Sono cosciente della responsabilità storica, ma non provo alcun rimorso”. Perché dovrebbe? In base alle informazioni di cui ero in possesso, afferma, ho agito correttamente... ... |
| A proposito di... |
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Tra la poesia e la storia
di Felice Bonalumi Jorge Luis Borges in uno scritto giovanile dal titolo
Ultraismo (ora in Il prisma e lo specchio. Testi ritrovati
1919-1929, Adelphi) afferma perentoriamente: “Trasportare
il linguaggio quotidiano nella letteratura è un errore. Si sa
che nella conversazione imbastiamo in qualche maniera i vocaboli tra
loro e che distribuiamo le cifre verbali con generosa imprecisione”.
L’assunzione delle parole del grande argentino come apertura di
queste righe vuole avere valore polemico, nel senso che credo sia proprio
la prosaicità del verso poetico il deficit della poesia italiana
del secondo Novecento. ... |
| Sotto i ri(f)lettori |
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Comunque, all'inizio erano tutti
contenti di Sabrina Campolongo Sozaboy. A novel in rotten English: questo
è il titolo scelto da Ken Saro-Wiwa per il suo romanzo, questo
il titolo con cui è uscito in lingua originale nel 1985. Originale
in doppia accezione, perché è davvero una lingua primigenia,
quel ‘rotten English’ forgiato dall’autore, come egli
stesso spiega nell’introduzione, amalgamando pidgin (pessimo
inglese usato originariamente per le transazioni commerciali tra cinesi
ed europei) nigeriano, inglese sgrammaticato e buon inglese. Nella versione
italiana, comparsa vent’anni dopo, il sottotitolo è stato
omesso, ed è rimasto solo Sozaboy. Il che potrebbe anche
avere un senso, dato che il riferimento alla lingua originale è,
per forza di cose, inapplicabile alla traduzione. Per analoghi motivi
si potrebbe anche pensare che non vi sia ragione di riflettere su quel
‘rotten English’ che Meme, protagonista di questo romanzo
di formazione, utilizza per raccontarci le sue avventure. ... |
| Le insolite note - critica musicale |
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Maria Pia De Vito & Songs From The Underground di Augusto Q. Bruni Se ci sono degli scrittori a cui mi piacerebbe assomigliare?
Come no? Bene: (dopo attento rimuginare) vorrei essere un condensato
tra Gadda, Borges, Manganelli e Beniamino Placido. Non sto a spiegarvi
in dettaglio il perché e il percome, ma sappiate che c’è
una cosa in cui (ancora) non riesco e che loro invece sapevano fare
meravigliosamente: interrogarsi in modo straordinario su fatti e fatterelli
della vita così come su destini cosmici prendendo assolutamente
tutto sul serio e assolutamente tutto nel suo contrario. A mo’
di tentativo potrei partire da una storiella di (fine) umorismo bolognese:
da quelle parti, come appresi, l’umorismo spesso eccelle nella
medietas, nella virtù cioè di mettersi nel mezzo
ed eliminare gli estremi – dopo averli accettati – solo
per il fatto che se ne fa malamente uso, meno spesso per semplice cattivo
gusto (di una donna bruttissima si dice per esempio: va bene essere
brutta, ma lei lì se ne approfitta). ... |
| Vocabolario storico |
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Riforme condivise di
Nicola Loda Il tema delle ‘riforme’, ancor meglio
se costituzionali, occupa un posto di rilievo nel dibattito politico
italiano ormai da una quindicina d’anni. Dai giorni del grande
spavento causato dall’inchiesta Mani Pulite, allorquando la classe
dirigente si è accorta del pericolo rappresentato da una magistratura
lasciata troppo libera di agire. Nasce quindi negli anni Novanta la
fame di riforme costituzionali, viste ormai come una necessità
da tutto l’arco parlamentare. ... |
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È uscito il numero 18
giugno / settembre 2010
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