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anno III, numero
15
dicembre 2009 - gennaio
2010
Edizioni
paginauno
formato: 21 x 30 - pagg.
64
prezzo: cartaceo 8,00 euro - PDF 4,00 euro
ISSN: 1971343600015
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In questo numero
L’ipocrisia di una manifestazione contro la censura
berlusconiana in un Paese in cui l'universo dell'informazione, in mano
ai grandi imprenditori, tace sulle malefatte dei suoi capitalisti; il
documentario-denuncia Oil, di Massimiliano Mazzotta: morte e inquinamento
intorno alla Saras della famiglia Moratti con la complicità
dello Stato e del silenzio di tivù e giornali; dietro le quinte
della Protezione civile: deroga straordinaria alle
leggi sugli appalti, milioni di euro da gestire e una short list riservata
di imprenditori amici; viaggio nel ‘terzo settore’,
dove le organizzazioni religiose spadroneggiano e impongono direttive
etiche tra sovvenzioni pubbliche, relazioni politiche e lottizzazione;
dalla Rerum novarum alla Caritas in veritate, la santa alleanza
tra Chiesa e capitalismo nata dalla lotta al socialismo
e rinsaldata da lucrosi affari e dall’impostura di un nuovo ‘capitalismo
etico’; il processo di Norimberga, lo scopo politico
dietro la costituzione di un'unica Corte per tre diverse fattispecie
di crimini; l’apartheid, invenzione fascista
e non sudafricana; la strumentalizzazione ideologica della parola ‘evoluzione’
nella teoria di Darwin. E ancora: musica – l'inesistenza
di fonti storiche per la ‘musica celtica’ – arte,
quando entra in un Centro di riabilitazione psichiatrica e diviene identità,
critica letteraria, recensioni e narrativa sociale.
Editoriale
Il brutto sogno di un
ipocrita
Immagina un Paese e ammetti che questo Paese sia l’Italia. Immagina
questo luogo da favola in cui il presidente del Consiglio non fa causa
a chi parla male di lui e in cui i giornalisti e gli editorialisti non
si macchiano di omertà per nascondere col silenzio le malefatte
dei ricchi proprietari dei giornali su cui scrivono (Walter G. Pozzi,
pag. 7). Una nazione in cui lo Stato non demanda la gestione dei propri
compiti sociali ai privati, permettendo loro di creare fondazioni, comunità,
associazioni ‘senza scopo di lucro’ e di rimpinguare i loro
forzieri, sfruttando gli ultimi anelli della catena sociale (Giorgio
Morale, pag. 26). Una nazione in cui i politici onorano la funzione
pubblica secondo codici morali diversi da quelli della corruzione, dell’incitamento
alla prostituzione e dell’assunzione di droghe (Felice Bonalumi,
pag. 31). Immagina che questo Paese sia un luogo felice, in cui nessun
politico convince il popolo del nord di essere nato in una terra mai
esistita e di aderire a una cultura inesistente; e immagina un Paese
in cui nessuno si beve simili scempiaggini (Augusto Q. Bruni, pag. 60);
un territorio incontaminato in cui prevenire un disastro naturale non
è ritenuto economicamente meno conveniente che lasciarlo accadere
e in cui la Protezione civile non diviene un immenso centro di distribuzione
di denaro e di appalti (Giovanna Baer, pag. 40). Una nazione in cui
la Chiesa non si allea con un potere che sfrutta l’uomo per poter
mantenere un dominio spirituale e non veste falsi panni morali criticando
nelle encicliche sociali quel sistema con cui sottobanco fa affari (Giovanna
Cracco, pag. 21). In cui la grande impresa non inquina con rifiuti tossici
il territorio, non disprezza la vita della povera gente e non sfrutta
i lavoratori (Walter G. Pozzi, pag. 16). Immagina di vivere in una società
di uomini che non pretendono di discendere dagli angeli invece che dalle
scimmie (Felice Accame, pag. 36); in un mondo in cui i vinti non processano
gli sconfitti con l’obiettivo di nascondere i propri crimini e
per accreditarsi come ‘i buoni’ e così dominare la
terra (Davide Pinardi, pag. 52); in cui il fascismo non inventa la segregazione
razziale chiamata apartheid ispirando il regime sudafricano (Nicola
Loda, pag. 65).
Immagina di vivere in un Paese così, in un mondo siffatto; di
vivere in pace, serenità e abbondanza come gli ipocriti insetti
della Favola delle api di Mandeville (pag. 10). Che cosa ne sarebbe
di giudici, di soldati, di poliziotti, dei preti, dei giornalisti privati
della cronaca nera? Chi avrebbe più convenienza a fare politica?
Cosa accadrebbe a chi guadagna con la sicurezza, ai criminologi, agli
scrittori di gialli, ai docenti di giurisprudenza, agli imprenditori,
ai servizi segreti? Come potrebbero governare i politici senza fare
leva sulla paura e sulla pancia della gente? Ma: non è che davvero,
senza ladri, criminali e assassini, il castello sociale finirebbe per
crollare?
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