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Numero 15, dicembre 2009 - gennaio 2010

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In questo numero:
l’ipocrisia di una manifestazione contro la censura berlusconiana in un Paese in cui l'universo dell'informazione, in mano ai grandi imprenditori, tace sulle malefatte dei suoi capitalisti; il documentario-denuncia Oil, di Massimiliano Mazzotta: morte e inquinamento intorno alla Saras della famiglia Moratti con la complicità dello Stato e del silenzio di tivù e giornali; dietro le quinte della Protezione civile: deroga straordinaria alle leggi sugli appalti, milioni di euro da gestire e una short list riservata di imprenditori amici; viaggio nel ‘terzo settore’, dove le organizzazioni religiose spadroneggiano e impongono direttive etiche tra sovvenzioni pubbliche, relazioni politiche e lottizzazione; dalla Rerum novarum alla Caritas in veritate, la santa alleanza tra Chiesa e capitalismo nata dalla lotta al socialismo e rinsaldata da lucrosi affari e dall’impostura di un nuovo ‘capitalismo etico’; il processo di Norimberga, lo scopo politico dietro la costituzione di un'unica Corte per tre diverse fattispecie di crimini; l’apartheid, invenzione fascista e non sudafricana; la strumentalizzazione ideologica della parola ‘evoluzione’ nella teoria di Darwin. E ancora: musica – l'inesistenza di fonti storiche per la ‘musica celtica’ – arte, quando entra in un Centro di riabilitazione psichiatrica e diviene identità, critica letteraria, recensioni e narrativa sociale.

Editoriale

Il brutto sogno di un ipocrita
Immagina un Paese e ammetti che questo Paese sia l’Italia. Immagina questo luogo da favola in cui il presidente del Consiglio non fa causa a chi parla male di lui e in cui i giornalisti e gli editorialisti non si macchiano di omertà per nascondere col silenzio le malefatte dei ricchi proprietari dei giornali su cui scrivono (Walter G. Pozzi, pag. 7). Una nazione in cui lo Stato non demanda la gestione dei propri compiti sociali ai privati, permettendo loro di creare fondazioni, comunità, associazioni ‘senza scopo di lucro’ e di rimpinguare i loro forzieri, sfruttando gli ultimi anelli della catena sociale (Giorgio Morale, pag. 26). Una nazione in cui i politici onorano la funzione pubblica secondo codici morali diversi da quelli della corruzione, dell’incitamento alla prostituzione e dell’assunzione di droghe (Felice Bonalumi, pag. 31). Immagina che questo Paese sia un luogo felice, in cui nessun politico convince il popolo del nord di essere nato in una terra mai esistita e di aderire a una cultura inesistente; e immagina un Paese in cui nessuno si beve simili scempiaggini (Augusto Q. Bruni, pag. 60); un territorio incontaminato in cui prevenire un disastro naturale non è ritenuto economicamente meno conveniente che lasciarlo accadere e in cui la Protezione civile non diviene un immenso centro di distribuzione di denaro e di appalti (Giovanna Baer, pag. 40). Una nazione in cui la Chiesa non si allea con un potere che sfrutta l’uomo per poter mantenere un dominio spirituale e non veste falsi panni morali criticando nelle encicliche sociali quel sistema con cui sottobanco fa affari (Giovanna Cracco, pag. 21). In cui la grande impresa non inquina con rifiuti tossici il territorio, non disprezza la vita della povera gente e non sfrutta i lavoratori (Walter G. Pozzi, pag. 16). Immagina di vivere in una società di uomini che non pretendono di discendere dagli angeli invece che dalle scimmie (Felice Accame, pag. 36); in un mondo in cui i vinti non processano gli sconfitti con l’obiettivo di nascondere i propri crimini e per accreditarsi come ‘i buoni’ e così dominare la terra (Davide Pinardi, pag. 52); in cui il fascismo non inventa la segregazione razziale chiamata apartheid ispirando il regime sudafricano (Nicola Loda, pag. 65).
Immagina di vivere in un Paese così, in un mondo siffatto; di vivere in pace, serenità e abbondanza come gli ipocriti insetti della Favola delle api di Mandeville (pag. 10). Che cosa ne sarebbe di giudici, di soldati, di poliziotti, dei preti, dei giornalisti privati della cronaca nera? Chi avrebbe più convenienza a fare politica? Cosa accadrebbe a chi guadagna con la sicurezza, ai criminologi, agli scrittori di gialli, ai docenti di giurisprudenza, agli imprenditori, ai servizi segreti? Come potrebbero governare i politici senza fare leva sulla paura e sulla pancia della gente? Ma: non è che davvero, senza ladri, criminali e assassini, il castello sociale finirebbe per crollare?

 

SOMMARIO

Nessuno ascolta
di Davide Corbetta

EDITORIALE
Il brutto sogno di un ipocrita

RESTITUZIONE PROSPETTICA
Censura e omertà

di Walter G. Pozzi

IL RACCONTO
La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù

di Bernard de Mandeville

POLEMOS
Petrolio!

di Walter G. Pozzi
Caritas in capitalismo: la dottrina sociale della Chiesa
di Giovanna Cracco
E tu chiamale Onlus
di Giorgio Morale
Dall'etica alla politica: una questione di prassi
di Felice Bonalumi
L'analisi dei significati nella teoria biologica dell'evoluzione
di Felice Accame

INCHIESTA
Poteri e appalti: l'altra Protezione civile
di Giovanna Baer

RACCONTI
Tashi delek!

di Elisabetta Pirro

VERITÀ AL TEMPO DELLA MOVIOLA
Alibi Norimberga
(4ª parte)
di Davide Pinardi

BUONE NUOVE
Milano, un lazzaretto permanente

(recensione de La città degli untori di Corrado Stajano)

di Giuseppe Ciarallo

IN LIBRERIA narrativa
Acasadidio,
Giorgio Morale (G. Cracco)
Il traditore, Liam O'Flaherty (Milton Rogas)
Un bell'avvenire, Marco Videtta (Milton Rogas)

IN LIBRERIA saggistica
La pulizia etnica della Palestina
, Ilan Pappe (G. Cracco)
Vaticano s.p.a., Gianluigi Nuzzi (F. Gallo)
Il Gotha di Cosa nostra, Piergiorgio Morosini (Milton Rogas)

LE INSOLITE NOTE
Celtico a chi?

di Augusto Q. Bruni

PAROLE SULLA TELA
Acrobazie#5: l'altra arte

di Chiara Carolei

VOCABOLARIO STORICO
Apartheid

di Nicola Loda

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È uscito il numero 16
febbraio / marzo 2010

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