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febbraio - marzo 2012
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| Verità
storica e periodizzazione: da quale anno partire per lo studio del
fenomeno del nazismo? |
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Se qualcuno vuole studiare
il nazismo, da quale anno deve partire? Tra le scelte sopra accennate, quella del ’19 (quella che io preferisco) è la meno comune negli storici contemporanei. E c’è un motivo molto forte che giustifica questa ‘rimozione’: analizzare il nazismo partendo da lì, dalle enormi umiliazioni imposte dalle potenze imperialiste vincitrici a una rivale che aveva aspirato a sua volta a un ruolo imperialista, ebbene, questo cambio di periodizzazione contribuirebbe a trasformare radicalmente la valutazione sul nostro ultimo secolo, modificando il giudizio sull’egemonia anglo-americana che, nel bene e nel male, continua a condizionare le nostre vite (scrivo mentre l’economia americana e non soltanto americana sta tracollando...). Se gli Alleati furono i liberatori dell’Europa dal giogo nazista (risultato peraltro ottenuto distruggendo metà delle città europee e sacrificando milioni e milioni di civili per risparmiare le proprie truppe...), l’affermarsi di una diversa analisi, di una differente ‘verità storica’, rammenterebbe però che, all’instaurarsi di quel giogo, essi avevano parecchio contribuito. E come hanno contribuito a quel giogo che poi hanno distrutto, hanno contribuito ad altri gioghi che invece difendono a spada tratta. La pace di Versailles fu infatti ingiusta e generatrice
di nuove guerre, come subito capì Keynes, giovane economista
allora membro della delegazione britannica. Il primo conflitto mondiale,
negli ultimi mesi combattuto anche sulla base dei punti della dichiarazione
di Wilson per la libertà delle nazionalità, si concluse
infatti con un radicale tentativo di disgregazione della nazione tedesca.
L’impero austriaco si polverizzò legittimando caoticamente
tutte le rivendicazioni delle sue varie etnie, con sanguinoso strascico
di guerre locali: quell’impero non era soltanto il regime cattolico
degli Asburgo ma anche uno Stato multinazionale che riusciva a far
convivere, bene o male, gruppi molto diversi tra loro. Quello tedesco
venne stravolto in seguito all’amputazione di sue parti essenziali.
Che senso aveva ingabbiare maggioranze relative tedesche in deboli
Paesi ai confini della Germania sconfitta? A che cosa avrebbe portato
scaricare l’intero costo della guerra (a cui si era giunti insieme,
per una convergente follia bellicista) solo sulla Germania, pretendendo
colossali danni di guerra, costruendo processi di colpevolizzazione
assolutamente infondati, umiliando lo sconfitto? Una domanda: si è mai indagato veramente sul sostegno occidentale a Hitler nei primi anni del regime? Sì. E i risultati sono davvero inquietanti. Ma le poche ricerche a riguardo sono rimaste nella cerchia ristretta di gruppi di professori non allineati, e l’opinione pubblica ne è praticamente all’oscuro. Oltretutto, essi sono stati spesso bollati come revisionisti: per questo, quando sento qualcuno definito con l’epiteto revisionista, mi interrogo non soltanto su di lui ma anche su chi formula l’accusa. Le responsabilità dei vincitori della prima
guerra mondiale calda ricordano molto quelle dei vincitori della prima
guerra mondiale fredda (altre ne seguiranno?): i vincitori (l’Occidente)
hanno cercato di fare a pezzi la potenza sconfitta, di marginalizzarla,
di impoverirla, di circondarla con Paesini propri vassalli che, confidando
nella protezione del ‘fratello forte’, continuano a punzecchiare
la grande sconfitta. Al tempo della Germania erano Cecoslovacchia,
Polonia, Austria; oggi, intorno alla Russia, sono i Paesi baltici,
l’Ucraina, la Georgia, eccettera. |