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Ai margini del castello

 

Marco Caselli e la graphic novel 'Metastasi'
di Manuel Pozzi
(febbraio 2012)

 

Marco Caselli è un fumettista emergente del panorama artistico italiano. Di recente, in una collaborazione a quattro mani con Tommaso Spugna Di Spigna, Simone Campisano e Paolo Cammello Valsecchi, ha partorito la graphic novel Metastasi, che è stata presentata al festival del fumetto di Lucca dal 28 ottobre al 2 novembre scorsi. Ci incontriamo in un bar di Milano per sentire cosa ha da dirci su questo progetto e sul campo artistico in generale.

Metastasi è un fumetto diviso in quattro storie (una per fumettista) legate da un unico filo conduttore: una presenza nera, via via sempre più pressante, ricopre il cielo e rende ingestibile e indigeribile la vita in città. Allora, Marco, come nasce questo progetto e che messaggio lancia? Perché il titolo Metastasi?

Un editore ci ha contattato la primavera scorsa dicendo che se avessimo avuto qualche autoproduzione in programma, avremmo potuto fare affidamento sul suo stand. Ipso Facto! La prima idea era di realizzare una rivista, ma poi ispirandoci a Four rooms, il film scritto e diretto a quattro mani da Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, si è pensato a un progetto a quattro mani. Ci siamo rinchiusi in una casa nella montagna Svizzera e l’idea pian piano è stata partorita. Era il periodo del post Fukushima, avvenimento che (inutile dirlo) ci aveva scosso molto. Soprattutto era stato interessante – perché al tempo stesso raccapricciante e tenero – osservare le reazioni che le persone del luogo avevano avuto a un evento di tale portata distruttiva. Il tema doveva perciò essere legato a una qualche catastrofe. Ci siamo quindi immaginati questa presenza nera, creatasi nel cielo, che via via diventa sempre più grande e si abbatte sulla città. Ognuno di noi ha stabilito cosa gli premesse raccontare (il prima, il durante e il dopo) e ci siamo messi all’opera. Il titolo è arrivato più tardi.
Questa nube nera si può intendere come una metastasi, in senso strettamente medico, dell’abbruttimento sociale della nostra umanità. Viviamo sommersi da situazioni che sono oramai divenute routine ma che, se ci si riflettesse bene, non si potrebbe che definire alienanti. Tutti sappiamo che la salute del pianeta è fortemente a rischio, lo sappiamo ma preferiamo che questi argomenti rimangano discorsi di circostanza, per non dover realmente affrontare la situazione. Sappiamo bene che vivere in una città dove lo smog gioca la parte del leone è pericoloso, ma abbiamo adottato la filosofia del “non te ne curar ma guarda e passa”. Questo è pericolosissimo e ci porta a non riflettere su quel che sarà e su quali saranno le conseguenze, forse catastrofiche, dei nostri atteggiamenti. E anche in ambito umano la situazione non è delle migliori. La gente nelle metropoli è frenetica e non si cura di altro se non della sua individualità. Cosa succederebbe se si verificasse una catastrofe di questo tipo? Quali sarebbero le dinamiche sociali che ne scaturirebbero? Come reagirebbe la gente?

Cosa c’è dietro la lavorazione di un fumetto? Ci sono vari filoni di pensiero nell’arte fumettistica?

In generale si propone un progetto di poche righe a un editore. Se interessa si passa a scrivere un soggetto vero e proprio, la sceneggiatura, lo studio dei personaggi e degli storyboard. Una volta ricevuto l’ok su quest’ultimo si procede con la costruzione vera e propria dell’opera. A volte il fumettista stesso è anche la persona che scrive i dialoghi e la storia, ma più spesso serve anche il lavoro di uno sceneggiatore. Nel nostro caso e nella nostra situazione di autoproduzione, ognuno faceva editing sul lavoro degli altri.
Più che di filoni di pensiero si può parlare di diatribe. Per quanto mi riguarda sono per l’apprezzare la qualità del fumetto, sia che si tratti di una ricercatissima graphic novel d’autore, sia che si tratti del più pop dei fumetti alla Dylan Dog. Non si può escludere la fumettistica pop a priori. Sta di fatto che più ci si addentra nel mondo della fumettistica e più si sorprendono squadrette scontrarsi nei vari blog sull’argomento. Tutto ciò è molto sterile. Faccio qualche esempio: non si può negare la qualità del lavoro di Berardi e Milazzo con una serie come Ken Parker, o le prime due stagioni di Ultimates di Mark Millar e Bryan (due esempi di serie regolari, anche se molto differenti tra loro). Di contro, come si possono trovare splendide graphic novel, andando dall’intramontabile Maus di Art Spiegelman alle opere del nostro connazionale Gipi, se ne possono trovare molte di qualità scadente.

La tua è la quarta storia di Metastasi. Descrive il mondo dopo la catastrofe attraverso la vicenda dei due personaggi principali, Adam ed Evan. Il primo è un premuroso medico che cerca di unire in modo utopico più gente possibile in una società ideale; il secondo è un uomo dal pugno di ferro che vede le cose nel modo più realistico possibile, basandosi sull’unico concetto applicabile in una situazione di questo tipo: la sopravvivenza. In sintesi, si è davanti a una civiltà che ha la unica e rara possibilità di ripartire da zero e decide comunque di fare gli stessi errori, piantando ancora le radici sbagliate. Perché? Che messaggio volevi lanciare?

Sicuramente un messaggio di poca speranza che riflette la mia mancanza di fiducia nel genere umano (ride). Adam è inizialmente un personaggio positivo che le dinamiche sociali portano sulla via della perdizione. Si scontra con Evan, le cui idee materiali hanno molta più presa sulla gente. C’è uno scontro tra un utopista e un materialista, due modi di affrontare la situazione completamente opposti. Senza rivelare il finale, lo scontro porterà in un’unica direzione, un’idea sopravviverà a scapito dell’altra.

Ogni artista ha la sua idea di che cosa l’arte dovrebbe essere. Spiegaci la tua.

È presentazione di sé. Il fumetto, la musica, la pittura e via così sono solo il mezzo tramite il quale l’artista esprime il suo background. Il mezzo e quello che ognuno vuole esprimere si influenzano sicuramente. L’arte è tutto ciò che, attraverso una persona con attitudini artistiche, instaura un meccanismo che porta a cambiamento e nuovo pensiero. L’arte deve affrontare la realtà, non rimanere fine a se stessa e a uso e consumo dell’ideatore. L’arte può anche uscire dalla sua definizione in senso stretto. Esagerando, si potrebbe ritenere arte tutto ciò che, partendo da basi per nulla artistiche, esce dallo schema per creare qualcosa di diverso e più significativo. Per esempio, il semplice istinto di procacciarsi il cibo che si evolve e si raffina divenendo nouvelle cuisine. Il sesso che esce dal semplice concetto di procreazione e diviene arte nel Kamasutra. Ovviamente bisogna distinguere tra arti minori e arti maggiori, ma penso che un ‘io’ artistico possa esistere in ognuno di noi.

 

Manuel Pozzi

 

Tommaso Spugna Di Spigna, Simone Campisano, Paolo Cammello Valsecchi, Marco Caselli
Metastasi

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