È uscito il numero
26
febbraio - marzo 2012
| Contenuti per tema |
| scontro politica e magistratura |
| osservatorio sulla mafia |
| economia criminale |
| privatizzazioni |
| la sinistra in Italia |
| lavoro e conflitto sociale |
| politica dell'immigrazione |
| rapporto Stato e Chiesa |
| rapporto cultura, informazione e potere |
| scuola e riforma scolastica |
| politica medioriente |
| Il progetto Paginauno |
|
la
scuola |
| Iniziative |
| controracconto 2009 |
| controracconto 2008 |
| controracconto 2007 |
| Comunicazione |
| newsletter |
| la stampa |
| link |
| contatti |
| area riservata |
musica e arte
Ai margini del castello
Giovanna Baer
Giovanna Cracco
E se il mostro
fosse innocente?
libro-inchiesta
John Wainwright
Stato di fermo
narrativa
Giuseppe Ciarallo
DanteSka
satira politica
Walter G. Pozzi
Altri destini
narrativa
Davide Pinardi
Narrare
critica letteraria
Il contenuto di questo sito
è coperto da
Licenza
Creative Commons
|
A proposito
di... |
| Copertine in evoluzione
asetticizzante di Felice Accame |
|
Le quattro
edizioni de Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi |
| Quattro copertine costituiscono una serie, che, volente o nolente,
evolve nel tempo della cultura e della cosiddetta Cultura. Ciascuna,
in quanto paratesto, rappresenta il testo e, soprattutto, la percezione
che qualcuno – qualcuno che ha il potere di deciderne la rappresentazione
– ne ha.
1957. I tre maschi in atteggiamento di ascolto riflessivo, due a un dito solo sulla guancia – uno solo affinché l’assortezza del volto non ne venga oscurata – uno con dito nel naso, sono la rappresentazione del lavoro culturale durante la sua esecuzione. Corrisponde perfettamente alla critica politica che Bianciardi fa della Cultura alta. Non c’è solo sbeffeggiamento, c’è denuncia della liturgicità (1).
1964. Le cicche di sigaretta e la
biro appoggiatasul posacenere ricolmo sono la rappresentazione dell’esito
del lavoro culturale medesimo.
1974. La macchina da scrivere che si riproduce rappresenta già una riduzione alla autoricorsività – tema in auge nei circuiti culturali dell’epoca. Ho l’impressione che si tratti di un impoverimento dei contenuti critici: l’autoricorsività è una conseguenza – non la premessa – delle viltà di fondo e della subordinazione al potere.
(1) che il dito nel naso possa
far parte non solo di liturgie laiche, ma anche di pratiche religiose
ben consolidate è testimoniato dalla penosa quanto durevole
vicenda di Montano e della sua eresia. Leggi anche: Luciano
Bianciardi: matrici culturali e politiche |