È uscito il numero
26
febbraio - marzo 2012
| Contenuti per tema |
| scontro politica e magistratura |
| osservatorio sulla mafia |
| economia criminale |
| privatizzazioni |
| la sinistra in Italia |
| lavoro e conflitto sociale |
| politica dell'immigrazione |
| rapporto Stato e Chiesa |
| rapporto cultura, informazione e potere |
| scuola e riforma scolastica |
| politica medioriente |
| Il progetto Paginauno |
|
la
scuola |
| Iniziative |
| controracconto 2009 |
| controracconto 2008 |
| controracconto 2007 |
| Comunicazione |
| newsletter |
| la stampa |
| link |
| contatti |
| area riservata |
musica e arte
Ai margini del castello
Giovanna Baer
Giovanna Cracco
E se il mostro
fosse innocente?
libro-inchiesta
John Wainwright
Stato di fermo
narrativa
Giuseppe Ciarallo
DanteSka
satira politica
Walter G. Pozzi
Altri destini
narrativa
Davide Pinardi
Narrare
critica letteraria
Il contenuto di questo sito
è coperto da
Licenza
Creative Commons
|
Pagine invisibili |
| La rivolta dei malfattori di Giuseppe Ciarallo |
| La rivolta
nel Matese del 1877 nelle pagine de 'Gli internazionalisti', Pier
Carlo Masini, edizioni L'Avanti!, 1958 |
|
Che la storia venga
immancabilmente scritta dai vincitori, è cosa ormai assodata
e ampiamente condivisa (confuso sembra però essere il concetto
di vincitori e vinti, in un’epoca in cui gli sconfitti di ieri
tornano a reclamare uno spazio e una dignità già negati
loro dalla storia). Altri episodi, invece, sono stati taciuti e col
passare del tempo, gettati nel dimenticatoio. Uno per tutti, il tentativo
di un gruppo di rivoluzionari – messo in atto nel 1877 tra i
monti del Matese – di far scoccare la scintilla della rivolta
tra i contadini della zona, fondando una repubblica anarchica. C’è più di un pregio, nell’opera di Pier Carlo Masini, il quale non si limita a ripescare un episodio importante della storia del movimento operaio, ma lo rivisita criticamente anche in aperto contrasto con gli storici del dopoguerra, unanimemente allineati alle direttive del Pci. Togliatti aveva così dipinto, in maniera sprezzante, i moti del Matese: “In Italia il bakunismo (sic!) aveva avuto occasione di dare solo qualche prova di sé, e la prova fu miserevole: disordinati, irresponsabili tentativi di rivolta di contadini e di braccianti, condannati a finire nel nulla, capaci soltanto di mostrare la vanità della tattica anarchica dei colpi di mano”. Questa impietosa analisi non fa che evidenziare
quella che sarà sempre alla base della distanza teorica e pratica
tra comunisti e anarchici. I primi, graniticamente legati all’idea
del Partito come fulcro di qualsiasi azione di lotta, i secondi invece
inclini al totale rifiuto di qualsiasi tipo di organizzazione rigida,
di gerarchia e quindi di potere. Masini, invece, vede in quel gruppo di uomini, in
quel movimento seppur ‘arretrato’ e confuso, un’avanguardia
coraggiosa e illuminata capace di indicare al popolo la via della
riscossa e del socialismo. Non solo, nella prefazione l’autore
denuncia anche l’equivoco innescato da certa critica di matrice
comunista, che imputava i fatti del ’77 a Bakunin e alle idee
da lui propagandate. Masini molto acutamente osserva che azioni come
i moti del Matese sono invece insite nella tradizione tutta italiana
delle imprese risorgimentali di stampo mazziniano, e che Bakunin polemizzò
apertamente contro queste tattiche esortando sempre i propri seguaci
ad azioni di massa anziché a piccole congiure o a iniziative
individuali e settarie.
Gli internazionalisti, Pier Carlo Masini, Edizioni L’Avanti!, 1958
Leggi altri articoli sul tema rapporto tra cultura, informazione e potere |