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aprile - maggio 2012
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Inchiesta |
| La Lega degli affari: il
federalismo all'italiana di Giovanna Baer |
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Voluto
e progettato al sorgere della seconda Repubblica, lungi dal fare risparmiare
soldi ai contribuenti italiani, il federalismo appare sempre più
la formula idonea a preservare la commistione maleodorante fra affari
e politica e gli interessi del capitalismo feudale delle élite
economiche |
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Il fatto Interpellati nelle trasmissioni televisive di approfondimento e sulla stampa, gli economisti appaiono piuttosto confusi. Sì, è possibile che una repubblica federalista permetta di risparmiare qualcosa, almeno sulla carta, ma certo non nel prossimo futuro, dove anzi i cambiamenti organizzativi collegati all’attuazione della nuova legge porteranno inevitabili costi aggiuntivi. Ne è certo l’Economist: “Ogni forma di decentramento rischia di far aumentare, almeno nell’immediato, la spesa pubblica del Paese”. E questo allontanerebbe l’Italia dall’Unione europea, sempre più orientata verso una stretta sui conti pubblici dei Paesi membri, alla luce della crisi dei debiti sovrani che ha colpito il Vecchio continente. Il clima politico generale, al contrario, pare improntato a un sospetto ottimismo: anche senza il sostegno dei numeri, nessuno, a parte i soliti comunisti ormai extraparlamentari, ha intenzione di schierarsi contro la riforma. Di Pietro dichiara anzi ai microfoni che il merito della nuova legge non può essere attribuito alla sola maggioranza, e Violante (a nome di tutto il Pd) esprime così il suo sostegno: «Bisognerà leggere bene il testo, ma la garanzia che sostanzialmente funziona è il fatto che regioni e comuni abbiano dato un via libera di massima. Ci sono senz’altro le condizioni per lavorare insieme alla maggioranza. Spero che ci sia una convergenza in Parlamento e credo che sia nell’interesse di tutti che questo testo venga approvato da una larghissima maggioranza». Ma davvero il fatto che piaccia e regioni e comuni (in qualche modo i beneficiari della riforma), è un’adeguata garanzia della sua bontà intrinseca? E come mai il federalismo, al suo apparire sulla scena politica osteggiato e criticato dalla quasi totalità degli schieramenti (e con ottimi argomenti), è diventato nel giro di due decenni la pietra miliare della Costituzione del futuro? È evidente che il successo elettorale della Lega Nord non basta a spiegare il fenomeno: per quanto il suo potere contrattuale sia cresciuto negli anni, senza l’appoggio non solo degli alleati (anche di quelli tradizionalmente lontani dalle sue posizioni, come l’ex Alleanza nazionale) ma di tutta la sinistra riformista (almeno dalla Bicamerale in poi), il federalismo sarebbe rimasto lettera morta. Invece è diventato rapidamente la terra promessa di tutto l’arco parlamentare. Per quale ragione? L’antefatto
Conseguenze di una riforma Una cifra che fa apparire addirittura morigerato
Roberto Formigoni con i suoi 345.000 euro (quattro volte le spese
di Kohler), che sono aumentati tuttavia del 67 per cento in cinque
anni (dal 1999). Ma la regione Lombardia vanta un altro record, quello
relativo alle proprietà immobiliari, iscritte a inventario
nel 2005 per 972 milioni di euro e gestite in modo a dir poco bizzarro:
una tenuta a Valvestino (Brescia) di 382 ettari affittata per 33 euro
all’anno; un fabbricato adibito a mensa-foresteria a Curno (Bergamo),
per 12,7 euro al mese; un terreno di 156 ettari a Monterone (Lecco),
308 euro al mese; un ufficio da 120 mq. a Voghera, 176 euro al mese;
un edificio di 690 mq. del valore di oltre un milione di euro a Canzo
(Como), 473 euro al mese: affitti da edilizia popolare, non c’è
che dire, ma chi saranno i beneficiari di tanta munificenza? E mentre Brunetta tuona contro la crescita numerica
e l’indolenza dei dipendenti ministeriali (i soli a quanto pare
a potersi considerare lavoratori pubblici), i dipendenti regionali
si moltiplicano. Nel 1986, sempre in Lombardia, l’assemblea
regionale aveva 200 dipendenti, oggi ne ha 320 più un altro
centinaio che dipendono dai gruppi politici, ma non solo: nel 1989
lo staff presidenziale non raggiungeva i 100 dipendenti, oggi si aggirano
intorno ai 1.300.
Nel complesso, in Italia, la media è di un
dipendente regionale ogni 717 abitanti, e per quanto riguarda le province
i numeri non migliorano (vedi box).
Consulenti all’assalto Detto per inciso, le bizzarre consulenze non sono caratteristiche solo degli enti locali e dei politici da Prima repubblica: ne fanno uso anche lo Stato centrale e chi urla ‘Roma ladrona’. Roberto Castelli, appena nominato ministro della Giustizia, decise che gli serviva un vero esperto di edilizia carceraria, e lo individuò in Giuseppe Magni, un amico leghista, ex sindaco di Calco, vicino a Lecco. Giuseppe Magni, già artigiano metalmeccanico specializzato in fili da saldatura, è grossista alla Seamar, ditta attiva nel commercio di prodotti ittici vivi, freschi, congelati e surgelati, oltre a essere deputato per la provincia di Lecco al parlamento di Chignolo Po (l’assemblea leghista). Quali sono le sue competenze nell’edilizia carceraria? Nessuna, come dichiara candidamente il diretto interessato: «Ho detto al ministro che di carceri non ne so niente. Mi ha risposto che comunque avrei fatto dieci volte meglio del mio predecessore». Fatto sta che il guardasigilli gli ha rinnovato il contratto per sette volte consecutive, per un totale di quasi 200.000 euro, finché la Corte dei Conti ha condannato Castelli a risarcire allo Stato, vista “l’eclatante illegittimità e illiceità del suo comportamento”, il 50 per cento di quanto pagato all’amico ex grossista di pesce. Sono proprio le sentenze della Corte dei Conte a
dare un’idea delle dimensioni economiche di queste imprescindibili
collaborazioni: il procuratore regionale del Lazio, Luigi Maria Ribaldo,
rivela che dei 166 atti di citazione per danno erariale emessi dal
suo ufficio nel 2007, 20 riguardavano consulenze illegittime, per
un totale di 1.600.000 euro. Ambasciator non porta pena E non sono solo le regioni ad alto tasso di produttività a sentire la necessità di qualche ‘ambasciata’: il Molise (320.000 abitanti), oltre alle due (due!) sedi romane si è comprato un bell’ufficio a Bruxelles per la modica cifra di 1.600.000 euro (così risparmia sull’affitto), e la piccola regione Marche ha ben nove basi all’estero, fra cui quattro in Cina e una in India. L’Emilia Romagna ha cinque uffici oltralpe, il Friuli ne ha tre, la Valle D’Aosta due, e la Puglia uno (in Albania, ovviamente!). Che l’utilità di questi presìdi sia quantomeno dubbia è certo: a cosa serve al Veneto un ufficio a Porto Rico o in Vietnam? E al Piemonte uno nella Cuba sotto embargo? E alla Lombardia uno in Perù? Più che favorire il commercio con l’estero o gli accordi internazionali sembrano destinazioni adatte a viaggi premio per dipendenti annoiati, o a costituire ‘poltrone aggiuntive’ per i soliti noti. Ma tant’è, di qualche ambasciata regionale i governatori non possono proprio fare a meno. Federalismo s.p.a. Secondo la ricerca, effettuata sulla base delle informazioni
contenute nelle banche dati societarie, Roberto Formigoni può
contare su un pacchetto di 69 partecipazioni: 16 di primo livello,
cioè in aziende controllate direttamente dalla regione (212
milioni di euro), 23 di secondo livello, e 30 dei livelli successivi.
Si va dalle Ferrovie Nord Milano al Parco di Monza, da Lombardia Informatica
al gruppo Fiera di Milano (che conta 13 aziende), per arrivare a Finlombarda,
una holding che possiede una società per la gestione del risparmio
e una fantomatica Agenzia per la Cina: in totale 33 poltrone in consigli
di amministrazione. Secondo i tecnici del Tesoro, la galassia delle società partecipate daglienti locali conta ormai migliaia di società e frutta nel complesso intorno alle 38.000 poltrone. Dedicate, come al solito, ad amici e parenti, utilizzate come merce di scambio, o addirittura destinate ad alimentare quello che Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella definiscono “il riciclo dei trombati”. Claudio Regis, di Biella, è una persona sveglia
e un elettricista provetto, tanto che in gioventù si è
guadagnato il soprannome di Valvola. All’arrivo della Lega Nord
si è scoperto una grandissima fede in Alberto da Giussano,
fede che lo porterà in consiglio comunale prima e a Palazzo
Madama poi. Nel suo curriculum senatoriale ha scritto di essere “laureato
in ingegneria e imprenditore. Ha studiato all’Ecole Polytechnique.
Presidente di una società operante nel settore dell’aerospaziale.
Esperto di relazioni internazionali”. Mancata la riconferma
al Senato, il nostro Valvola non si è perso d’animo:
una volta che sei nel giro giusto, una poltrona la trovi sempre. E
infatti ha conservato, in attesa del suo successore, il ruolo di responsabile
alla delegazione italiana alla Nato finché il sindaco di Milano
Letizia Moratti lo ha chiamato a sedere nel consiglio di amministrazione
dell’Enea, l’ente per le nuove tecnologie, l’energia
e l’ambiente. Dopo aver firmato come “Claudio Regis, ingegnere
Enea” l’articolo Idrogeno fonte di energia, realtà
o mito, ed essere stato promosso da Silvio Berlusconi vice commissario
all’ente, Valvola si è forse montato la testa e ha commesso
un passo falso. Ha dato del somaro al premio Nobel Rubbia: «Nessuno
mette in discussione la sua competenza sulle particelle, ma quando
si parla di ingegneria è un sonoro incompetente». Conclusioni Di certo, a oggi, c’è solo che il federalismo legislativo ha fatto lievitare i costi della spesa pubblica, che invece di essere orientata a una perequazione della ricchezza e al mantenimento di uno Stato sociale è finita nelle mani dei soliti noti – parenti, compagni di partito, imprenditori amici – e sempre più peserà come moneta di scambio per un voto regionale che vedrà aumentare la propria importanza. Liberato anche dalla necessità di contrattare con lo Stato centrale l’entità dei trasferimenti grazie all’approvazione del federalismo fiscale, lo strapotere degli enti locali non avrà più nessun argine. È ancora un enigma il calcolo e il valore di quella ‘spesa standard’ che dovrebbe sostituire la ‘spesa storica’, ma se è vero che i frutti non cadono mai lontani dal ramo, ci aspettano tempi bui.
Leggi anche: La
banda del buco: il fallimento della Zincar, Giovanna
Baer, Paginauno n. 14/2009 Debito
pubblico, fra tangenti e privatizzazioni
di Giovanna Cracco, ottobre 2009
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