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dicembre 2011- gennaio 2012
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Le insolite
note |
| Boris Kovac & Ladaaba
Orchest di Augusto Q. Bruni |
| Il film
2012, una profezia Maya che non esiste e la musica apocalittica di
Boris Kovac |
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Veridicità scientifica a parte, questo è il più incredibile tentativo mai fatto per salvare capra, cavolo e lupo in un’unica soluzione. Si capisce infatti che tutti i Paesi del G20 sono coinvolti in una partecipazione corale per trovare la soluzione alla catastrofe planetaria, e che hanno anche dovuto prendere decisioni scomode, ma questa è la fine del mondo, baby. Al protagonista viene detto che assieme alle specie animali i genetisti hanno selezionato i migliori esemplari umani per ripopolare il pianeta dopo la catastrofe. Peccato ci siano in giro più emiri e harem, più miliardari e concubine, che stalloni e giovenche umane di ogni latitudine. Il protagonista obietta, giustamente incavolato. La risposta che ottiene è che i miliardi di ‘quelli lì’ sono serviti a costruire le Arche, sicché loro non possono di certo restarne fuori. La manovalanza e i tecnici costruttori sono in larga
parte cinesi: un bell’omaggio ai nuovi partner del G20 o se
vi piace di più al G2 Cina-Usa. Politically correct, le Arche
sono assemblate in Tibet, tibetani sono coloro che consentono al nostro
eroe di salvare se stesso e famiglia, tibetano è il co-eroe,
che però si fa male assai mentre il nostro paladino fa scintille
e ha una resistenza sott’acqua che Maiorca è nulla al
confronto (cronometrati quasi tre minuti). Russi ed europei (per bocca
di quella che nella realtà dovrebbe essere Angela Merkel) fanno
la parte nobile di coloro che decidono di imbarcare anche le maestranze
che hanno costruito l’Arca e che il cattivo e cinico capo americano
vorrebbe tenere fuori. Grazie a Dio (c’è una giustizia
anche nelle catastrofi) il capo di Stato italiano soccombe pregando
insieme alla sua famiglia, al papa e a tutti i cardinali e a tutti
i beghini nazionali, quando San Pietro e la Cappella Sistina crollano
spettacolarmente (come italiani facciamo per l’ennesima volta
la figura dei pirla, ma almeno alcuni personaggi non popoleranno il
futuro del mondo…). Nel finale le tre Arche (ovvio l’accostamento
con le tre caravelle di Colombo) dirigono verso l’Africa, emersa
un bel po’ di metri sul pelo dell’acqua, e così
la vita torna da dove era cominciata secoli e secoli fa. Il regista
salva dunque capra cavolo e lupo in un colpo solo, col bonus del papa
e Berlusconi fatti fuori e la strizzatina d’occhio ad Angela
Merkel (Emmerich, se non si fosse capito dal cognome, è tedesco
di Stuttgart). 2. E adesso aspettiamoci la crescita esponenziale
di millenaristi d’ogni razza e colore sino al 21 dicembre 2012.
Già ci siamo sorbiti e sorbettati la paranoia per il 2000,
ora vengono tirate fuori le profezie degli incolpevoli Maya. Voglio
dire due cose: 3. Boris Kovac, coltissimo autore di musica classica contemporanea altamente spirituale, musiche da balletto, folklore balkanico riarrangiato, nato a Novi Sad in Vojvodina (Serbia) nel 1955, conferma l’idea che se per caso fosse rimasta al mondo solo una notte stellata da vivere prima dell’apocalisse annunciata per l’indomani, ebbene il mondo si meriterebbe la musica della sua La Danza Apocalypsa Balkanica, abbreviato in LaDaABa Orchest. E se per altrettanto puro caso qualcuno sopravvivesse alla fine del suddetto mondo, ebbene il mondo si meriterebbe ancora una volta la stessa orchestra e musica composta per l’occasione. La formula musicale, in entrambi i cd, rimanda alla musica da ballo nella forma del sensuale tango, che sopravvive solo come ritmica 4/4 assieme al cha-cha-cha, arrangiato per sestetto acustico. Il resto è folklore gitano, serbo, ungherese, romeno, bulgaro, pan-balkanico, insieme a Fellini e Tom Waits con una spruzzata di cabaret viennese o berlinese. Così è l’antica regione chiamata Pannonia, venti etnie diverse e l’impossibilità di distinguere bene l’una dall’altra: e così purtroppo Kovac, come molti altri, se n’è dovuto andare via all’inizio della guerra, e quando i bombardieri della Nato hanno chirurgicamente colpito il ponte di Novi Sad, è venuta l’ispirazione per quest’opera, nata espressamente per esorcizzare la follia del conflitto. Languore da cabaret e noncuranza della fine, nel primo disco; stralunata incredulità di sopravvissuti nel secondo. Se gli sloveni Laibach, con The Occupied Europe Nato Tour lanciavano una cruda provocazione/avvertimento, solo un musicista come Boris Kovac, alieno dalla follia di criminali nazionalisti come Milosevic e il degno alleato psichiatra Karadzic, poteva riuscire a sbeffeggiare la morte celebrando ancora una volta la bellezza della danza e della musica. Da tenere in scaffale alla voce ‘mondi possibili’.
Boris Kovac & Ladaaba Orchest |